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Una favola per i più piccini:  il drago dalle zampe rosse

Una favola per i più piccini: il drago dalle zampe rosse


Erland non si separava mai dal suo verde draghetto di peluche dalle zampe rosse. Gli era stato regalato dalla zia materna all’età di tre anni, e da allora nessuno era riuscito a separarli. Fino a sei anni la cosa appariva normale, ma con l’inizio della scuola i genitori non potevano permettere che il loro unico figlio venisse ridicolizzato dai compagni di classe.
            “A scuola non puoi portarlo! E’ impensabile che un ometto come te si rechi alle lezioni con i libri nello zaino e un drago di pezza in braccio! Abbiamo sopportato il tuo capriccio fino ad ora, ma adesso basta!” Così il babbo s’impose al figlio e, dopo un breve ma intenso pianto silenzioso, Erland per la prima volta dopo tre anni, dovette dividersi dall’amico del cuore. I genitori pensarono che la compagnia di nuovi amici avrebbe finalmente fatto dimenticare al figlio quell’ormai stinto e sporco fantoccio verde-rosso, ma si sbagliavano! Erland appena rientrava da scuola si riprendeva il suo frusto pupazzo e studiava, scriveva, giocava e mangiava, sempre con il suo draghetto in braccio.
I genitori, preoccupati per l’eccessivo attaccamento a un pupazzo, non sapevano più che pesci pigliare. Farlo sparire era il progetto del padre, ma la mamma si opponeva timorosa di suscitare nel figlio una reazione violenta così, un umile draghetto di peluche, era diventato l’oggetto di tutte le discussioni che ormai abitualmente si facevano in famiglia.
I compagni di classe erano venuti a sapere di questa abitudine, così non passava giorno che a turno, qualcuno non lo canzonasse. Per la verità c’era un compagno che rispettava la sua mania, ma Erland era talmente umiliato e deluso da non essersi ancora accorto di avere anche un amico in carne e ossa, finché un giorno…
            “Ho saputo che hai un drago per amico, mi piacerebbe conoscerlo”, disse il compagno, appena usciti dalla scuola.
            “Per oggi non mi avete deriso abbastanza?” Rispose Erland sull’orlo di una crisi di pianto.
            “Non hai capito, non voglio prenderti in giro, desidero veramente vederlo, e ti giuro solennemente che non dirò niente a nessuno anzi, ti lascio in pegno la cosa che mi è più cara, così se non dovessi mantenere la promessa, potrai tenerti il mio coltellino lappone dal manico d’osso”.
Erland sapeva quanto Jan fosse attaccato al suo coltello, così con lo stupore stampato in viso mise in tasca il prezioso oggetto e invitò il compagno a seguirlo.
            “Perché ti interessa vedere il mio draghetto? Sai, è il mio più caro amico. Mi tiene sempre compagnia,  a lui  confesso tutte le mie ansie e con lui condivido i momenti di gioia.”. Era la prima volta che si confidava con un estraneo così, pentito di aver manifestato i propri sentimenti, improvvisamente rabbuiato al pensiero che l’amico avrebbe riso vedendo il suo bamboccio, si fermò di colpo, ritornò a Jan il coltellino e, senza una parola scappò via.  Si rifugiò di corsa nella sua disordinata cameretta, strinse con passione il suo peluche e, abbandonandosi ad un pianto liberatore, gli confessò cosa aveva fatto.
            “Male! Il tuo compagno ti ha dato fiducia e tu lo hai ripagato come se ti avesse deriso! Non è da bambino buono e intelligente comportarsi in questo modo!” Erland, con le guance rigate di lacrime guardò a bocca aperta il suo peluche poi, facendosi coraggio disse: “ Ma tu parli! In tutti questi anni ti ho fatto un sacco di domande e non mi hai mai risposto!”
            “E’ vero, ma oggi è successa una cosa grave”.
            “Quale?” Chiese Erland sempre più confuso.
            “Oggi hai tradito la fiducia di un compagno che ti aveva dato amicizia”.
            “Ma io gli ho reso il coltello!” Si scusò balbettando il ragazzo.
            “Ci mancava anche che te lo tenessi!”
            “Cosa devo fare?” Chiese Erland.
           
            “Parlare con il tuo compagno e iniziare ad avere un vero amico” rispose il draghetto accarezzando il suo padroncino con le sporche zampette rosse.
            “ Non ho bisogno di amici! Tu sei l’unico in cui ho fiducia e a cui confido i miei segreti, adesso poi che parli anche…, di cos’altro avrei bisogno?”
            “Dell’amicizia dei tuoi genitori, oltre ad un amico con cui condividere le esperienze di ogni giorno.”     
            “I miei genitori? Ma se mi proibiscono di portarti in giro! Se fosse per loro ti  butterebbero nella spazzatura o al massimo ti nasconderebbero dentro un armadio!” Rispose frastornato e impaurito il povero Erland.
            “Beh, un giorno ci andrò sicuramente in un luogo simile, e sarai tu a mettermi!” Rispose tranquillamente il peluche.
            “Mai!” Rispose il ragazzino scandalizzato.
            “Beh, mai è un’affermazione impegnativa, comunque se non vuoi coinvolgere mamma e papà, domani vai a scusarti con il tuo amico e…” Erland lo interruppe, quasi gridandogli:
            “Jan non è mio amico!”
            “Tu non vuoi vedere, ma lui si è comportato come tale - e agitando le zampette rosse riprese - sai perché ti parlo?”
            “No” Rispose agitato Erland.
            “Per consigliarti di disfarti di me. Se proprio vuoi potrai tenermi su una mensola nella tua camera come ricordo. L’infanzia è finita e una nuova vita ti sta aspettando. Se sei veramente affezionato a me fai quello che ti ho detto e vedrai”, e declinando il capo ritornò muto.
            Erland lo agitò, lo abbracciò e lo baciò implorandolo di parlargli ancora, ma il draghetto ritornò il peluche di sempre. Quella notte il bimbo dormì pochissimo, svegliandosi di continuo nella speranza di sentire la voce del suo amico, ma nulla accadde. Così al mattino si avviò verso la scuola più stanco e depresso della sera precedente. Appena entrò in classe cercò il compagno del coltellino per vedere se era offeso, ma quando questi si avvicinò e gli sorrise chiedendogli come stava, Erland capì le parole del suo amato peluche. Uscirono insieme dalla scuola e, scusandosi per il giorno prima, lo invitò a vedere il suo draghetto, precisandogli però che in fondo si trattava solamente di un vecchio fantoccio e che ormai si era deciso a lasciarlo sullo scaffale della sua camera.
 

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