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Amici di Piero amici di UGI

Amici di Piero, amici di UGI

Concerto in ricordo di Piero Maccarino

Dal 1999 tutti gli anni a settembre i musicisti torinesi si riuniscono in una maratona musicale in cui tutti i gruppi si esibiscono gratuitamente in memoria dell’amico scomparso Piero Maccarino, cantante e fonico e ultras del Toro, mancato nel 1999 e mai dimenticato. Per quanto sia diventato un appuntamento fisso la serata non viene mai vissuta dalle band e dal pubblico come un evento di routine soprattutto perché il ritrovo serve a sostenere cause benefiche in quanto tutti gli artisti e gli organizzatori (il Circolo Amici del Po) dell’evento lavorano gratuitamente. I fondi raccolti per questo evento vengono devoluti all’UGI e dal 2005 anche alla Fondazione Caterina Farassino che opera a sostegno dei bambini in condizioni economiche disagiate. Come sempre, sul palco ci sono tutti: Subsonica, Fratelli di Soledad, Africa Unite, Linea 77, gli Statuto, Bianco, LnRipley, Punkreas, i Monaci del Surf, Mau Mau, Bandakadabra, Cibo, Sweet Life Society, Die Zwei, Less Than a Cube, Materia Nera, The Minis.

Incontriamo i Monaci del Surf: Fabrizio (in arte Nikki) e Mattia (Mat) sono due dei componenti di questa band, tutta torinese, che da sette anni è presente al concerto degli Amici di Piero. D: Perché partecipate al concerto degli Amici di Piero?
R. FABRIZIO: “Per il forte concetto della proprietà transitiva dell’amicizia: io non conoscevo personalmente Piero, mentre Mattia sì, e visto che siamo amici degli Amici di Piero, ci sentiamo anche noi chiamati in causa per questa bella iniziativa che ricorda in un modo meraviglioso una persona scomparsa, cioè facendola rivivere nelle nostre esibizioni”.

D: La vostra band suona surf rock: consigliate un vostro pezzo agli amici che non vi conoscono e che vi vogliono ascoltare per la prima volta?
R: FABRIZIO/MATTIA: “Noi suoniamo, mascherati da luchadores, ovvero da lottatori messicani, cover di grandi successi; rivisitiamo vecchi pezzi e sigle di programmi televisivi e colonne sonore in chiave surf rock. Sicuramente possiamo suggerire di cercare in Internet la nostra canzone Benny Hill o quella di Tetris, che hanno sound molto adatti ai giovanissimi”.

Dopo i Monaci, che ringraziamo per la disponibilità, incontriamo Alberto Bianco, in arte Bianco. Un musicista torinese di 32 anni, sempre vissuto a Torino e che ha collaborato con tanti artisti italiani. D: Alberto, perché sei qui?
R: Ero amico di Caterina Farassino, quindi mi fa piacere partecipare a un evento che la ricorda. Si tratta di una giusta causa, è bello che ci sia tanta solidarietà, Caterina ne sarebbe contenta. D: Che tipo di musica suoni? R: Faccio musica pop che racconta anche storie post adolescenziali, come il pezzo “Le stelle di giorno” che suona come una ninna nanna, oppure la canzone “Filo d’erba” che contiene il senso della consapevolezza che i momenti difficili finiscono sempre e lasciano spazio ai periodi belli. È un messaggio di speranza vero e proprio.

D: Da quando hai iniziato a suonare hai mai avuto momenti di sconforto?
R: Suono da quando avevo sei anni ma fino ad ora non ho mai pensato di abbandonare la musica. Non è sempre stato quello che ho fatto come mestiere ma ora, da circa due anni e mezzo, è diventata la mia professione a tempo pieno.

D: Qual è il tuo ultimo album?
R: Si intitola “Guardare per aria”, è uscito nel 2015.
Al concerto degli Amici di Piero partecipano anche i giovanissimi The Minis, band composta da ragazzi che hanno come età media 13 anni, e sono Julian Loggia al basso e alla voce, Zak Loggia alla chitarra ed alla voce, e Luca Canale alla batteria.

D: Ragazzi, avete un messaggio da far avere ai giovani lettori del nostro giornale che hanno circa la vostra età?
R. LUCA: “Vogliamo dire che è importante continuare a sperare sempre, mai abbandonare la speranza.

D: Da quanto tempo suonate insieme e che genere di musica fate?
R. ZAK: “Da più di un anno, da aprile 2015 e facciamo Rock and Roll.

D: Consigliateci qualche vostra canzone da ascoltare.
R. LUCA: “Una s’intitola Mister Beampull e parla di un professore troppo serio. L’altra è Abracadabra che parla di magia perché Julian è appassionato di giochi di prestigio con le carte. L’abbiamo scritta noi in circa tre o quattro mesi.

D: Julian, qual è il gioco di prestigio che ti viene meglio?
R: “È quello che si chiama La Carta Ambiziosa: il giocatore sceglie una carta, poi la rimette nel mazzo e questa risale magicamente in cima. Ma non vi posso svelare il trucco!
Dopo i magici Minis, è la volta dei Die Zwei, un duo inedito formato da Laura e Roberto. Laura ha collaborato a diversi progetti, sempre come cantante, con il nome di Lady Ghost: ha iniziato nel 2005 e non ha mai più smesso; Roberto, invece, è alla sua prima esperienza in un gruppo musicale anche se suona da molto tempo.

D: Laura e Roberto, anche voi al concerto degli Amici di Piero che quest’anno segna il vostro esordio.
R. LAURA: “Sì, con mio marito (ndr: Bobo Boggio, dei Fratelli di Soledad) abbiamo partecipato a tutte le edizioni. Si tratta di un evento molto sentito dalla città di Torino e a cui partecipano spesso anche gruppi non torinesi perché è una bella occasione di suonare e di riflettere allo stesso tempo”. R. ROBERTO: “Io, invece, sono proprio al debutto. I Die Zwei suonano insieme da sei mesi ma nasciamo ufficialmente questa sera ed è una bella emozione farlo qui, in questa kermesse tutta di cuore. Anni fa lavoravo come volontario in una comunità e lì ho scoperto, attraverso la canzone “Meraviglioso” di Domenico Modugno, il potere salvifico della musica.

D: Che tipo di musica suonate?
R: Siamo difficilmente classificabili, ci ispiriamo all’Elettronica concettuale. Il nostro primo pezzo si intitola “Majorana” che è proprio dedicato al celebre fisico scomparso misteriosamente nel 1938. Per maggiori dettagli riguardo la nostra musica, seguiteci su Facebook; siamo un gruppo “appena nato”, ancora con pochi mezzi a disposizione ma abbiamo già i nostri fan. È incredibile constatare come la tecnologia e i social network abbiano abbattuto le barriere, persino della musica.
Ora passiamo all’anima del concerto, allo storico presentatore ufficiale di tutte le edizioni, Domenico Mungo.

D: Che cosa vuol dire per te questo concerto, Domenico?
R: Conoscevo personalmente Piero, ci eravamo incontrati frequentando gli stessi ambienti. Io sono uno scrittore di narrativa, romanzi e racconti, ma anche un insegnante di Lettere e Storia alle superiori, quindi sono sempre a contatto con i ragazzi, in tutte le sfaccettature della mia vita; il messaggio che vorrei trasmettere loro, e che sento davvero mio ogni volta che salgo sul palco in occasione di questo concerto e non solo, è che la musica ci rende davvero più felici. Nella musica troviamo un rifugio, un conforto e una speranza, non dimentichiamocene mai.
Incrociamo Bobo Boggio dei Fratelli di Soledad.

D: Bobo, da quanti anni partecipi al concerto degli Amici di Piero?
R: Da 17 anni, sempre presenti.

D: Che cosa è cambiato dalle prime edizioni del concerto?
R: Prima eravamo in quattro, e lo si teneva ai Murazzi sulle sponde del Po, davanti allo storico locale Giancarlo. Piero era mancato da poco ed era una situazione di pancia, buttavamo fuori tutto il dolore per la sua perdita. Con il passare del tempo è diventato un appuntamento fisso per ricordarlo e pian piano c’è stato il passaggio di testimone anche alle nuove generazioni, vedi la partecipazione dei Minis. La musica non ci lascia mai soli e fa da collante tra di noi.

D: Quale canzone dei fratelli di Soledad consiglieresti a chi non vi conosce ancora?
R: Sicuramente “Je vous salue Ninì”; è una poesia, molto apprezzata dal giovane pubblico. È un pezzo di Kombact Rock ed è perfetta in occasioni come queste, centrate sul sociale.
Dei Linea 77 incontriamo Nitto e Dade che ci parlano della loro esperienza come Amici di Piero.
 R. NITTO: “Abbiamo voluto prendere parte a questa magnifica maratona musicale perché esistono poche situazioni in cui si riesce a fare beneficienza in maniera intelligente e il Concerto Amici di Piero è una di queste, oltre a essere un modo per riunire tante persone che creano una sinergia tale da far respirare energia e vitalità al pubblico e ai musicisti stessi. Il senso è che nessuno si salva da solo, tutto parte da dentro di noi ma se non siamo circondati da persone positive, la nostra energia si perde e si spreca. La musica è lo strumento migliore per trasmettere quel senso di rinascita, quella linfa vitale che è dentro di noi tutti”.

D: Diteci un brano che suggerireste ai lettori del giornale dell’UGI.
R: DADE: “Sicuramente la canzone Il Veleno, che racconta dell’aggrapparsi alla vita con le unghie e con i denti. Oltre naturalmente al brano Fantasma, che è anche il più conosciuto”.

D: Qual è il vostro ultimo album?
R: Si intitola “Oh!” e trasuda l’importanza dell’imparare a stupirsi. O del disimparare il cinismo. Il tema è lo stupore in tutte le sue accezioni.
Parliamo con Oscar, il frontman degli Statuto, gruppo che suona insieme dal 1983 ma che è sempre attualissimo per le tematiche che affronta.

D: Oscar, anche a te la stessa domanda: perché siete qui stasera?
R: Ero amico fraterno di Piero, fin dall’adolescenza e abbiamo piacere che venga ricordato.

D: Che cosa è cambiato dalle prime edizioni?
R: Sicuramente la dimensione dell’evento ma non il cuore. È sempre stata una serata non monotona, con i gruppi che erano e sono davvero amici di Piero; e il pubblico giovane lo capisce, che è un evento di cuore. La musica permette di trasmettere le emozioni in una dimensione più libera, non c’è spazio per la negatività perché il coinvolgimento mentale e fisico è totale. Quindi difficilmente riesci a pensare ad altro.

D: È sicuramente un bel messaggio per i ragazzi che vogliono avvicinarsi alla musica. Un vostro brano da suggerire a chi non vi conosce?
R: Il pezzo si intitola “Batticuore” e parla di un ragazzino che vorrebbe essere utile agli altri e che poi rischia di prendersela troppo.

D: Come definiresti il vostro genere?
R: Noi siamo un gruppo Mod che suona Ska. Suoniamo insieme da più di trent’anni, ma per le tematiche affrontate siamo sempre attuali.
A questa lunga maratona della musica a favore di UGI e della Fondazione Caterina Farassino, hanno partecipato anche i Subsonica, i quali non perdono un’edizione per ricordare il loro caro amico Piero. Abbiamo chiesto a Samuel, voce dei Subsonica, il senso della loro partecipazione al concerto.
SAMUEL: Piero è stato il nostro primo fonico di palco. Il fonico di palco è quella figura che controlla che l’esecuzione musicale sia ottimale e quindi consente al pubblico un ascolto ottimale del concerto. Ha un ruolo di protezione e cerca di aiutarti sul palco. Partecipiamo a tutte le edizioni perché è un buon motivo per rivivere i momenti belli passati con lui e perché è un modo per ringraziarlo per tutte le volte che ci ha aiutato e “protetto”.

D: Il concerto degli Amici di Piero è molto sentito anche dal pubblico e dalla città, non solo da chi lo conosceva personalmente.
R: Esiste un grosso movimento verso le tematiche sociali, c’è molta partecipazione perché alla fine tocca tutti profondamente.

D: Che cosa vorresti dire ai nostri ragazzi che stanno affrontando un momento delicato a causa della malattia?
R: Quando ero più giovane ho sofferto anche io di una malattia molto debilitante; in quel periodo ho scoperto che dovevo analizzare la mia parte sana e la mia emotività per trovare un codice con il quale potessi “comunicare” e parlare, accettandola, con la parte malata, perché sono convinto che la guarigione e la spinta verso essa sia sempre dentro di noi.
Anche Max Casacci, chitarrista dei Subsonica, parla di cosa vuol dire partecipare al Concerto.
MAX CASACCI: È una serata intimamente torinese, che ha a che fare con la musica e con chi la ama profondamente. Ero un grandissimo amico di Piero, non solo perché avesse lavorato con noi. Quindi oggi è come se Piero fosse con noi e dentro di noi. Sarebbe bello vedere gruppi di giovanissimi partecipare al concerto pur non avendolo mai conosciuto, solo per condividere questo spirito di riconoscenza che ci lega alla sua memoria. Oggi è la festa della musica che Piero amava tanto, non una celebrazione asfittica ed è giusto festeggiare, appunto. La cosa bella, poi, è questa sana competizione che c’è tra i gruppi: tutti vogliono dare il meglio sul palco e ne esce vincitrice sempre lei, la musica.

D: Che cos’è per te la musica, Max?
R: È la dimensione di appoggio nei momenti duri e bui; una canzone appartiene a chi la usa, a chi ne fruisce ed è qui che ti rendi conto che scrivere una canzone è un’esperienza preziosa perché sono le persone che fanno vivere la musica, non chi la produce, non chi la realizza. Se una canzone ci parla, ci appartiene già.
Anche Boosta, tastiere della band, è della stessa opinione ed esalta il ruolo della passione che non si deve perdere quando si suona. “Bisogna essere onesti - dice - e farlo con passione, mostrandola ai giovani e sperando che ne vengano contagiati”.
In questa lunghissima serata non poteva mancare l’incontro con Madaski degli Africa Unite. Attraverso il racconto, molto personale, della sua esperienza con la malattia, emerge il ruolo fondamentale che la musica ha rivestito in quei momenti e dice: “La musica ti plasma, ti trasforma e può darti molte vie di uscita, ma la chiave per la porta della guarigione, devi cercarla in te. La musica è una metafora di come tu ti rapporti con le tue passioni, le quali, in un modo o nell’altro, ti aiutano a guarire”.
Riguardo alla presenza sul palco del Concerto dice: “Partecipiamo perché si tratta di una manifestazione molto pulita, senza secondi fini, organizzata da persone perbene e di cui ci si può fidare, quindi perché non esserci? Esistono moltissime iniziative benefiche ma il fatto che per una sera, siamo tutti amici di Piero, è bellissimo”.

D: Anche a te chiedo un suggerimento di un brano degli Africa Unite per i nostri lettori che vogliono conoscervi.
R: Suggerimenti non ne ho; sarebbe bello se si ascoltasse qualche nostro pezzo e nel momento in cui ci si riconosce, ecco lì vuol dire che i nostri codici di comunicazione si sono incontrati. E allora quel brano è fatto apposta per quella persona e ci parleremo attraverso un codice, una lingua, che ci accomuna.
L’ultimo ma non meno importante è lui, Tati, l’organizzatore e ideatore dell’evento fino dal 1999. Lo incontriamo nel suo ristorante, nel centro di Torino, poiché la sera del concerto era troppo impegnato a fare andare tutto nel verso giusto.

D: Tati, che cosa vuol dire per te organizzare un evento di questa portata?
R: Lo organizzo tutti gli anni per ricordare un amico, Piero. Le prime edizioni erano organizzate a quattro mani con la fidanzata di Piero, alla Lega dei Furiosi e da Giancarlo, storici locali dei Murazzi di Torino; eravamo coadiuvati anche da Franchino, personaggio molto conosciuto dalla movida torinese e che allora forniva il service dell’evento: Piero aveva iniziato a lavorare come fonico proprio con lui. In quelle edizioni ho conosciuto UGI e non ci siamo più lasciati!

D: Ti occupi tu di coinvolgere gli artisti?
R: Sì, sempre. Li chiamo a rapporto e mi danno sempre la massima disponibilità.

D: Quanto dura l’organizzazione di un concerto?
R: Un mese e mezzo circa. Lo organizzo e ho sempre il supporto di tre figure molto importanti: Rocco, che è il Direttore di palco, Simone che si occupa dell’audio e Giorgio alle luci. Si tratta di figure molto importanti perché io “aggancio” i gruppi e poi loro si occupano della parte tecnica, i cambi, le luci, i mixer. Un’altra figura molto importante per lo svolgimento del concerto è Alessandro Mautino che rappresenta la proprietà del Cacao, il luogo dell’evento nel Parco del Valentino; è lui che mette a disposizione il locale e il personale, che, per l’occasione, lavora completamente gratis.

D: Ci sono altre persone coinvolte nell’evento e che dobbiamo ringraziare?
R: Ovviamente i proprietari del Cacao, Claudio Bonelli e sua figlia Tatiana, che è anche moglie di Alessandro Mautino, al quale danno carta bianca per la gestione dell’evento. È importantissimo ricordare anche il mitico Giancarlo, proprietario dell’omonimo locale dei Murazzi. Senza di lui non saremmo mai partiti con la prima edizione del concerto; è lui che ha permesso che diventasse l’evento che è oggi. Gli sarò sempre grato, per i contatti e le conoscenze che ho sviluppato negli anni in cui ho lavorato con lui e per la disponibilità che ha mostrato per far nascere questa kermesse.  
 

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