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Libri e film in libertà: novembre - dicembre 2018

Libri e film in libertà: novembre - dicembre 2018


MOLTO FORTE, INCREDIBILMENTE VICINO
di J. Safran Foer

Chi potrebbe inventare un sistema di tubazioni che porta tutte le lacrime serali nel laghetto di Central Park per misurare ogni notte il dolore pulsante della città? Chi potrebbe credere che a New York ci sono sei distretti, non cinque, e chi potrebbe cercarne gli indizi tra le pagine dei giornali e in giro per le strade e i parchi? Chi potrebbe riascoltare ogni giorno in segreto gli ultimi messaggi lasciati in segreteria da un padre consapevole che non rivedrà mai più la sua famiglia? Chi potrebbe rompere per sbaglio un bel vaso blu e trovarci dentro una bustina con su scritto “Black”, con dentro una chiave, e andarne a cercare la serratura tra le migliaia e migliaia di serrature di New York?
Quel vaso era del padre di Oskar, nascosto in alto nel guardaroba. Era perché Thomas Schell non c’è più: è morto nell’attacco alle Torri Gemelle l’11 settembre 2001. E da quel giorno, il “giorno più brutto”, il figlio cerca disperatamente di lenire il dolore e la colpa che lo divorano, e di trattenere più che può l’amore per il papà. Come? Con la fantasia, con una ricerca, come se il padre gli avesse lasciato un ultimo gioco a cui partecipare – questa volta da solo – il più a lungo possibile, perché smettere significherebbe perdere tutto per sempre. “No stop looking”.
Quanti signori e signore “Black” ci saranno a New York? Forse solo uno tra loro potrà rivelare il significato di quella chiave, ma certamente tutti aiuteranno Oskar a sentire ancora vicino suo padre, molto forte e incredibilmente vicino. Oskar Schell è un bambino incredibile, tanto geniale quanto sensibile. La sua storia si incrocia con quella di un altro personaggio singolare, un uomo che ha tatuati sulle mani “SI” e “NO”, e con quelle quattro lettere determina il suo essere nel mondo. Nel silenzio, perché il passato urla troppo forte per poter parlare.
Quasi sei decenni lo allontanano dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, ma per lui il frastuono e il vuoto sono ancora poderosamente presenti. Cosa c’entra quest’uomo con la nonna di Oskar, e perché lei lo nasconde? E come mai lui – “l’inquilino”, uno sconosciuto – vorrà aiutare Oskar nella sua ricerca? Un romanzo stupendo, con molti punti interrogativi; uno stile unico che abbiamo avuto modo di conoscere con un altro bel libro, “Ogni cosa è illuminata”. “Molto forte, incredibilmente vicino” è un dizionario di emozioni. Safran Foer tra queste pagine delinea la sofferenza straziante della perdita: indescrivibile, ma lui la racconta; la magia – che in questo caso può essere davvero spettacolare – dei rapporti tra padri e figli, e la forza della costanza materna, che sembra accennata invece è pilastro. Tra queste pagine c’è l’amore e c’è l’incomprensione, il senso di colpa e il desiderio di felicità. Ci sono legami indissolubili anche se mai nati, sentimenti radicati quanto i grattacieli al contrario che immagina Oskar, quelli che invece di stagliarsi nel cielo scavano nella profondità della terra. Ci sono fili impossibili da spezzare. C’è la Storia, e si presenta in due particolari momenti bui, dandoci il conto di quello che siamo.

BILLY ELLIOT
di Stephen Dandry

Immaginate un bambino smilzo su un ring, l’espressione terrorizzata e triste; cerca di difendersi dai pugni di un altro ragazzino. Immaginate una palestra, dove il suono dei guantoni sui corpi rimbomba, mentre l’allenatore si dispera. Ko. Billy non è portato per la boxe, è lì solo perché il padre lo costringe. Immaginatelo a fine allenamento: la canottiera bianca bagnata, e lui sempre più sconsolato… Fino a quando appaiono le bambine nei tutù spumeggianti.
È un incantesimo. Segue con lo sguardo i loro passi di danza, una strana sensazione gli vibra dentro. I suoi piedi iniziano a muoversi. Così balla, tra le case proletarie di mattoni, e balla in bagno prima della scuola, e balla sui tetti e in strada. Non riesce a farne a meno. Non può fermarsi. L’insegnante di danza della palestra se ne accorge, vede qualcosa in lui – qualcosa di molto luminoso e promettente – e decide di dargli lezioni per farlo entrare alla Royal Ballet School. Immaginate un ragazzetto smilzo che prova infinite volte arabesque, jeté, pirouette e enchainement. Concentrato e felice.
Poi, immaginate l’Inghilterra del 1984. Durham, una manciata di case rosse in fila su una o due vie che salgono e scendono tra i prati. Immaginate il rumore assordante dei minatori in sciopero e della carica della polizia, e il suono sordo dei manganelli sugli scudi dei poliziotti e sulle teste dei lavoratori. Immaginate il padre e il fratello di Billy, che insieme a migliaia di altre persone in Inghilterra perderanno il lavoro perché la Thatcher (loro non la chiamano Iron Lady, ma Bitch) ha programmato lo smantellamento dei siti estrattivi del Paese.
Rabbia e disperazione. Billy, in questo scenario violento, scopre una passione travolgente per il balletto. “Sto lì, tutto rigido, ma dopo che ho iniziato dimentico qualunque cosa. È… è come se sparissi. Come se sparissi. Cioè, sento che tutto il corpo cambia, ed è come se dentro avessi un fuoco, come se… volassi. Sono un uccello. Sono elettricità”. Le persone non lo capiscono. Il padre e il fratello non tollerano questa fissa da checche: i maschi devono giocare a calcio o tirare di boxe, non ballare. Giusto? Immaginate però che gli occhi di un padre riescano a vedere oltre i pregiudizi, oltre le difficoltà economiche, e il dolore immenso per la morte della moglie, e il furore che nasce da un’ingiustizia… Immaginate che gli occhi di questo padre sappiano riconoscere l’elettricità di un figlio, la bellezza di un dono che per quanto possa sembrare strano è invece prezioso. Immaginate un figlio che può andare oltre la sua vita solitaria e la povertà e le critiche, immaginate un figlio che diventa consapevolmente se stesso, come sua madre avrebbe voluto. Stephen Daldry dirige un film maestoso, nella sua semplicità. Lee Hall ha scritto una sceneggiatura che non si può dimenticare. Jamie Bell, ballerino che ha dovuto lottare per affermarsi nella danza, interpreta Billy e lo fa tremendamente bene.

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