Ambiente e natura

AMBIENTE E NATURA


I CAMBIAMENTI CLIMATICI INCIDONO SUL BENESSERE UMANO

Cambiamenti climatici, biodiversità, cattiva qualità dell’aria, desertificazione, deforestazione, contaminazione delle falde acquifere e della catena alimentare, crescita esponenziale del campo elettromagnetico a causa delle comunicazioni via etere, sono le parole chiave di cui in questi ultimi anni sentiamo parlare sempre più spesso. È accertato ormai come i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità e il degrado del suolo possano incidere sul benessere umano, minacciando la bontà dell’acqua dolce e della produzione di alimenti.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che il miglioramento della qualità dell’ambiente in settori chiave come l’aria, l’acqua e il rumore possa contribuire a prevenire le malattie e a migliorare la qualità della salute umana. Infatti l’inquinamento dell’aria è il principale imputato del rischio ambientale per la salute. Le persone possono essere esposte a molte sostanze chimiche nella loro vita quotidiana, attraverso aria e acqua inquinate. In più si parla anche di inquinamento sonoro cioè l’esposizione al rumore di automobili, moto, camion e delle industrie che può causare fastidi e disturbi del sonno. Il fatto importante e allarmante è che si dice che l’Europa non riuscirà a centrare gli obiettivi fissati per il 2030 senza un intervento urgente, cioè nell’arco dei prossimi dieci anni, che affronti l’allarmante tasso di perdita di biodiversità, gli effetti sempre maggiori dei cambiamenti climatici e l’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali. Cresce sempre più la consapevolezza della necessità di cambiare rotta verso un futuro sostenibile, l’adozione di innovazioni tecnologiche, le iniziative comunitarie sempre più numerose ed il potenziamento delle misure dell’UE.
L’ambiente in Europa si trova ad un punto di svolta. Abbiamo uno stretto margine di opportunità nel prossimo decennio per potenziare le misure finalizzate a proteggere la natura, attenuare gli effetti dei cambiamenti climatici e ridurre drasticamente il nostro consumo di risorse naturali. Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’AEA (American Economic Association) dice che è necessario “vivere bene entro i limiti del pianeta” continuando a promuovere la crescita economica ma cercando di gestire gli effetti ambientali e sociali. L’Europa deve, ad esempio, ripensare il modo in cui ricorre alle innovazioni e alle tecnologie esistenti; infatti potrebbero essere migliorati i processi di produzione; si potrebbero promuovere la ricerca e lo sviluppo in un contesto di sostenibilità e si potrebbe stimolare la trasformazione dei modelli di consumo e dei modi di vivere. Possiamo allora pensare che sia possibile un futuro sostenibile? Certamente sì, ma è imperativa l’adozione di alcune misure.
Come, per esempio:
1. Adottare la sostenibilità come quadro di riferimento per l’elaborazione delle politiche.
2. Promuovere l’innovazione nella società. Aumentare gli investimenti e riorientare il settore finanziario per supportare progetti e imprese sostenibili.
3. Gestire i rischi e garantire una transizione socialmente equa.
4. Creare più conoscenze e competenze.

All’origine di questa crisi planetaria vi è un potere economico/finanziario sempre più vorace e incontrollato che ha creato profonde spaccature nelle società. Lo sfruttamento e il degrado della natura e degli ecosistemi sono stati accompagnati da quelli del “capitale umano” e dal crescente aumento di iniquità, povertà e disuguaglianze, a loro volta all’origine di instabilità sociale, migrazioni e conflitti. In molti hanno voluto sempre più profitto consumando risorse e calpestando i più elementari diritti delle comunità, spesso costrette a subire inquinamento e malattie per scelte non condivise.
La maggiore suscettibilità dell’infanzia agli inquinanti è dovuta al fatto che i bambini, in proporzione al peso, respirano, mangiano, bevono più di un adulto e, per il loro comportamento (gattonare, portare tutto alla bocca, eccetera), sono molto più esposti ad agenti tossici. La crescente incidenza di tumori nell’infanzia testimonia drammaticamente l’importanza dello studio delle sostanze che passano attraverso la placenta al bambino e alla sua maggiore vulnerabilità in epoca pre e perinatale. Questo incremento del cancro in età pediatrica non può essere imputato – come sovente accade per gli adulti – a errati stili di vita (fumo, alcool, sedentarietà, eccetera), in quanto incompatibili con la prima infanzia. Si è pertanto avuta conferma che vivere vicino a impianti siderurgici e petrolchimici, raffinerie, inceneritori, discariche, porti, cave di amianto e miniere, aumenta il rischio di morte nella popolazione esposta.
Ancora una volta è l’infanzia a pagare il prezzo più alto: nel periodo 1995-2009 i bambini morti nel primo anno di vita sono stati 3.332, con un eccesso di 126 rispetto all’atteso. Già il papà della medicina Ippocrate nello scritto “Dell’acqua, dell’aria e dei luoghi” aveva ben chiaro quale fosse il ruolo delle condizioni climatiche e ambientali nella genesi delle malattie e aveva fornito utili indicazioni ai medici che volessero “indagare” per scoprire perché le persone si ammalano e quali fattori di rischio è utile rimuovere per favorire la guarigione. La connessione vale ancora di più nel mondo attuale, in cui sono in aumento fenomeni come le ondate di calore, le calamità naturali, l’inquinamento atmosferico e le pandemie.

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