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COVID, DALLA A ALLA Z

LA CRISI C’È, È EVIDENTE A TUTTI, MA COME NE VERREMO FUORI E QUANDO, NON SI SA

Difficile fare un’analisi serena del tempo che abbiamo vissuto e stiamo vivendo. Tante opinioni, tante idee, tante previsioni. Epidemiologi, virologi, medici, infermieri, politici, sindaci e presidenti di Regione, ognuno ha detto la sua creando a tutti quanti una confusione indescrivibile.
A chi credere? Chi seguire?
Gli esperti non sono mai d’accordo, chi è ottimista e chi pessimista, chi vuole aprire e chi terrebbe tutto chiuso ancora per un po’. Chi parla di una crisi economica mondiale senza precedenti e chi cerca di creare un clima di blando ottimismo che non attecchisce. La crisi c’è, è evidente a tutti, ma come ne verremo fuori e quando non si sa.
Un tourbillon di parole che non credevamo di pronunciare per così tanto tempo e così spesso hanno affollato le nostre menti e tenuto banco nelle nostre conversazioni.
Iniziamo dal protagonista di questa lungo periodo storico: il COVID 19.
“Il 9 gennaio 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato che le autorità sanitarie cinesi hanno individuato un nuovo ceppo di coronavirus mai identificato prima nell’uomo. Il virus è associato a un focolaio di casi di polmonite registrati nella città di Wuhan, nella Cina centrale. L’11 febbraio, l’OMS ha annunciato che la malattia respiratoria causata dal nuovo coronavirus è stata chiamata COVID-19”. (Istituto Superiore di Sanità)
Da quel mese di febbraio non c’era persona che non sapesse quanto il virus fosse aggressivo e pericoloso per l’uomo.
I telegiornali assomigliavano a un bollettino di guerra: quanti ricoverati in terapia intensiva e quanti decessi si contavano al giorno. Ci si informava quanti letti di terapia intensiva avesse l’ospedale vicino a casa e come affrontare i primi sintomi.
Si inizia quindi a parlare di tamponi: un test rapido e indolore che consiste in un bastoncino tipo cotton fioc che viene strofinato sulla mucosa di naso o bocca e serve per diagnosticare la presenza del virus nell’organismo e quindi l’infezione in corso.
E poi ci sono anche i test sierologici che, invece, servono per capire se una persona è già entrata in contatto con il virus.
Ma ormai si parla di pandemia: una parola che deriva dal greco, pan–demos tutto il popolo, e che descrive una malattia che si espande rapidamente su vaste aree coinvolgendo gran parte della popolazione mondiale. Il Covid 19 è diventato una pandemia. Quello che è iniziato in Cina è arrivato in Italia, poi in Francia, in Spagna, Inghilterra, oltre oceano fino negli Stati Uniti, in Brasile, in Colombia. Ovunque.
Chiunque, tranne i bambini fino a sei anni, deve indossare fuori casa la mascherina. Ogni regione si è regolata in modo diverso. In Piemonte s’indossa la mascherina quando si è in luoghi chiusi, sui mezzi pubblici o in presenza di assembramenti. Ormai ce sono di ogni tipo: colorate, di stoffa, lavabili o monouso, firmate o fatte in casa, con tasca per il filtro, chirurgica o con valvola. Ormai fa parte del nostro abbigliamento, si esce di casa con chiavi dell’auto, telefonino e mascherina. Se non ce l’hai non puoi entrare in un bar, non puoi fare la spesa, non puoi stare accanto a nessuno, non puoi entrare in nessuno luogo chiuso. E poi bisogna sanificare le mani. Non basta lavarle, bisogna sanificarle. Gel disinfettanti, antibatterici, alcolici, igienizzanti, idroalcolici. Insomma le mani devono essere pulite e magari anche protette da guanti monouso, in vinile, in lattice, usa e getta.
In ogni caso è necessario osservare la distanza sociale o distanza di sicurezza. Un metro, due metri, in auto, negli uffici, in coda, mai stare vicini, mai toccarsi. E se ti viene da tossire o da starnutire meglio allontanarsi e comunque farlo nella piega del gomito perché chissà se sei contagioso? E se fossi asintomatico ma portatore di virus? Un incubo.
E poi il lockdown o misura di confinamento. Tutti a casa, non si esce, non si va da nessuna parte. Negozi chiusi, uffici chiusi, chiese chiuse, cinema e teatri chiusi, parchi chiusi, giochi inavvicinabili! Non si va a spasso, non si fa sport, relazioni sociali ridotte al minimo. Strade senza traffico, silenzio mai provato prima, la natura respira, gli animali si sono ripresi lo spazio. Tutto avviene online. Telefonini, computer, tablet sono andati alla grande. Riunioni su Zoom, su Skype, telefonate con Whatsapp almeno per vedersi. Corsi online, webinar, mail a profusione. La tecnologia ci ha aiutati tantissimo. Aperitivi ognuno a casa propria, giochi per bambini sul video, ginnastica per ogni gusto da seguire online. La scuola si è organizzata in fretta per non lasciare i ragazzi e i bambini soli. Lezioni su schermo, interrogazioni e compiti, addirittura esami fatti seduti nella propria stanza.
C’è chi ha letto di più, chi ha messo ordine dove mai avrebbe messo le mani, chi si è dedicato alla cucina, chi invece ha guardato film a non finire, chi ne ha approfittato per riposarsi, chi ha patito l’isolamento, chi non ha creduto alla necessità di un tale provvedimento, chi ha avuto molta paura. E poi c’è chi ha perso il lavoro e si è trovato in una situazione difficilissima e insopportabile. Soldi finiti, spesa da fare, famiglia da mantenere, come fare? Come affrontare tutto ciò? Per fortuna ci sono state molte persone che hanno saputo condividere, che si sono date da fare per distribuire aiuti e conforto dando una speranza a chi la stava perdendo.
Ma l’isolamento è stato terribile per molti. Per gli ammalati che non hanno più avuto nessuno al loro fianco; per i bambini ricoverati che non hanno più visto nemmeno i loro parenti, che non hanno avuto distrazioni come quando c’erano i volontari che giravano nei reparti, niente giochi, niente laboratori, niente scuola in ospedale. Solo la televisione, la radio, il computer. L’UGI ha potuto, grazie alla radio che gestisce, raggiungere ogni giorno i bambini e i ragazzi durante le trasmissioni e ha avuto modo di organizzare laboratori online.
Sono stati un aiuto concreto e continueranno ancora fino a quando non si potrà tornare a quella norma a cui prima non facevamo caso ma che era una gran fortuna.
di Marcella Mondini

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