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Andrea Tiberi

Andrea Tiberi: un campione di MTB

Dedicarmi allo sport mi ha dato forza nella malattia

Ci piace raccontarvi la storia di un grande uomo e grande sportivo. Si chiama Andrea Tiberi, è torinese ma ora vive con la sua famiglia a Oulx in Valle di Susa. È olimpionico di mountain bike, tre volte campione italiano, ha corso nelle recenti Olimpiadi di Rio. Sorridente e disponibile accetta con entusiasmo di parlare di sé e della sua storia.

Ci può raccontare la sua storia e la passione per lo Sport?
Lo sport ha sempre fatto parte della mia vita, fin da piccolo ne ho praticati di ogni.. ma all’età di 11 anni mi sono innamorato degli sport di fatica e di montagna, in particolare mountain bike e sci di fondo che ho continuato a praticare nell’età dell’adolescenza acquisendo, man mano che gli anni passavano, la consapevolezza del fatto che avrei voluto che lo sport diventasse anche la mia occupazione e che alla fine avrei potuto farcela, quindi all’età di 18 anni ho abbandonato lo sci di fondo, ho scelto di pedalare e di fare il ciclista professionista. La passione è la fiamma che ha sempre tenuto e che tutt’ora tiene viva la motivazione nel praticare una disciplina sportiva a livello agonistico e professionale. Perché lo sport certamente dà tanto ma chiede anche tanto. Ma ogni sportivo poi ha un sogno che di solito è quello di andare alle Olimpiadi.. è per questo che dedichiamo tutti noi stessi ed è li che vogliamo arrivare. Io all’inizio di quest’anno ero ormai quasi certo di essere convocato nella selezione olimpica grazie ai risultati degli ultimi anni, poi, a febbraio, la scoperta di un tumore della tiroide ha rimesso tutto in discussione.

C’è chi dice che sport e malattia siano inconciliabili, cosa ne dice?
Beh, sono uno sportivo, quindi sono un po’ di parte. Non sono un medico, ma di una cosa sono certo: quando ricevetti la notizia della mia malattia rimasi realmente scosso; per la prima volta nella mia vita avevo perso la maggior parte delle mie sicurezze messo di fronte a qualcosa che non potevo controllare. Ebbene, continuare a praticare il mio sport, con l’obiettivo di rimettermi in pista al più presto per tornare in lotta per la qualificazione olimpica è stato ciò che mi ha tenuto con la testa sulle spalle e che, anche nei momenti di maggior paura, mi ha dato forza. A una settimana esatta dall’operazione di Tiroidectomia totale sono tornato in bici. Un mese dopo, ero di nuovo in gara. A giugno ho ottenuto la qualificazione olimpica. Come avrei affrontato la questione se non ci fosse stato lo sport di mezzo? Non posso dirlo con certezza ma probabilmente avrei barcollato un po’ di più prima di tornare a camminare diritto. Ovviamente la mia fortuna è stata quella di aver dovuto interrompere per poco tempo la mia attività e di aver potuto riprendere senza troppe controindicazioni (anche se per i primi due mesi respiravo malissimo!) e il rapporto sport/malattia ovviamente dipende molto dalle possibilità che la malattia ti lascia di praticarlo... ma credo che, se lo sport è una delle attività ludiche per eccellenza e se le attività ludiche sono quelle che per definizione “ci fanno stare bene”, allora queste sono un ottimo elemento nella lotta a qualcosa che ci fa stare male, come una malattia.

 Che cos’è lo sport per Lei? Una dimostrazione di bravura e di forza o uno stile di Vita?
Per me la cosa bella dello sport sta nel fatto che è tante cose diverse a seconda della situazione: è certamente uno stile di vita, io lo pratico da sempre e sono convintissimo che sia un’attività che TUTTI dovrebbero praticare per TUTTA la vita perché fondamentale per una buona salute, è certamente anche una dimostrazione di forza: a volte a noi stessi, per migliorare la nostra autostima e per trovare soddisfazione in una sfida o in una vittoria, a volte agli altri, per dimostrare che ce la potevi fare e che hai fatto bene a non mollare; ma è anche tante altre cose, a volte un’ora di sport equivale ad un’ora di terapia dallo psicologo, a volte è un mezzo di aggregazione, è un GRANDISSIMO mezzo educativo, può essere un mezzo di promozione e diffusione di un messaggio, come lo è stato nel caso della manifestazione “LET’S GO BIKING” dove con il vostro patrocinio abbiamo cercato di contribuire a farvi conoscere e sostenervi nella nostra zona. Potrei andare avanti ancora con tanti esempi semplicemente per dire che grazie allo sport puoi fare davvero un sacco di cose. E tutte in modo diverso possono farti stare bene. E’ triste ed è un peccato quando viene vissuto in modo monotematico.

Se ci sono, quali possono essere i benefici che derivano dalla pratica dello sport per un ragazzo malato o un Disabile?
La malattia o la disabilità sono prove molto dure a livello mentale, all’inizio sono difficili da accettare, dopo diventa complicato affrontarle e conviverci, nel tempo tendono a sfiancare le tue energie mentali. Al contrario lo sport è un qualcosa che accresce la tua autostima: il raggiungimento di un obiettivo, il superamento di un ostacolo o di una prova, rafforzano la motivazione e ti caricano mentalmente. Una toglie, l’altro dà. Lo sport ti tiene in atteggiamento combattivo, quello che serve per affrontare le difficoltà. Credo che l’atteggiamento sia importantissimo quando bisogna lottare contro una brutta malattia e in questo lo sport ti dà una marcia in più.

Andrea parlerebbe ancora e molto, si nota in lui l’atteggiamento positivo e la voglia di combattere con le sue energie e la sua passione. Ma è anche molto riservato. Lo zio ci racconta che è un ragazzo acqua e sapone, che si distingue per la sua riservatezza, per il rigore, la disciplina e la tenacia. È sua l’idea di fare una gara promozionale a favore dell’UGI, Kids for Kids. 120 bambini iscritti e presenti malgrado il tempo piovoso. Andrea sulla sua bici olimpionica a guidarli. 
 

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