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Arianna Orla e la sua famiglia

Arianna Orla e la sua famiglia

1999. una diagnosi ed un lieto fine.
Mamma Sandra e papà Piergiorgio raccontano.


Quando sta per arrivare un  figlio, il primo pensiero dei  genitori è che nasca in buona  salute e sano.  Quando il figlio viene al  mondo è un’immensa gioia e  da quel momento tutta la vita  di mamma e papà è rivolta a  questo frugoletto.  Il bagnetto, la pappa, i vestitini,  l’arredo della cameretta e poi  l’asilo, la scuola, lo sport…si  immagina la strada che possa  scegliere osservando le sue  attitudini.  I genitori non pensano mai che  il loro figlio possa seriamente  ammalarsi.  Ecco, questo è accaduto a  noi con Arianna, la nostra  secondogenita.  Un giorno come tanti ci  siamo ritrovati catapultati  in una tragedia: la nostra amata cucciola colpita da un  tumore al fegato con metastasi  peritoneali e polmonari a soli  due anni e 8 mesi.  In un attimo si è spenta la luce,  il sole ha cessato di scaldare le  nostre vite. 
Ci siamo ritrovati a vivere giorni  di sbandamento e incertezza,  paura che il peggio potesse  accadere e, in tutto questo,  la tristezza di dover lasciare  Alessia, la nostra primogenita  quasi sempre sola con i nonni.  La nostra preoccupazione era  anche per lei, non volevamo  che soffrisse a soli 8 anni, era  ancora piccola per affrontare  un ostacolo troppo alto anche  per noi adulti.  Inutile spiegare quello che  ci è passato per la mente ma  da quel momento abbiamo  affrontato l’ostacolo con grinta e determinazione.  E’ iniziata per noi la sfida  contro il male.  Non possiamo negare che più  volte abbiamo toccato il fondo; le ricadute e la resistenza  alla malattia ci hanno più  volte piegati ma ci siamo  sempre rialzati con maggior  forza, maggior convinzione di  riuscire a farcela.  Arianna reagiva come se  non avesse nulla, sempre  allegra e positiva, una piccola  “combattera”, come amava  definirsi. Arianna amava vivere e noi  abbiamo seguito il suo istinto. 
Abbiamo cercato di farle vivere  quel momento come il più  normale possibile.  Da quell’incubo sono passati  17 anni, ora è una bellissima  ragazza, una ragazza che si è  buttata alle spalle un periodo  buio e come tutti i periodi bui  chissà se a volte le tornano alla  mente, chissà quali sono i suoi  ricordi.  Noi come genitori abbiamo  preso la parte positiva di  questa esperienza e siamo  diventati, dopo qualche tempo,  volontari dell’UGI.  Cerchiamo di infondere così  serenità a tutti i genitori e  bambini che entrano a far  parte di questa famiglia, siamo  orgogliosi di aver ricevuto  allora aiuto da quelli che erano  volontari e che lo sono tutt’oggi.  Cerchiamo di essere persone  meravigliose come coloro che  nel 1999 ci avevano accolti a  braccia aperte, regalandoci  comprensione al tanto dolore  che stavamo vivendo. 

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