ANNA STANTE

ANNA STANTE


Lo sapevate che il significato dei messaggi con i quali comunichiamo con il mondo esterno è affidato per lo più al corpo? La comunicazione, infatti, è composta al 7% dal linguaggio verbale, ossia dalle parole, e al 93% dal linguaggio non verbale composto di gesti, sguardi, espressioni del viso, postura, andatura, gestione degli spazi e infine dalle qualità dei suoni che emettiamo nel parlare (linguaggio paraverbale). Diversamente dalle parole, la cui funzione primaria è quella di scambiare informazioni e solo secondariamente emozioni, il linguaggio non verbale serve specificamente a manifestare i nostri stati d’animo.
Chi conosce molto bene l’importanza che il linguaggio del corpo ha nella comunicazione è l’attrice Anna Stante che collabora con UGI, in forma sempre gratuita, ormai da tre anni.
Anna ha studiato presso la “Bottega Teatrale”, l’accademia fondata da Vittorio Gassman.
Nata con il teatro, ha lavorato anche in televisione, nella pubblicità e nel cinema. Insegna inoltre presso una scuola di teatro.
Abbiamo rivolto ad Anna una serie di domande per farci raccontare la sua esperienza in UGI e per farci spiegare gli aspetti comunicativi del suo mestiere.

Anna, ci racconti le tue esperienze con UGI?
Certo. Ho prestato la mia voce per gli spot, uno per la tv, uno per la radio e infine per la narrazione del cartone animato realizzato per spiegare ai più piccoli perché un loro compagno si deve assentare da scuola per un periodo.

Come hai vissuto queste esperienze con UGI?
Innanzitutto sono molto contenta di aver prestato la mia voce per un’ottima causa e poi per me sono state tutte esperienze molto belle grazie alle persone piacevoli con cui ho collaborato. Tutti, infatti, all’interno di UGI sono molto carini e gentili. Sono state inoltre esperienze che ho trovato molto interessanti, perché come attrice, pur avendo spaziato in molti settori oltre al teatro, non mi ero ancora cimentata nel doppiaggio e con UGI mi sono avvicinata anche a questo, anche se non si tratta di un vero e proprio doppiaggio, ma di una narrazione.

Ci puoi spiegare, a grandi linee, gli aspetti comunicativi del tuo mestiere?
Sicuramente nella recitazione la voce è molto importante e, a seconda del personaggio da interpretare e della situazione, è possibile modularla in base, ad esempio, al timbro e alle pause. Sono fondamentali la tecnica, l’esperienza e lo stato d’animo. Anche nella vita reale, a seconda delle occasioni, è possibile modulare la voce per raggiungere l’obiettivo prefissato. Ritengo che questo sia, infatti, un aspetto molto importante ad esempio quando si comunica una diagnosi di tumore. Per farvi un altro esempio, vi racconto della nascita di mia figlia che è nata prematura a circa ventisei settimane e che adesso per fortuna è una ragazza grande e forte. Ovviamente appena nata è stata portata subito in terapia intensiva neonatale ed io ero preoccupatissima. Quando parlavo con il primario, piangevo e mi disperavo perché lui mi parlava con la voce bassa, sospirando in continuazione e con un atteggiamento negativo; ma quando parlavo con la dottoressa che l’aveva in cura in reparto, mi riprendevo immediatamente perché lei aveva un tono squillante, il sorriso sul viso e un atteggiamento energico.

Quindi adesso stiamo parlando anche del linguaggio del corpo?
Certamente. La comunicazione nasce dal linguaggio del corpo e poi si tramuta in parole; nasce da un atteggiamento fisico, da un gesto che precede la parola. Importantissimo è lo stato d’animo perché la voce che esce cambia in base ad esso. Lo stato d’animo inoltre ti conferisce un atteggiamento fisico. Nella vita la tristezza ti conferisce un atteggiamento fisico diverso dall’allegria.
A mio parere il linguaggio del corpo è davvero molto importante tanto che, per lavorarci su durante le lezioni, chiedo ai miei allievi di mettersi di spalle e provare a comunicare il loro stato d’animo.

Concludiamo quindi con una riflessione sul valore del linguaggio e sull’importanza di un’adeguata comunicazione in tutti gli ambiti e soprattutto in quello ospedaliero che questa testimonianza ci ha aiutato a capire: anche la parola può curare e sicuramente è una risorsa primaria che non deve mancare in una relazione medico-terapeutica.
di Roberta Fornasari)

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