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FABIO LORIS BARCELLA, IL NOSTRO AMICO

FABIO LORIS BARCELLA, IL NOSTRO AMICO


È con noi Fabio Loris Barcella, di Valbondione che dalla sua splendida valle in provincia di Bergamo, è approdato a Torino parecchi anni fa: oggi è la persona che in UGI tutti conoscono.
 
Fabio tu sei amato e apprezzato da tutti coloro che conoscono Casa UGI, per questo vorresti raccontarci brevemente la tua storia e come sei entrato a far parte a pieno titolo del mondo UGI?
Prima di conoscere l’UGI e di lavorare presso questa realtà, ho sempre esercitato la mia più grande e forte passione, la clownerie. È proprio grazie a questa attività che entro in contatto con Casa UGI, inizialmente come volontario con corsi dedicati ai bambini e, in seguito divento dipendente UGI. È stata la mia fortuna perché è un lavoro che adoro e nel quale sono totalmente coinvolto. Trovo importante occuparmi della Casa, organizzare e soddisfare i bisogni delle famiglie, dedicarmi alle attività ludiche con i bambini. Quello che apprezzo di più è avere intorno queste famiglie, diventare loro amico, aiutarle e condividere le gioie e i dolori. Sono più di trecento i contatti con cui interagisco quotidianamente, sia per le attività che per le informazioni. Il mio lavoro non finisce il venerdì sera, e di questo sono molto orgoglioso, è a tutto tondo, senza mai esagerare ovviamente.
 
Tu dici che la tua passione è da sempre la clownerie. Vuoi parlarcene?
Ero molto attento sin da bambino al mondo del circo ma l’occasione per approfondire questo interesse si è presentata a 18 anni. Frequentavo la scuola presso i Salesiani e proprio qui agli allievi venne proposto un corso con il clown Bano Ferrari, fondatore dei Barabba’s Clown ad Arese. Un gruppo che io conoscevo di fama, perché offriva aiuto e conforto con la clownerie a molti ragazzi di strada. Fu per me una gioia enorme, l’inizio di una vita appassionante che continuai a vivere nel tempo con i corsi di Andrè Casaca e Gerardo Mele, due grandi professionisti esperti di clownerie. Tutto ciò mi servì per lavorare con grandi artisti. Fu così che approdai a tre festival internazionali del Circo. Il primo festival fu il Mirabilia, presso Fossano, il secondo fu il Ratataplan con musica etnica, arte e teatro di strada e in tutte e due le occasioni mi esibii con spettacoli personali. Il terzo festival fu a Latina, luogo in cui presentai i miei libri.
 
Senza ombra di dubbio vogliamo conoscere il titolo di ciascuna di queste pubblicazioni.
Il primo libro fu “Noi clown...e voi”, la seconda pubblicazione “Il clown: una vita piena d’amore” e la terza “Fare e essere clown”. Mi racconto totalmente con questi scritti. Mi piace anche ricordare la mia partecipazione al film di Enzo Dino “I luoghi della speranza” e un DVD dal titolo “Il clown con il cuore”.
 
Una produzione importante per chiunque voglia capire il mondo circense. Ora torniamo a Casa UGI e alle giornate che vi trascorri.
Parliamo del periodo pre-pandemico prima, in cui tutto il lavoro era più fluido. Nella Casa ho tenuto corsi di clownerie e improvvisazione ai volontari UGI. Prima della pandemia in presenza ci si divertiva molto! Era una vita totalizzante con i bimbi, i loro genitori, vorrei ricordarla come un gioco costante, perché improvvisamente usavo un trucco con i nostri piccoli, li coinvolgevo e loro coinvolgevano me, ridendo e divertendosi, la cosa più bella. Ora i tempi non sono ancora maturi perché tutto torni come prima, bisogna fare attenzione. Ci stiamo provando, lentamente le difficoltà si sciolgono ma davvero tanto lentamente. Di sicuro la pandemia non ci ha tolto la voglia di sorridere e far sorridere gli altri. In attesa di tempi migliori, tengo corsi alla mia scuola circo a Settimo Torinese. Si chiama Settimo Circo e con me lavorano alcuni docenti che insegnano trapezio, palo cinese, tessuti, giocoleria, trampoli. Settimo Circo ha lavorato con UGI e lavorerà ancora per eventi futuri.
 
Il Circo con la clownerie è per te una filosofia di vita. Per quali motivi?
Nella vita la leggerezza è fondamentale. Ci sono molte difficoltà e occorre imparare ad affrontarle con la maggiore pace possibile. Con il gioco e la clownerie le persone riescono a scaricare il peso del quotidiano, ridere e divertirsi diventa uno sfogo che unisce, si è insieme, ci si sostiene. Inoltre ci si mette in gioco, ognuno tira fuori il meglio di sé, comunicando serenità e gioia. Mi piace dire sempre che il clown è un poeta del sorriso.
 
Come omaggio all’UGI hai qualche episodio che ti torna in mente, vissuto con i nostri bimbi e, o, legato alla tua arte?
Il primo è un ricordo vissuto qui nella Casa con un bambino di 7 anni con cui giocavo a quello che lui chiamava “schiapparella”. Io scappavo e lui mi correva dietro con una macchinina e cercava di prendermi. Io cercando di evitarlo mettevo in pratica tutta la mia conoscenza di cadute, salti acrobatici sui tavoli, tecniche di fuga e lui si divertiva da matti. Un pomeriggio ho corso per quaranta minuti di fila e lui ha sempre riso! Io alla fine sono crollato per terra e mi sono arreso! Quando fai ridere vinci in umanità e questo è grande. In tasca porto sempre con me un sacchetto di carta che tiro fuori davanti ai piccoli. Invito i bimbi a buttarvi dentro una pallina immaginaria che sposta il sacchetto e fa un colpo netto di pallina lanciata...questa è magia pura! Altra cosa che mi è capitata ultimamente e che mi ha fatto emozionare riguarda un papà che, tornando con il figlio in Casa UGI dopo essere stato ricoverato in ospedale, si rivolge al bimbo dicendo: “E’ vero che non vedevamo l’ora di tornare per ridere con Fabio”? Una sera, mentre stavo tenendo il corso di clownerie e improvvisazione ai volontari, è successa una cosa che non mi sarei mai aspettato. Mi giro un attimo e non vedo più nessuno: erano andati tutti in bagno a forza di ridere e divertirsi! In quel momento ho capito che il clown aveva vinto. Ero riuscito a far scoprire che dentro di loro esisteva qualcosa di magico che potevano donare agli altri, sia come volontari, sia come persone. Un qualcosa che con molta semplicità poteva rendere le giornate più liete. Il poeta del sorriso aveva vinto.

Giovanna Francese

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