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favola per bambini

Una favola per i più piccini

 

Nella cascina Caldosole si allevavano polli di razza Brahma, una varietà di polli di origine indiana, che prende il nome dal distretto omonimo. Una razza che viene allevata per la sua particolare bellezza sia per fini ornamentali che sportivi. Sono animali da compagnia perché sono d’indole tranquilla e affettuosa.
In primavera a Caldosole si organizzavano diverse covate, seguendo il processo naturale d’incubazione fatto dalle galline. Tra le diverse chiocce vi era Pittarella così chiamata per il suo piumaggio bianco e nero. Pittarella era rimasta accovacciata, nel grande pagliericcio, per tre settimane, aspettando che da ogni uovo uscisse un pulcino. Ora, finalmente libera dalla schiusa, gironzolava nei prati circostanti e insegnava ai piccoli la vita.
I pulcini esploravano il mondo sempre sotto l’occhio vigile di mamma chioccia, che ogni tanto con il verso coccodè coccodè richiamava a sé i pulcini che la seguivano muovendosi goffamente come una nuvoletta gialla. Sembravano stessero tutti bene. Però dopo qualche giorno Pittarella si accorse che il galletto Gioxì aveva qualche difficoltà: Gioxì era spaurito e si smarriva spesso. Fu per questo che Pittarella, il mattino seguente, vestì con cura Gioxì e s’incamminò verso l’ospedale Misericordia Infinita.

L’ospedale era un grande centro di cura della città, dove si accoglievano tutti senza fare alcuna discriminazione. Qui ci lavorava un numero sconfinato di volontari, che offrivano la loro competenza e il loro tempo.
Mamma Pittarella fu accolta da una premurosa dottoressa, che dedicò diverse ore al piccolo Gioxì. Prima ascoltò i suoi timori e poi fece sdraiare il piccolo sul lettino. Poggiò lo stetoscopio sul petto e ascoltò il battito del cuore, controllò i riflessi degli arti, verificò il funzionamento delle corde vocali e infine eseguì anche un test audiometrico in entrambe le orecchie. Poi si accomodò nella poltrona opposta a Pittarella e guardandola negli occhi con tono dolce disse: “Gioxì ha un corpo sano. Tuttavia è nato sordomuto.” Pittarella ebbe un colpo. Diventò rossa in viso e per la preoccupazione iniziò a sudare. Dopo alcuni minuti chiese: “Ci sono possibilità di cure per questo tipo di patologia?”. La dottoressa rispose: “Per questa patologia non ci sono cure.”

Però all’improvviso si ricordò qualcosa. E aggiunse: “Ci sarebbe una speranza. Ho saputo che un caso simile a Gioxì si è risolto. Il giovane ha riacquistato miracolosamente l’uso della voce e dell’udito dopo aver mangiato delle bacche rosse. Questi frutti nascono da un’unica pianta nel deserto del Sahara, della quale nessuno sa indicarci il luogo preciso. Purtroppo non so dirvi altro”.

Pittarella rimase pensierosa, ma nello stesso tempo fu ottimista poiché vedeva una soluzione per il suo piccolo Gioxì. Tornò a casa e riprese la cura dei pulcini, supportando Gioxì con un’attenzione particolare.

Passarono i giorni e arrivò l’autunno, Gioxì era diventato un gallo imponente ed elegante. Era un Brahma, un cosiddetto Perniciato a maglie blu: aveva un foltissimo piumaggio sulla coda e sul corpo che proseguiva sui tarsi e sulle dita delle zampe; la cresta e i bargigli ornavano il capo, mentre il suo sguardo fiero e temerario destava ammirazione fra i tanti giovani galli e galline di Caldosole. Pur essendo una creatura elegante e di rara bellezza, era sordo e muto. Non sentiva il richiamo dei suoi fratelli e non cantava allo spuntar del sole. Era per Gioxì causa d’isolamento e di sofferenza. I suoi coetanei si divertivano giocando mentre lui era sempre più afflitto.

Tuttavia nel mese di ottobre, nel canneto vicino alla cascina Girasole, arrivò un enorme stormo di oche selvatiche. Le oche stavano migrando dalla Scandinavia verso l’Africa. Andavano a svernare in posti più caldi e sostavano ogni anno nello stagno presso la cascina prima di intraprendere il viaggio verso l’Africa. In quei giorni Gioxì gironzolava spesso vicino al grande gruppo di oche e diventò amico di Quaxì, un giovane maschio d’oca. Quaxì e Gioxì razzolavano insieme sulle rive dello stagno e s’intendevano con lo sguardo. Quando uno di loro era felice chiudeva gli occhi e piegava il collo, strusciando le piume sul petto dell’altro; mentre quando uno di loro era malinconico lasciava andare testa e collo in giù, fra l’erba, e rimaneva fermo lì. A volte giocavano e si rincorrevano, battendo le ali, dentro e fuori dall’acqua, divertendosi un mondo.

I giorni passarono, e per Quaxì arrivò il momento della partenza. Gioxì si rattristò. Poi Quaxì, conoscendo la storia delle bacche, invitò l’amico a partire con il grande stormo per andare alla ricerca delle bacche miracolose. Gioxì partì con lui e fu guidato nell’orientamento da Quaxì fino al deserto del Sahara.

Poi i due amici si abbracciarono e Quaxì continuò il viaggio con la sua famiglia. Gioxì quella sera stanco morto si accasciò sotto l’ombra di una palma e dormì fino all’alba. Al mattino, Gioxì si destò e si guardò intorno. Fece un giro su se stesso e vide solo un’immensa distesa di dune di sabbia. In quel momento chiuse gli occhi e avvertì due sensazioni contrastanti: si sentì solo e nello stesso tempo, contento di essere nel posto giusto.
Ricordò l’amico e mamma Pittarella: entrambi avevano nutrito un sentimento di fiducia in lui e questo si tramutò in energia per Gioxì. Avvertì coraggio e forza per il cammino da intraprendere. Infilò lo zaino sulle spalle e iniziò il tragitto, controllando la direzione con la bussola regalatagli dall’amico Quaxì.

Camminò tanto, per giorni e giorni. Affrontò fatiche mostruose ma non si arrese. Si fermava solo nelle oasi per rifornirsi di acqua e per chiedere ai nomadi del deserto informazioni utili a trovare la pianta miracolosa. Purtroppo nessuno sapeva dell’esistenza della particolare pianta. Dopo diversi mesi, in un certo angolo del deserto, apparve davanti a Gioxì una nuvola argentea con striature rosa, che dai raggi del sole scendeva fino a ricoprire la sabbia davanti a lui. Gioxì pensò a un miraggio. All’improvviso la nuvola si allargò velocemente fino a ricoprire il suo corpo. Poi all’interno di essa Gioxì vide una pianta fantastica: dal tronco si estendevano enormi foglie concave e spesse ricoperte di bacche rosse. Alzò gli occhi ma non vide la cima, poiché il tronco con le sue gigantesche foglie s’innalzava all’infinito. Gioxì si avvicinò con timore al tronco e salì su una grandissima foglia, staccò alcune bacche e le mangiò. Poi perse i sensi e cadde nella smisurata foglia concava.

Dormì profondamente fino al mattino. Il sole era già alto, quando Gioxì si svegliò al suono del tintinnio dei campanelli di una carovana di cammelli. Fu incredulo. Sentiva!  Si guardò intorno e vide palme, case, pozzi d’acqua, uomini, bambini ma della pianta nessuna traccia. Subito dopo, con l’emozione ancora in gola, volle provare anche a cantare. E così provò e riprovò fino a stancarsi. Gioxì aspettò la primavera nell’oasi. Poi ripartì con l’amico  Quaxì che  tornava di nuovo in Scandinavia.

Quando tornò nella cascina Caldosole, Gioxì trovò anche l’amore di Pexì, una giovane gallina. Fu così, che Gioxì la corteggiò cantando canzoni d’amore. Nella cascina tutti furono contenti del ritorno di Gioxì. Pittarella organizzò un party sia per festeggiare la guarigione sia per il fidanzamento dei due giovani.
Da quel giorno Gioxì e Pexì vissero felici e contenti.

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