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A SCUOLA IN OSPEDALE

A SCUOLA IN OSPEDALE

PROMUOVERE LA CRESCITA ED IL BENESSERE DEI RAGAZZI

“L’attività didattica rivolta ai bambini ricoverati nelle strutture ospedaliere riveste un ruolo estremamente rilevante in quanto garantisce ai bambini malati il diritto all’istruzione e contribuisce al mantenimento o al recupero del loro equilibrio psico-fisico”. Così recita una circolare del Ministero della Pubblica Istruzione di alcuni anni fa. Ma nulla è cambiato, per fortuna. L’istruzione e la salute sono e saranno per sempre due principi imprescindibili. E spesso vanno di pari passo e sono inseparabili. L’uno dipende dall’altro in modo quasi simbiotico. La scuola in ospedale è un servizio pubblico, offerto a tutti quegli alunni malati che, a causa dello stato patologico in cui versano, sono temporaneamente costretti a sospendere la frequenza dalle lezioni presso la scuola di appartenenza. È ben noto che tale servizio è attivo in tutti i maggiori ospedali e reparti pediatrici di ogni regione per contrastare l’abbandono scolastico dovuto alla malattia e all’ospedalizzazione. Inoltre, concorre all’umanizzazione del ricovero ed è parte integrante del programma terapeutico.
L’istruzione in ospedale è oggi diffusa per tutti gli ordini e gradi di scuola, e la sua presenza garantisce ai bambini e ai ragazzi ricoverati il diritto all’istruzione, in quanto ogni paziente in età scolare ha diritto a conoscere e ad apprendere nonostante la malattia. La scuola ospedaliera permette di continuare a sperare, a credere ed a investire sul futuro. In più questa particolare offerta formativa aiuta a contrastare la dispersione scolastica. Un bambino o un ragazzo che deve essere ricoverato per una malattia più o meno grave, indubbiamente accantona il “problema scuola”, per concentrarsi sulla sua guarigione e sul suo distacco dai compagni e dagli amici, non certo sulla perdita delle lezioni o sui compiti in classe e interrogazioni perduti. Eppure la presenza degli insegnanti in ospedale ha un solo fine, quello di promuovere il benessere e la crescita dei bambini e dei ragazzi, pur in situazioni di difficoltà. La scuola in ospedale sperimenta e mette in pratica continuamente un modello di attività che si intrecciano – ospedale, famiglia, scuola – e questo costituisce un esempio di presa in carico totale del paziente. La scuola ospedaliera mira al miglioramento della vita dei piccoli pazienti e consente un miglior ritorno alla quotidianità. Non è semplice comunque trovare insegnanti disponibili per questo tipo di servizio. È più difficile, dispersivo, discontinuo, non si ha una cattedra e un luogo in cui sentirsi riconosciuto nel proprio ruolo. Si ha un camice verde che ti identifica come insegnante e basta.
Un docente afferma: “Mi è bastato poco tempo per capire che il lavoro dell’insegnante in ospedale non si può programmare, quasi mai, mentre è necessario creare una rete di fiducia, di relazioni attorno ad ogni singolo alunno che venga ad incrociare il tuo cammino per un certo numero di giorni. “E non solo pochi giorni ma anche poche ore. Un bambino o un ragazzo con un insegnante devono poter approfittare di spazi improvvisati e di intervalli tra una medicazione, una visita ed un colloquio. Il ritmo è dettato dalla malattia e dagli effetti collaterali, dalle visite, dagli esami e dai medici che curano. Gli insegnanti hanno il difficilissimo compito di trattare l’allievo in pigiama nel migliore dei modi, il che significa non fargli degli sconti perché malato, ma dargli gli strumenti per presentarsi in futuro al pari dei suoi compagni. E ancora: “Bisogna sempre entrare in punta di piedi, sapere che le esigenze formative sono in subordine a ben altre esigenze, ed entrano in gioco solo quando, con la collaborazione di famiglie, personale medico, docenti della scuola di riferimento si abbraccia un programma mirato al recupero del benessere psicofisico dei ragazzi. E allora si può parlare di motivazione alla guarigione, di esplorazione delle proprie potenzialità, ragionare del bisogno che i ragazzi hanno di sentire che qualcun altro si prende cura di loro e che quei pochi minuti o quelle ore di normalità preludono, nella maggior parte dei casi, ad una nuova ‘normalità’ che li aspetta. Se per un bambino studiare vuol dire crescere, per un piccolo paziente alle prese con una malattia il percorso educativo diventa ancora di più imprescindibile per poter continuare a guardare al futuro con speranza”.
È fondamentale non solo il recupero fisico ma anche quello psicologico e relazionale. La scuola in questo è potentissima perché è un legame molto forte con la vita vera: motiva, rafforza, sostiene, dà anche scopi, oltre a fare impiegare in maniera intelligente il tempo. E poi l’impegno, ossia avere qualche compito da fare, è un appiglio molto importante per la cura di se stessi. Un genitore di un bambino malato di tumore afferma che la corretta scolarizzazione, durante il periodo di malattia, è fondamentale per il futuro dei bambini e dei ragazzi oncologici. In tal modo gli si comunica che ci sarà un futuro, che non vengono esclusi dalla comunità dei loro coetanei e che devono prepararsi al futuro di “guariti”. Non è sufficiente guarire dalla malattia per essere riconosciuti come persona sana sia fisicamente che socialmente, cioè in grado di affrontare il mondo scolastico o lavorativo al pari degli altri.

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