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Il Maestro Claudio Gazzera ci presenta la “Band UGI”

Il Maestro Claudio Gazzera ci presenta la “Band UGI”


 

In queste pagine incontriamo il Maestro Claudio Gazzera, che collabora con Casa UGI da ben 15 anni. La sua è un’attività volontaria, animata da un grande senso di responsabilità; la professionalità, messa al servizio di questa struttura, è stata stimolo e lo ridiventa ogni volta in cui il maestro indica percorsi da seguire in ambito musicale, accogliendo tutti coloro che incontra a Casa. 
Con amicizia e cordialità, come lui ama dire, inizia da quest’anno un progetto per costituire una BAND; un lavoro sicuramente impegnativo, ma gratificato dalla partecipazione entusiasta dei componenti di questo gruppo in formazione.
La BAND si esibirà il 12 Giugno in occasione della festa UGI per i volontari.


 

Eccoci qui per la nostra chiacchierata sul progetto di coro e Band in UGI. Vuoi iniziare a raccontarci dapprima qualcosa di te; partiamo con ordine dal primo contatto con la musica.

Posso dire con convinzione di aver incontrato la musica da piccino, e di essere stato immerso tra le note sin dai miei primi vagiti.
Mio padre, tenore alla Rai, ha contribuito molto a tutto ciò, adorava la musica, lavorava con la musica, casa mia era piena di musica.


 

Quindi la tua passione nasce così, in ambito familiare e in maniera spontanea.

Ho un particolare divertente della mia storia, ed è questo. Avevo dieci mesi quando mio padre mi sentì interpretare spontaneamente con un semplicissimo ah-ah-ah, la Marcia nuziale di Wagner. La cosa ancora più buffa è che esisteva una registrazione, ora purtroppo definitivamente perduta, di me che canto questo motivo a un pranzo di Natale davanti a circa venti persone.


 

A dieci mesi questo exploit. Proseguiamo nel tempo.

A cinque anni milito nei Piccoli Cantori di Torino, con il ma- estro Roberto Goitre. Ho un ricordo molto amabile di lui, il fondatore di questo gruppo; era un amico di mio padre e frequentava casa nostra. Ritengo importante questa persona, la traccia è partita di lì e se oggi lavoro con i bambini sono certo che è dovuto in parte anche a questo.

 

Tu hai fatto parte di questo coro?

Per circa tre anni. Poi ho tenuto un’audizione davanti al Direttore Artistico del Teatro  Nuovo di Torino, tempo in cui  il Teatro Regio non era ancora attivo, avevo circa 8 anni e mezzo.


 

Non abbiamo la tua data di nascita, maestro.

Eccola, il 29/1/1963. Mi piace dire a questo proposito di essere nato 207 anni e 2 giorni dopo Mozart. Mozart è un Acquario come me. Solo che lui era del 27 gennaio. Questa è una cosa scaramantica con cui convivo da tempo… fa parte del mio cammino e su di lui ho eseguito dei lavori importanti.


 

Torniamo a noi.

Certo; con una mia prima audizione entro a far parte del cast della Tosca di Puccini, debutto interpretando il pastorello, avevo allora 8 anni. Ora vi racconto questa chicca: il tenore era il giovanissimo Placido Domingo, il quale mi portava a spasso per la scena in braccio. Sempre in quel periodo mio padre viene contattato dal teatro La Scala di Milano, per questa mia voce un po’ particolare; ciò dà spunto a Grassi, allora Direttore Artistico della Scala, per un colloquio animato dall’intenzione di affidarmi una parte nel Peléas et Mélisande di Debussy. Ho così sostenuto la parte di solista voce bianca, e questo è davvero un bel ricordo di cui posseggo le foto di scena e con un pizzico di orgoglio dico che sono stato anche immortalato dalle foto ora presenti negli annali del teatro.


 

La Scala è stato il debutto, il seguito a questo teatro?

Da questa esperienza di Milano sono scaturite altre occasioni concatenate per i successivi due anni, fino ai miei 11 anni; sono stato sul palcoscenico della Fenice di Venezia,  quindi a Rouen e al Teatro dell’Opera di Roma. Ho un ricordo piacevole di quei tempi: riuscivo sempre a giocare a carte con qualcuno, prima degli spettacoli, mentre mio padre sudava come un disperato prima che io entrassi in scena. Da bambino vivi le cose diversamente.


 

Poi?

A 11 anni si ha il cambio fisiologico della voce e mio padre decide giustamente di fermarmi per quanto riguarda il canto, ma di darmi la possibilità di continuare a fare musica. Fui iscritto al Conservatorio, frequentai e mi diplomai in Violino. Contemporaneamente ho frequentato l’Istituto Magistrale, in cui ho conseguito il diploma di maestro elementare nel 1981; ottengo la cattedra nell’ottobre dello stesso anno.

In seguito ho lavorato con il Teatro Stabile ed ho partecipato a diversi progetti, sino ai diciotto anni, periodo in cui ho ripreso a cantare.


 

Tu hai scritto un libro di Musicoterapia nel 2013?

Sì, ho studiato per questo dal ‘95 al ‘98 ed ho conseguito questa specializzazione, grazie alla quale ho fondato nel 1993 l’associazione Camerata de’ Musici; a seguire Homosonia, nata nel 1999, per la musica e la Musicoterapia in Italia; sono stato e sono tuttora Presidente. Questo in un certo senso è stato anche uno dei miei cancelli di apertura per la col- laborazione con Casa UGI.


 

Quando hai incontrato UGI?

Nel 2001, precisamente l’undici settem- bre, la famosa giornata delle torri gemelle  a  New  York.  Dal 2002 ho iniziato con UGI un lavoro musicale-artistico, durato un paio di anni in ospedale.


 

Ci racconti questa esperienza in ospedale?

È stata un’esperienza che io amo definire “improvvisata” nel senso che era tutta da costruire. Credo non fosse mai stato   portato avanti un lavoro musicale in un reparto. Bisogna dire che ero inserito in un progetto collaterale, denominato Muse, che ha offerto la professionalità di artisti non solo musicali; infatti in ospedale, a turno, hanno collaborato musici, teatranti, scultori per fare lavori con i piccoli pazienti del reparto.


 

Come si articolava questa esperienza pilota? La tua direttamente, poiché gli altri artisti non possono essere ora interpellati.

Io andavo una volta a settimana, per un certo periodo anche due volte; avevo una parte minima di materiale che lasciavo nella stanza dove lavoravano le maestre della scuola elementare. Il reparto era ancora da ristrutturare e quindi si faceva attività in quella stanza in cui venivano i bambini e gli  adolescenti ospedalizzati.


 

Cosa facevi?

Più o meno ciò che facciamo ora a Casa UGI, cioè attività musicali adatte ai  bambini.  Venivano  organizzate di volta in volta ed indirizzate in base a chi era in reparto.


 

Quale attività musicale?

Non una specifica, ma con aggiustamenti in base all’età dei presenti. Io avevo con me alcuni strumenti musicali che illustravo. Si riproducevano con i pazienti dei ritmi semplici di danze popolari, con piccoli esercizi personalizzati. Chi lo desiderava imparava a leggere la musica, a scriverla, e spesso si cantavano i pezzi prodotti.

 

Qualche episodio che ricordi?

Ricordo un episodio, ahimè duro. Avevamo allestito con i bambini la Sinfonia dei Giocattoli di Mozart e, lungo il corso del lavoro, una bimba che si era distinta per il grande impegno ed entusiasmo, è mancata un mese dopo il concertino.

Ho rivisto la mamma negli anni successivi, mi ha riconosciuto, parlato e sorriso, quasi a dirmi un grazie per gli attimi sereni regalati alla figlia. Non lo dimenticherò mai.

 

Dopo i due anni in ospedale?

C’è stata la ristrutturazione del reparto e per un certo  periodo non si è potuta svolgere un’attività    continuativa,  ma solo piccole cose in day hospital. Siamo ripartiti quindi dalla nuova attuale sede di Casa UGI, utilizzando inizialmente la sala giochi, quindi ne è stata organizzata un’altra, adatta per un’attività musicale.


 

Da quanti anni collabori qui?

Da 10 anni a Casa UGI e da 2 anni abbiamo anche un laboratorio di musica e posso lasciare e portare tutto il materiale che mi occorre.


 

Parliamo delle attività che svolgi in UGI.

Dal 2006 le attività hanno ricalcato quelle svolte in ospedale, con il vantaggio di avere uno spazio adibito. Abbiamo però potenziato il discorso di costruire gli strumenti musicali. Noi utilizziamo materiale di recupero, bottiglie di plastica, pasta scaduta ad esempio. Per i bambini è importante dare non lo strumento già fatto, ma farlo costruire.


 

Ci racconti come assemblate uno strumento. Un esempio?

Da una bottiglia di plastica puoi ricavare delle maracas. Tagli la parte più alta, riempi con la pasta, chiudi con lo scotch  ed il gioco è fatto. Con la parte stretta, quella che impugni, puoi fare un gratta-gratta. Si possono fare i tamburi dell’oceano con scatole di media grandezza che riempi di pasta di forme diverse. È una percussione, devi dar vita al suono del mare; usi per questo il riso per imitare la sabbia, la pasta media per imitare i sassetti, la pasta più grande per i rumori più forti. Si può riprodurre anche il suono della risacca del mare.


 

Veniamo all’oggi, con genesi e sviluppo di questo progetto “BAND UGI” di cui tu sei un artefice in primis.

L’idea ha genesi natalizia. È infatti durante il Natale scorso che con altre persone abbiamo pensato di mettere insieme le competenze musicali e il canto.

Guardandoci attorno da subito si è offerta la possibilità di avere tre strumenti, il violino, il basso e il pianoforte, suonati rispettivamente da me, Domenico e Michele, con cui già collaboro.

Il passo successivo è stato chiedere ai volontari un’eventuale loro partecipazione ed abbiamo recuperato Daniele (chitarra), Massimo (clarinetto) e Pino (tastiera).


 

Continua nella narrazione...

Come ti ho detto l’idea è partita di lì e si è sviluppata con la speranza di trasformarla in un primo vero “progetto adolescenti”.


 

Questo progetto che coinvolge i bambini e i ragazzi ospiti di Casa UGI ha una finalità immediata?

Eccome se ha un fine! Il 12 di giugno ci sarà la festa dei Volontari UGI e noi ci siamo dati da subito quella scadenza. Questa data è diventata il nostro punto di riferimento per creare una piccola band con gli strumenti musicali che abbiamo a disposizione e aprire a chi sa cantare per collaborare a rendere più articolato il progetto e accattivante la performance. I bambini e i ragazzi ospiti della Casa sono tutti direttamente coinvolti se lo desiderano.

 

Quindi successivamente avete, tu e gli altri ideatori, provveduto a sensibilizzare i volontari?

Sì, Domenico da Natale in poi ha mandato la notizia in rete a tutti gli iscritti su Facebook chiedendo di proporsi, se volenterosi, per suonare e cantare.

Nella BAND ci sono attualmente volontari per la parte strumentale e stiamo tentando di coinvolgere un paio di bambini per la percussione, li stiamo portando piano piano a questo. C’è anche una batteria a disposizione, però bisogna imparare a usarla, cerchiamo un batterista che in questo momento non c’è, ma che troveremo.

 

Siamo ad aprile e come vanno le cose?

Per adesso ci sono 5 strumentisti (Michele Tursi, Pino Rizza, Andrea Bottelli, Domenico De Biasio, Massimo Di Martino ed io) e otto coriste.

 

Qual è il repertorio a cui state lavorando?

Stiamo leggendo un po’ di tutto, volutamente per cercare di capire come indirizzare in virtù di questa festa del 12, per cui io ho suggerito, nella prospettiva di una chiara organizzazione, di preparare almeno 8 brani per la serata.

 

Otto brani cantati e suonati?

Certamente. Dovrebbero avere come protagonisti, là dove sarà possibile, i ragazzi che sono nella Casa in primis. Come ho già detto loro fino allo sfinimento, non sappiamo chi ci sarà a giugno. Quindi si può verificare che si preparino brani ora con un ragazzo che a giugno sarà a casa sua. Lavoriamo in modo che la traccia ci sia per tutti, quasi intercambiabile. Si può aggiungere via via chi lo desidera.

 

È possibile un’anticipazione riguardo ai brani, da dove attingete i pezzi ad esempio?

I brani viaggeranno lungo binari datati e più recenti. Proprio ieri abbiamo provato brani dei Kolors, un gruppo giovane che piace molto ai giovani. Inseriremo anche canzoni di Jovanotti, Bennato prima maniera, piuttosto che Vianello; musica italiana e straniera in modo da articolare un lavoro eterogeneo non destinato solo a un pubblico adulto o solo ai bambini e finalizzato al contesto in cui tutti ci troviamo qui ad operare.


 

Una canzone in particolare, un titolo?

Abbiamo provato il brano di Dalla, “Ma come fanno i marinai”, tutti la conoscono e la ricordano con facilità anche se ha qualche annetto. Ti anticipo che abbiamo intenzione di farla diventare una sorpresa per la serata, ma non ti posso dire altro. Sennò non sarebbe più una sorpresa.


 

Certo. Ti chiedo ancora se hai un qualche aspetto partecipativo da condividere con noi.

E’ stupendo il fatto che i piccoli siano stimolo più dei grandi. Gli adolescenti non vengono volentieri in sala giochi, quindi c’è il potenziale ma non la possibilità di conoscerli. I piccoli sono molto ricettivi e spontanei, prendono in mano un microfono e cantano.


 

Vuoi ricordare i tuoi piccoli talenti?

Daniel, a cui piace la percussione e si sta formando con la batteria; Oriana che canta; Adrian a cui piace la chitarra. Tutti comunque molto bravi a seguire le mie indicazioni.

 

Quante sono le ore dedicate da tutti voi a questo progetto?
Un paio di ore alla settimana e in vista del concerto vedremo se sarà necessario un tempo maggiore.


 

Le parole che tu mi trasmetti sono partecipazione ed entusiasmo.

I piccolini hanno una partecipazione davvero encomiabile. La musica è sempre un buon metodo che ti permette di giocare senza rendertene conto.

 

Concludiamo con un augurio per tutti quindi.

Certamente. Ad maiora per tutti e un arrivederci alla festa UGI del 12 giugno.

 

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