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Giulia e Giacomo

Dall’Ospedale alla Winner’s Cup

UNA LUNGA STRADA CORONATA DA GRANDI RISULTATI

Nelle pagine del nostro periodico sono state raccontate storie eccezionali di giovani pazienti del reparto di oncoematologia pediatrica dell’Ospedale Regina Margherita. Oggi protagonista di queste pagine è l’incontro con Giacomo e Giulia, ex pazienti del reparto, ed il Torino F.C. La voce dei ragazzi racconterà la collaborazione dell’Ugi con la squadra del capoluogo piemontese per un grande numero di attività, non ultima la creazione di una squadra di calcio in grado di reggere il confronto con le altre partecipanti alla Winner’s Cup. Questo torneo di calcio è promosso da Fiagop (Federazione Italiana Associazioni Genitori OncoEmatologia Pediatrica), dalle associazioni SIAMO (Società scientifiche italiane Insieme per gli adolescenti con malattie oncoematologiche) e appoggiato dalla F.C. Internazionale.
Già da due anni l’Ugi partecipa a questo torneo, dimostrando grandi qualità calcistiche con la squadra “100%”. Sotto la guida attenta diell’allenatore Marco Morra, le specificità dei vari calciatori hanno avuto l’occasione di sbocciare, portando la “100%” ad un meritatissimo secondo posto del loro girone. E’ sopratutto grazie all’intervento di Emiliano Moretti che l’Ugi è riuscita ad entrare in contatto con il Torino F.C. La collaborazione con Marco Morra e Silvano Benedetti, (rispettivamente allenatore della squadra 100% e dirigente del settore giovanile del Torino F.C.) e con i dottori Daniele Bertin e Sebastian Asaftei (pediatri oncoematologi dell’Ospedale Regina Margherita di Torino) ha reso possibile la creazione di questa squadra in grado di competere per la Winner’s Cup.

Come vi siete avvicinati all’Ugi?
E’ capitato nel corso del periodo ospedaliero: durante la lunga degenza continuavamo a vedere un viavai continuo di persone che non erano né pazienti né familiari. Dalle loro magliette siamo venuti a conoscenza del nome dell’associazione per la quale operavano; successivamente abbiamo scoperto che erano tutti volontari pronti a dedicare parte del loro tempo a noi e che l’Ugi era sempre in attesa di collaboratori per le varie attività. Con molti volontari è nato un bel rapporto e così ci siamo lasciati coinvolgere.

Quali attività svolgete in Ugi?
Dopo aver passato del tempo nel team di Radio Ugi - afferma Giacomo - istituita dall’Associazione per comunicare da un nuovo punto di vista le attività, le personalità, gli eventi e soprattutto le voci dei bambini presenti in Casa Ugi nel mondo, ho deciso di buttarmi verso un ambito nel quale avrei potuto esprimere al meglio le mie caratteristiche peculiari: la squadra 100%.

Come è stato il confronto con altri ragazzi che hanno avuto la vostra stessa esperienza?
Il mondo di tutti i giorni e la quotidianità - dice Giulia - sono un qualcosa di diverso rispetto alla vita da degente. In più occasioni è capitato di percepire un distacco tra noi, ovvero coloro che sono stati colpiti da questa malattia, e quelli che non hanno provato questa esperienza. Che sia ben chiaro: nessuno augura una simile esperienza, però questa distanza esiste ed a volte è tangibile. Tenere rapporti di amicizia in un gruppo di lungodegenti o ex-lungodegenti è importante in quanto ci si comprende in maniera intima. Sebbene l’esperienza della malattia sia un qualcosa di unico e completamente diverso da persona a persona, certe sensazioni sono comuni e quasi impossibili da spiegare a chi non ci sia passato. In certi nostri sguardi sono compresi anni di sofferenze, cure, speranze e sogni. E non sono necessarie parole per raccontarsi.

Giacomo, da quanto tempo giochi a calcio e qual è il tuo ruolo in campo?
Da quando ne ho memoria! E’ sempre stata una passione ed è stato con piacere che mi sono avvicinato al ruolo di centrocampista, ma mi adatto alle necessità della squadra dettate dal mister Marco Morra. E’ uno sport che mi appassiona molto sia seguire che giocare. La possibilità di creare un gruppo vero, di imparare dinamiche di collaborazione con i compagni e di confronto con gli avversari è unica rispetto ad altri sport. Nella squadra non esiste un solo vincitore, è la dinamica di gruppo ad essere vincente. Io sono il capitano della squadra ma posso vincere solo se siamo tutti determinati a raggiungere quell’obiettivo e coordinati per ottenerlo.

Per quale squadra tifate?
Ovviamente il Torino FC - rispondono in coro.

Cosa potete dirci sulla Winner’s Cup?
La Winner’s Cup è un torneo dove partecipano le squadre dei reparti di Oncoematologia degli ospedali pediatrici italiani, anche se da quest’anno il torneo è diventato internazionale. Credo sia una grandissima iniziativa, in quanto quest’anno ha permesso a 250 ragazzi provenienti dalla stessa situazione di incontrarsi e di raccontarsi. E’ un modo nuovo ed interessante per dimostrare a molte persone quanto sia possibile vincere il cancro e quali siano i risvolti positivi successivi alla malattia. Siamo comunque ragazzi e ragazze nel pieno della nostra giovinezza e, come molti altri coetanei, adoriamo fare sport. Farlo con il supporto dei grandi professionisti italiani del settore è un’occasione splendida che abbiamo colto senza alcuna remora.

 Come è stata l’esperienza di quest’anno?
Bellissima, oltre a rivedere ragazzi già conosciuti abbiamo fatto nuove amicizie. La cosa che abbiamo apprezzato di più in assoluto è stata vedere crescere la coesione interna della nostra squadra e, anche se non abbiamo passato il girone, sicuramente siamo il gruppo più forte che sia entrato in campo. Non ci rimane che prepararci al meglio per l’anno prossimo: siamo migliorati tantissimo e non vediamo l’ora di crescere migliorando ogni giorno di più, per riuscire a conquistare la tanto agognata Winner’s Cup! 

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