FABRIZIO MANCA

FABRIZIO MANCA

SONO 2.475 GLI STUDENTI IN PIEMONTE CHE FREQUENTANO LA SCUOLA IN OSPEDALE  
E 64 SONO I DOCENTI IN QUESTE CLASSI SPECIALI

Mai forse come nell’era digitale e della globalizzazione l’istituzione scolastica è stata al centro delle attenzioni della società nel suo complesso. Un carico di attese cui la scuola italiana cerca di rispondere mobilitando energie, risorse e nuove professionalità. Ne è ben consapevole Fabrizio Manca, una vita ed una carriera professionale trascorse dentro l’istituzione e le sue strutture, con ruoli che lo hanno condotto fino alla Direzione generale del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e in ultimo, da settembre 2014, a capo dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte.

Qual è il ruolo della scuola in una società democratica?
Prendo in prestito le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica all’apertura ufficiale dell’anno scolastico: “La scuola costruisce oggi la società di domani”. Questa è l’essenza della sua missione e la scuola vi assolve non solo istruendo ai saperi necessari, ma anche educando le nuove generazioni a quelle che oggi si chiamano competenze per la vita, ossia alla cittadinanza consapevole, al senso di appartenenza alla comunità, al rispetto del bene comune, alla solidarietà, ossia ai valori costitutivi del patto sociale sancito nella nostra Costituzione.

Negli ultimi decenni l’istituzione scolastica sembra aver perso autorevolezza.
Parlerei piuttosto di uno smarrimento complessivo delle comunità educanti dovuto alla scarsa chiarezza delle policy. Il nostro Paese, soffre di due difetti fra loro correlati di ordine culturale, prima ancora che politico e metodologico. Il primo consiste nel ritenere che un sistema complesso, fortemente ancorato alla tradizione, possa cambiare nel breve periodo, quale effetto automatico di una legge di riforma, mentre occorrerebbe accompagnare i processi e dare loro un tempo di sedimentazione, che non può che essere di medio lungo periodo. Il secondo, riguarda la valutazione dell’impatto delle policy sul sistema, che è necessaria e va fatta prima della loro messa a regime, altrimenti non raggiungono il risultato atteso, sfuggono le finalità per cui sono state promosse, generano una diffusa sfiducia e demotivazione fra gli operatori scolastici, che sono poi difficili da recuperare.

Se lei dovesse segnalare una priorità di cui ha urgenza la scuola oggi, quale indicherebbe?
Ne segnalo tre: il contrasto all’emergenza demografica, le analisi recenti indicano che la popolazione scolastica nei prossimi 10 anni diminuirà di un milione di studenti a causa del blocco delle nascite e il fenomeno interesserà per la prima volta anche le regioni del nord. Il ricambio generazionale del corpo docente, la cui età media è fra le più alte d’Europa e del mondo. L’aggiornamento dei contenuti delle discipline e, soprattutto, l’innovazione delle metodologie didattiche e degli ambienti di apprendimento, attraverso il superamento del modello tradizionale della lezione frontale e del paradigma fisico della classe.

Sulla scuola la cronaca recente propone due argomenti che dividono l’opinione pubblica: adozione del grembiulino e abolizione delle note alla primaria. Cosa ne pensa?
Da genitore, prima ancora che da operatore dell’istruzione, penso sia più opportuno concentrarsi sulle tre priorità che ho appena indicato.

In una società che muta rapidamente l’aggiornamento professionale della classe docente diventa determinante nella didattica e nella formazione degli studenti.
Certo, ne sono consapevole, tant’è che ai dirigenti scolastici del Piemonte, ai fini della loro valutazione, ho dato come unico obiettivo, la formazione degli insegnanti sulla innovazione della didattica. Ma trovo sia velleitario pensare che l’aggiornamento possa colmare le lacune di base di chi è già in cattedra, o che persone impreparate acquisiscano facilmente ex post le competenze per innovare la didattica, praticare il cooperative learning, l’insegnamento multidisciplinare, inclusivo, personalizzato, orientativo e quant’altro viene richiesto oggi ai sistemi educativi moderni per affrontare le sfide delle trasformazioni tecnologiche che stanno cambiando i costumi, le relazioni sociali, il lavoro, l’economia e la cultura delle società. Quindi, bisogna ripensare la formazione iniziale prevedendo, per chi decida di intraprendere la professione, e subito dopo il conseguimento della laurea, un ulteriore percorso accademico di specializzazione nella didattica, sulla falsa riga di quello che avviene per i medici. In questo modo, avremmo certezza che ad accedere ai ruoli della docenza si candidino persone convinte, motivate e, soprattutto, già preselezionate dalle università. L’attuale procedura di reclutamento, sbilanciata sulla preparazione nelle singole discipline, non verifica la capacità di insegnare, ossia di agire la conoscenza teorica in un contesto didattico, trasformandola in competenza e professionalità.

Un merito della scuola italiana è quello di garantire un modello inclusivo. Anche e specialmente a quegli studenti costretti dalla malattia in un letto di ospedale. Quali sono realtà e numeri della “Scuola in Ospedale” in Piemonte e a Torino?
Ho ancora viva nei miei ricordi la visita che feci il primo anno del mio incarico nei reparti di psichiatria e di oncologia dell’Ospedale Regina Margherita di Torino. Eravamo alla vigilia degli esami di Stato e chiesi alla titolare della scuola capofila di organizzarmi l’incontro perché sentivo la necessità di capire, dal contatto diretto con i luoghi, gli studenti coinvolti, gli operatori sia sanitari che scolastici, che cosa significava realmente il fare scuola in quei contesti. È stata una esperienza davvero illuminante e le emozioni che mi hanno regalato le storie delle ragazze e dei ragazzi, la passione e l’impegno dei docenti e dei medici con cui ho dialogato, sono vivissime nel mio cuore e non le dimenticherò mai. In Piemonte sono attive 14 sezioni di scuola in ospedale, frequentate da 2475 studenti, di cui 395 iscritti alla scuola secondaria di secondo grado, seguiti da 64 docenti. A Torino gli studenti sono circa 1500. Inoltre, per i non degenti, sono attivi 72 progetti di istruzione domiciliare per complessive 3344 ore. C’è un forte impegno del Ministero per potenziare questo importante segmento dell’istruzione. Il 15 maggio scorso il Ministro Bussetti ha presentato a Roma il nuovo Portale Nazionale per la Scuola in ospedale e l’Istruzione domiciliare, uno strumento pensato per fornire alle famiglie tutte le informazioni utili sul servizio scolastico e per consentire ai docenti di realizzare le migliori strategie inclusive. In quell’occasione sono state diffuse anche le nuove Linee Guida Nazionali del Miur. Infine, mi piace evidenziare che in Piemonte sosteniamo da due anni un progetto molto interessante, ideato e finanziato dalla Fondazione Agnelli che, attraverso l’ausilio di dispositivi digitali collegati in rete, consente agli studenti degenti di non perdere il contatto con i propri insegnanti e compagni di classe, di continuare a seguire le attività didattiche partecipandovi a distanza, di ristabilire la connessione con una parte importante del loro mondo di relazione, amicizie e affetti che la malattia ha solo momentaneamente interrotto. 

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