IL CIBO È CASA MIA Si fa presto a dire...

IL CIBO È CASA MIA


Si fa presto a dire accoglienza!
Si fa presto a dire: “prego, si accomodi e faccia come se fosse
a casa sua!”
Il bello inizia proprio lì, in quell’istante in cui la stretta di mano è data e inizia il “fare come si fosse a casa propria”. Certo, perché a casa mia mangio quando mi pare, quello che mi pare e come mi pare. So dove sono gli ingredienti, so come cucinarli, so dove trovarli. Hanno quel gusto e quel profumo speciali che solo e soltanto lì possono avere.
Ma qui siamo a chilometri e chilometri di distanza, il basilico non è quello, la terra ha un altro profumo, l’acqua scorre diversamente… E poi le mani che creano, che mi procurano il cibo, il mio nutrimento, sono mani stanche, incerte, che non sanno bene come muoversi.

Qui è tutto diverso! Sento la gente che va e viene, che si occupa anche di me, ma io non sono di qui, io non posso far finta che tutto sia come sempre perché non lo è.

Il cibo. Il mio cibo, quello che mi identifica e che fa capire alla gente da dove vengo e dove vivo. Le mie specialità che contraddistinguono i giorni di festa, che segnano gli appuntamenti: un compleanno, una promozione, una commemorazione, il riposo, la mia fede, il rispetto del tempo, tutta la mia vita.

I volontari fanno l’impossibile per adeguarsi, per cercare di ricreare al meglio quel po’ di intimità e di famigliarità che a noi, famiglie che veniamo da lontano, manca tanto! Arriviamo spaesati, spaventati, con un carico di dolore e di incertezze che non immaginate nemmeno. Arriviamo privi della nostra quotidianità, di quella che voi chiamate con tanta naturalezza “Normalità” e cerchiamo di stare a galla per non cedere di un passo allo sconforto. E allora ritrovare un profumo, un gusto, una consistenza di casa nostra ci apre il cuore, ci fa anche piangere, ma sono lacrime consolatorie. La mia focaccia, la mia zuppa, il mio cibo preferito. Se riesco a mettere in moto la fantasia vedo i miei panorami, quelli oltre la finestra di camera di mio figlio che ora guarda la collina torinese chissà con quali pensieri in testa.

Ecco il perché del progetto “Il cibo è casa mia”! Perché sappiamo cosa accade, perché se toccasse a noi andare lontano per una guarigione agognata ci mancherebbe tutto questo! Ai grandi il vino buono, ai piccoli le merende con gli amici, il “piatto forte” della mamma o della nonna.

Ricreare e restituire un po’ di famigliarità è il minimo che si possa fare per queste famiglie che si ritrovano catapultate in un paese straniero, magari anche un po’ presuntuoso perché più avanzato, altero anche se accogliente e disponibile. Il cibo è casa vostra care famiglie! E noi abbiamo molto da imparare da voi! Anche solo una piccola ricetta consolatoria che ci racconti di voi, del vostro paese e delle vostre tradizioni.



ECCO ALCUNE RICETTE DELLE NOSTRE MAMME


 

PERSHESH ME BUKE MISRI (Albania)


INGREDIENTI

1 kg di tacchino
1 kg di
farina
1 cucchiaio di bicarbonato di sodio
2 cucchiai di sale
150 gr.
di menta
2 cipolle
4 cucchiai di olio di oliva
1 presa di pepe nero
400 gr.
di noci
2 bicchieri di vino bianco
2 limoni
100 gr.
di burro
600 millilitri di brodo vegetale


 

PREPARAZIONE

Mescolate farina, sale, bicarbonato e iniziate e montare l’impasto. Aggiungete un filo d’acqua tiepida fino ad amalgamare il tutto. Quindi imburrate e infarinate una teglia e versatevi l’impasto. Infornate a 200° per 30-40 minuti. Spegnete il forno e lasciate che si riposi. Preparate il tacchino. Volendo, lo potete farcire a piacere oppure, semplicemente con mele e limone, cosi il petto rimarrà morbido; salatelo sia fuori che dentro e pepatelo. Quindi, spalmatelo con tanto burro a temperatura ambiente. Aggiungete anche un po’ di olio d’oliva, così il burro non si brucerà subito, poi il vino e il succo di un limone, quindi infornate a 180° per 30-40 minuti, bagnando ogni tanto con il brodo vegetale e il suo grasso finché prenda un bel colore. Poi abbassate il forno a 140°, coprite il tacchino con la stagnola e lasciate che si cuocia per circa 2 ore, sempre bagnando ogni 20-30 minuti. Poco prima del termine della cottura, togliete la stagnola e alzate a 200° il forno così rosolerà ancora un po’. Nel frattempo procedete con il resto della preparazione del Përshesh. Spezzate con le mani il pane Kulaç. Tritate molto finemente le cipolle. Prendete un po’ del grasso del tacchino, fatelo scaldare in una pentola capiente, aggiungete la cipolla, quando diventa trasparente aggiungete il pane spezzato, tostatelo per qualche minuto, aggiungete la menta fresca tritata. Quindi, prendete tutto il grasso del tacchino insieme al liquido e aggiungete un mestolo alla volta e mescolate. Per 1 kg di pane saranno necessari circa 4-5 mestoli per completare la cottura. Se il liquido non è sufficiente, lo potete allungare con del brodo vegetale caldo. Sarà pronto quando il pane diventerà morbido e soffice. Aggiungete le noci sgusciate e mescolate. Dopo 10 minuti spegnete il forno, cospargete ancora con della menta e lasciate riposare per 30 minuti. Servitelo caldo.


-------


PAPANASI FRITTI (Romania)

 

INGREDIENTI

500 gr. di tomini piemontesi freschi
100
gr. di zucchero
2 uova
250 gr.
di farina
Buccia di limone
Olio per
frittura
1/2 cucchiaino di lievito per dolci
Panna acida e confettura di frutta


 

PREPARAZIONE

Mescolare per poco tempo le uova con lo zucchero, aggiungere il formaggio, un pizzico di sale, la buccia di limone e la farina. Amalgamare il tutto aggiungendo il lievito per dolci e fare riposare per 5 minuti. Mettere l’impasto sul tavolo, coperto con farina. Fare attenzione perché l’impasto è molle, non preoccupatevi perché deve essere così. Usare la farina per appiattire l’impasto fino ad arrivare all’altezza di 1,5 cm. Tagliare i “papanasi” con la bocca di un bicchiere infarinato. Su ogni papanasi formare un foro con un altro bicchiere più piccolo. Ora sono pronti per essere fritti. Dopo averli fritti adagiarli sulla carta assorbente, dopodiché spostarli su di un piatto di portata. A questo punto ricoprire con panna acida e confettura. I papanasi vanno mangiati caldi.


-------


KHOURIGA (Marocco)

 

INGREDIENTI

1 bicchiere di zucchero
1 bicchiere di olio di semi Sale (quanto
basta)
250 gr.
di burro
3 bustine di lievito per dolci
Farina (quanto
basta)
Zenzero dorato all’interno della teglia


 

PREPARAZIONE

Mischiate in una ciotola il burro, lo zucchero e il sale. Aggiungete l’olio di semi, lo zenzero e mescolate bene. Aggiungete la farina e il lievito, mescolate fino a ottenere un composto omogeneo. A questo punto formate delle palline, sistematele dentro una teglia e mettete il tutto in forno a 180°. Cuocete fino a quando le palline non inizieranno a diventare dorate. A quel punto potete togliere la teglia dal forno e servire su di un piatto decorato.

Copyright 2016 Ugi Torino C.F. 03689330011

Abc Interactive