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Libri e film in libertà: settembre - ottobre 2018

Libri e film in libertà: settembre - ottobre 2018


IL BAR DELLE GRANDI SPERANZE
di J.R. Moehringer

“Ci andavamo per ogni nostro bisogno. Quando avevamo sete, naturalmente, e fame, e quand’eravamo stanchi morti. Ci andavamo se eravamo felici, per festeggiare, e quand’eravamo tristi, per tenere il broncio. (…) Ci andavamo in cerca d’amore, o di sesso, o di guai, o di qualcuno che era sparito, perché prima o poi capitava lì. Ci andavamo soprattutto quando avevamo bisogno di essere ritrovati”. Jr, il protagonista. È un ragazzino con molti bisogni, tra cui quello di essere ritrovato. Sua madre è il suo mondo, ma lui è alla ricerca di altre radici, e di uomini. Il padre – tanto affascinante quanto violento – ha abbandonato la famiglia anni fa, prediligendo vizi alcoolici e il lavoro da disk jockey radiofonico. Jr ha cercato ogni giorno la sua voce in radio, per sentirsi più vicino, più amato, più completo… Fino a quando questa voce non si è materializzata in una persona vera, che non ha fatto altro che ferirlo. Il bar, il Dickens (poi cambierà nome in Publicans). Uno spazio mitico, dove “l’aria aveva il colore della birra”, “rifugio ideale per tutte le tempeste della vita”. Senza fiducia in se stesso e orfano di una figura maschile, il sogno di Jr è di entrare in quel bar per conoscerne i personaggi mitologici, diventare un uomo nella sua penombra per proteggere la madre e inventarsi una vita diversa, un riscatto personale. Siamo a Manhasset, Long Island, l’angolo a sud-est di New York dove Scott Fitzgerald ha ambientato Il grande Gatsby. Classe operaia di origine italiana e irlandese insieme a ricchi e famosi, strade banali e ville affacciate sulla baia che Jay Gatsby ammirava dal suo giardino, alla ricerca della luce verde sul molo dell’amata Daisy. In Plandome Road, una lunghissima fila di bar, tra cui il Dickens. Qui, al bancone e ai tavoli di Steve, il proprietario, siede una vasta umanità: poliziotti che scherzano con allibratori incalliti, poeti e alcolizzati si scambiano opinioni più o meno lucide sul mondo e sul baseball, star e attaccabrighe fanno i loro spettacoli o si nascondono, mentre le donne – tutte affascinanti a loro modo – si ritagliano una parte in questo teatro di maschi. Storie, birra e canzoni di Sinatra: un universo che per Jr diventa (e resterà) casa e sfida, tana e trampolino. Dalla voce del padre al coro turbolento e multicolore delle voci del bar, Jr cerca la sua identità tra i racconti e le esperienze di persone non perfette, come lui. “Capii che dobbiamo mentire a noi stessi di tanto in tanto, dirci che siamo forti e capaci, che la vita è bella e il duro lavoro avrà la sua ricompensa e poi provare a trasformare le nostre bugie in realtà.” Vediamo Jr crescere pagina dopo pagina, tra ragazze e libri, pagine bianche e desideri, fallimenti e ambizioni più o meno grandi. Il bambino di sette anni si trasforma in un uomo: uno scrittore che ha provato e ancora prova a colmare un vuoto con tutti i segni indelebili che la vita lascia sulla pelle. J.R. Moehringer (giornalista e scrittore premio Pulitzer) scrive una autobiografia autentica, creando “un indimenticabile ritratto di come gli uomini rimangano, nel fondo del loro cuore, dei ragazzi perduti”. 
 
JIMMY’S HALL una storia d’amore e libertà
di Ken Loach

Il cielo brumoso si posa sulle verdi colline d’Irlanda. Un cavallo traina lentamente un carro, su cui due amici parlano ricordando il passato, interrogandosi sul presente. Nella Contea di Leitrim è tornato Jimmy Gralton. È il 1932: la Guerra Civile è finita, il governo De Valera dà una labile speranza di pace agli irlandesi. Jimmy ha lasciato New York e la Grande Depressione per lavorare la terra dura della fattoria di famiglia e per stare vicino alla madre. Al villaggio è considerato una leggenda, ed è accolto con gioia. Porta dei regali a Oonagh e ai suoi bambini: giocattoli per i piccoli, un vestito azzurro polvere per lei, il colore del loro passato e del tempo che li ha divisi ormai ineluttabilmente. Vuole una vita tranquilla ora, ma i giovani del paese non fanno altro che chiedergli di riaprire la Pearse-Connelly Hall. Ritrova il piccolo edificio di legno decadente all’incrocio di campagna dove tutto era iniziato, nel 1921. Dentro, libri e sedie e ricordi nel buio. Può ancora sentire la musica e i passi di danza sul pavimento di legno, le discussioni politiche e le poesie di Yeats. Può riconoscere il calore dell’abbraccio di Oonagh, mentre ballano insieme. I wish, I wish, I wish in vain… I wish I had my heart again… La sala non era soltanto un punto di ritrovo. Qui si studiava. Si imparava a ballare, a suonare, a cantare; si leggeva e si disegnava, ci si innamorava, si tirava di boxe e si sognava. Si pensava. Era un luogo libero, alleggerito dal giogo della Chiesa e dal potere retrogrado dei proprietari terrieri e del sistema sociale antiprogressista, era “un luogo sicuro. Se fossi credente come lei lo chiamerei un posto sacro; tira fuori il meglio di noi”. Per questo Jimmy decide di riaprirlo, importando passi e sonorità americane. Ma le loro attività sono mal viste da Padre Sheridan, oggi come ieri. Il prete considera peccaminosa questa “smania di piacere”, e la combatterà (quasi) quanto gli uomini destrorsi che si impongono sul popolo schiacciando pensieri e azioni. Gralton è un comunista, e va allontanato come dieci anni fa, va piegato e distrutto insieme alle sue pericolose idee e al suo ateismo. La sala si riempirà comunque di gente, di balli, di jazz e di parole. Proverà a resistere – come Jimmy – a ogni costo. “Dobbiamo tornare a essere i padroni delle nostre vite (…) e non limitarci a sopravvivere da cani ma vivere davvero, e fare festa, e danzare, cantare, come essere umani liberi”. Questa storia è basata sulla vita di James Gralton, sindacalista e attivista politico irlandese. Il regista Ken Loach ha dovuto fare lunghe ricerche: Gralton era stato cancellato dagli archivi, unico cittadino irlandese espulso dall’Irlanda e deportato in America. L’amore tra Jimmy e Oonagh non è documentato, ma la scena del loro ballo notturno – straziante e sincera, perché nulla può più accadere ma nulla è davvero finito – ha una poesia che ricorda le malinconiche canzoni gaeliche, e il dolore che bagna la storia irlandese, e l’abbraccio e l’impeto della lotta, e la speranza che protende le sue radici verso una terra che non si arrende.

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