Federica Caridi

Federica Caridi


“Buongiorno, mi chiamo Federica...”
Una email ricevuta senza preavviso con una bella storia da raccontare.

“Buongiorno, mi chiamo Federica, è parecchio tempo che pensavo di scrivervi, non so nemmeno se ho scelto l’indirizzo giusto. Nel 1989 sono stata ricoverata presso l’ospedale infantile Regina Margherita con la diagnosi di leucemia linfoblastica acuta, ho fatto parecchi cicli di chemioterapia, ho ricordi vaghi visto la mia giovane età (3 anni e mezzo), ma con l’aiuto dei medici, l’appoggio dei miei genitori e il vostro sostegno, ne sono uscita alla grande! Ora ho 32 anni e sto bene, vi ho scritto non solo perché non ho mai avuto l’occasione di ringraziarvi ma anche perché questa lettera la possa leggere qualche mamma al proprio bambino, per far capire che anche davanti a un enorme ostacolo noi abbiamo la possibilità di farcela e non dobbiamo mai smettere di credere (…) Nonostante avessi solo 3 anni e mezzo e i ricordi sono offuscati, ricordo ancora quando un giorno per il mio compleanno mi avete portato in una stanza, piena di giochi e scelsi una piccola bicicletta rossa. A me e alla mia famiglia avete regalato molti sorrisi e un enorme appoggio e io non posso far altro che ringraziarvi e stimarvi per quello che fate ogni giorno.”
La testimonianza di questo numero inizia così, con una mail inaspettata da parte di Federica Caridi, ex paziente UGI che ha deciso di contattarci per renderci partecipi della sua vittoria della vita contro la malattia.
Federica ha 32 anni ed ormai è una donna che ha raggiunto tutti i suoi obiettivi; sono passati quasi 30 anni da quando è stata una “bambina Ugi” ma la memoria delle emozioni le fa ricordare i momenti felici passati con noi, nonostante il ricovero in ospedale. L’abbiamo incontrata per farci raccontare di sé e della sua vita: “La mia malattia inizia nel 1989 quando, a tre anni, mi diagnosticarono una leucemia linfoblastica acuta; il mio primo ricovero è stato a settembre facendo la chemioterapia e con mantenimento per 2 anni. Il mio ultimo prelievo non era andato così bene e mio fratello era pronto a donarmi il midollo osseo; all’improvviso i miei esami cambiarono e io non ebbi più bisogno di fare il trapianto.
A seguire facevo controlli quotidiani e con il passare del tempo le date dei controlli iniziarono ad essere sempre meno frequenti. Ho ripreso la mia vita in mano, ho ricominciato a frequentare la scuola, poi crescendo ho fatto diversi sport come nuoto, baseball, basket, thai box e palestra… non mi sono fermata davanti a nulla! A 16 anni entrai nella Croce Rossa di Alessandria, nel gruppo Pionieri, e a 18 ne diventai Ispettrice, per poi seguire il 118 come volontaria per 10 anni.
Attualmente sono responsabile di un punto di ristorazione in un centro commerciale in provincia di Alessandria, era quello che volevo fare da sempre e adesso so che non bisogna mai rinunciare ai propri obiettivi. Non ho mai visto quello che mi è successo come una debolezza, anzi è stata una forza. Anche quando pensiamo di non potercela fare, di essere diversi, di sentirci costretti a rinunciare a qualcosa a causa della nostra malattia, ci sbagliamo! La forza mentale è molto piú potente della nostra forza fisica, non bisogna arrendersi, mai!
Tante volte ci si può sentire incompresi, perchè se non si vive in prima persona non ci si rende conto delle difficoltà, ma nonostante io fossi molto giovane, ricordo dei particolari… ricordo che nonostante siamo circondati da un dolore immenso, ci sono dei caldi sorrisi attorno a noi, la nostra famiglia. Non importa quale sia la nostra religione o la nostra fede ma non bisogna mai smettere di credere. La famiglia Ugi mi ha aiutato molto, ma soprattutto ha aiutato i miei genitori, che in voi hanno trovato un supporto morale e anche un aiuto materiale per districarsi nella quotidianità che viene stravolta dalla malattia del proprio figlio. Queste situazioni possono capitare in qualsiasi momento della nostra vita, interrompendola bruscamente, e pensiamo di essere precipitati in un baratro ma non è così, io sono la prova vivente che si guarisce, si riprende la propria vita e si va avanti ma non bisogna mai arrendersi come spero che non lo facciate nemmeno voi.” Dopo queste parole di fiducia, Federica dice che ci verrà presto a trovare per testimoniare di persona le sue vittorie e i suoi traguardi raggiunti, soprattutto perché, come ci dice lei: “nessuno dovrebbe affrontare da solo un momento tanto difficile come la malattia di un bambino e Ugi è la prova che la forza di tante persone creano una spinta verso la guarigione”.

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