ARTE E MALATTIA

ARTE E MALATTIA

L’arte come medicina per i malanni dell’animo. 

È ormai accertato che l’arte abbia un ruolo fondamentale nella vita dell’uomo. Ci aiuta a riflettere, a comprendere meglio, ci porta in mondi lontani, ci fa condividere emozioni e sentimenti, ci porta a meditare. L’arte è salutare e terapeutica, una sorta di medicina. Lo dicono in molti, critici d’arte, filosofi, psicologi e medici, ma lo dicono anche i pazienti. Molti saggi sono stati scritti a tale proposito e tra questi uno di recente pubblicazione, “L’arte come terapia”.
Gli autori sono John Armstrong e Alain De Bolton, rispettivamente filosofo e giornalista, che individuano le proprietà medicinali dell’arte. Ci sono opere per ogni tipo di malattia e per ogni malessere in quanto l’arte fa bene e non ha controindicazioni. Anche noi, in UGI, abbiamo potuto constatare le virtù che l’arte possiede accompagnando i bambini di Casa UGI ad alcuni laboratori fatti in collaborazione con la GAM (Galleria d’Arte Moderna di Torino). Ogni volta in cui ci si preparava per il laboratorio il fermento era grande e la voglia di esprimersi dei bambini superava la timidezza e la ritrosia che talvolta impediscono l’espressione spontanea. Davano libertà a ciò che tenevano dentro esprimendosi con i colori e i tratti. Un vero laboratorio terapeutico, a dirla con Armstrong e De Bolton. Non una fuga, ma una presa di coscienza. Ma ciò che avveniva di straordinario era la grande attenzione con cui i bambini e i ragazzi osservavano le opere d’arte in galleria. Allora è proprio vero che l’arte dà speranza, cura il dolore, dona equilibrio. 
Ci dà speranza perché i pittori ci mostrano un mondo migliore; cura il dolore perché ci insegna a vivere meglio e il dolore svanisce anche solo per un attimo; dona equilibrio perché l’arte ci spinge a dare il meglio di noi stessi. E poi, molto semplicemente l’arte ci aiuta a tenere a mente ciò che veramente vale la pena essere ricordato, non solo, ma evidenzia i dettagli. Un quadro di Dürer mette in risalto i fili d’erba, uno di Constable il cielo, uno di Duchamp vede gli oggetti in un’altra prospettiva. Quale meravigliosa terapia per l’attenzione, per imparare a godere di un filo d’erba o di un cielo dalle mille sfumature o ancor meglio un oggetto che si anima in altro modo. E proprio il quadro che ci piace di più è quello che ci svela e ci dà equilibrio. Quindi l’arte come medicina per i malanni dell’animo. Basti pensare a come è nata la “Divina Commedia”, dall’esilio di Dante lontano dalla sua amata Firenze, o lo stesso Leopardi, il quale riversava nei propri scritti il suo inguaribile “male di vivere”.
Allo stesso modo hanno ragionato, ed agito, alcuni dei più grandi pittori della storia, come ad esempio Vincent Van Gogh. Quindi anche ammirare le opere diventa un metodo di annullamento del dolore fisico riducendo i livelli di ansia e depressione, aumentando, invece, la produzione di serotonina, nota come l’ormone del buonumore. L’arte ci rende meno soli.
Quando non siamo in grado di esprimere quanto abbiamo dentro di noi l’arte ci viene in aiuto rendendo visibile il dolore che nascondiamo. Le opere d’arte ci dicono che la tristezza o la disperazione fanno parte della condizione umana. Contro il finto ottimismo della famiglia “del mulino bianco” si contrappone il sapere che ogni vita porta con sé confusione, sofferenza, solitudine e angoscia. La malattia, quella oncologica soprattutto, è un evento in grado di cambiarci la vita, ma anche di accendere energie nascoste e risvegliare stimoli sopiti, e questo l’abbiamo potuto constatare con i nostri bambini nel corso di alcuni laboratori di disegno, scrittura creativa, osservazione e spiegazione delle opere d’arte. L’arte entra nei processi creativi di ognuno di noi in qualsiasi momento della nostra vita e compensa ciò che ci manca aiutandoci a confrontare idee, progetti ed esperienze. E noi che viviamo in un paese bellissimo e ricco di opere d’arte, dove ogni città offre la possibilità di vedere e assaporare la bellezza che aiuta dovremmo sfruttare l’arte come incoraggiamento e come fonte costante di sostegno per star meglio. Non solo, in un periodo in cui si parla spesso di umanizzazione dei reparti di ospedale e, in particolar modo di quelli oncologici, dovremmo far entrare l’arte visiva nei corridoi e nelle stanze dando la possibilità ai pazienti adulti ed ai più giovani di osservare e comprendere nel profondo. Sarebbe bello poter alternare le opere dando così la possibilità a tutti di ampliare le proprie conoscenze e allargare le prospettive e, perché no, portandoli in altre dimensioni lontano dalle terapie e dalla malattia.

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