Far capire il bene

FAR CAPIRE IL BENE


Progetti, obiettivi, strategie, l’evoluzione nella comunicazione dell’UGI
 
In un mondo in cui tutto è comunicazione, dal come ci si presenta a ciò che si legge o scrive fino a come si parla e come si racconta ciò che si fa, particolare attenzione deve essere prestata a tutti quegli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione.
Abbiamo siti internet, giornali online, giornali cartacei, immagini, radio, televisione, locandine, manifesti, video, film, cinema, tutto comunica in modo più o meno apparente e comprensibile e siamo costantemente bombardati da notizie e informazioni e immagini.
Comunicare al pubblico che una certa bibita è buona è facile, basta che la figura associata sia accattivante e fresca, ma comunicare che quell’ente è degno di nota e di attenzione è molto più difficile.
Questa è la difficoltà che ogni associazione di volontariato si trova ad affrontare per dire al pubblico, il più vasto possibile, cosa fa come lo fa e per chi o per che cosa. In questo mondo in cui prevale l’immediatezza, come spiegare alla gente che cosa facciamo, per esempio, noi in UGI? Non possiamo dire in due parole qual è il nostro obiettivo senza correlarlo di spiegazioni, di approfondimenti, no certamente l’immediatezza non fa per noi.
C’è chi dice che il “bene bisogna farlo bene” e ha ragione, e quindi per far bene una cosa nel nostro mondo, il mondo del Terzo settore, non si può e non si deve avere fretta.
Pazienza, competenza e professionalità sono tre ingredienti base per raccontare al mondo chi siamo, cosa facciamo, per chi lo facciamo e quali sono i nostri obiettivi. Se non lo prepariamo per bene cosa capirà la gente di ciò che è diventata l’UGI in più di 40 anni di storia?
Il cammino fatto passo dopo passo, aggiungendo un mattone dopo l’altro grazie al lavoro e alla competenza di tanti, ci ha condotti ad oggi e lo vogliamo comunicare per bene perché la gente deve sapere con quale impegno siamo arrivati fino a qui. Ma, questa domanda è
legittima, perché un’associazione di volontariato deve comunicare ciò che fa? La risposta è ovvia: ha bisogno di fondi per poter mantenere attive tutte le azioni che mette in campo per raggiungere il proprio obiettivo e cerca volontari per dar seguito ai progetti. Comunichiamo per allargare la condivisione e per raccogliere fondi, quindi non abbiamo scelta, dobbiamo comunicare! Abbiamo bisogno di volontari, colonna portante dell’Associazione, e solo attraverso una corretta comunicazione possiamo trovarli.
Abbiamo a disposizione un sito dove tutta la nostra essenza è raccontata anche con immagini, claim e documenti. Lo aggiorniamo costantemente perché è un biglietto da visita e nell’era del tutto subito e in fretta è un elemento indispensabile.
Quali immagini, quali colori usare e quali sono le parole accattivanti, quelle che fanno soffermare le persone e fermare il click? I professionisti e solo loro possono aiutarci a realizzare al meglio questo biglietto da visita. Con loro abbiamo creato un video istituzionale per raccontarci anche per immagini e tutto il materiale cartaceo che ci accompagna in ogni manifestazione, ad ogni banchetto e incontro con persone è stato studiato e realizzato grazie al loro apporto.
Che se ne renda conto oppure no, una realtà non profit fa comunicazione con ogni azione e ognuno dei suoi collaboratori ne è un ambasciatore. Volontari, dipendenti, tutti i professionisti a cui ci rivolgiamo sono testimonial di UGI. Si deve sfatare un pensiero a cui molti credono e che “siccome si fa del bene, allora quel bene interesserà a tutti”. Purtroppo non è così. Il bene non fa cronaca.
Un’associazione non profit deve gestire una grande quantità di materiale: campagne di divulgazione, newsletter, gestione dei social media, brochure, testi per la partecipazione a bandi pubblici, testi per le iniziative, relazioni con i giornalisti e per ognuno di questi elementi deve essere in grado di confrontarsi.
Dal donatore privato all’azienda, dai volontari ai professionisti, tutti hanno necessità di comunicare ed essere raccontati. Ma è bene ricordare che un ente che vive di sole donazioni deve saper rassicurare i suoi donatori sull’uso adeguato e attento del denaro che raccoglie e come viene destinato ai beneficiari. Il bilancio deve essere chiaro e pubblicato e il bilancio sociale deve poter raccontare nei dettagli come e per chi si usa il denaro. Trasparenza e chiarezza sono le parole chiave. È ovvio che si deve riuscire a coinvolgere più destinatari e che tutti in un modo o nell’altro si possano immedesimare almeno per un attimo nel destinatario della sua comunicazione.
L’UGI ha molto investito nell’area della comunicazione, infatti tre anni fa ha inaugurato Radio UGI. Ha iniziato grazie al lavoro professionale di un collaboratore che ha fatto tutto quanto poteva per creare programmi e trasmettere musica 24 ore su 24. Piano piano si sono fatti avanti alcuni volontari che hanno creato il loro format coinvolgendo direttamente i bambini e i ragazzi malati sia in Casa UGI che nei reparti dell’ospedale. Facile immaginare quanto sia di aiuto per loro poter parlare senza farsi vedere. Si combatte la timidezza e si acquisisce sicurezza.
Poiché la comunicazione ormai deve essere professionale e ben indirizzata l’UGI ha un addetto stampa che sa tenere i contatti con i giornalisti, sa comunicare al meglio tutte le iniziative e sa posizionare il nostro comunicare all’esterno in modo coerente e credibile.
Anche Il Giornale dell’UGI ha un direttore professionista giornalista che da sempre ci aiuta a realizzare un giornale che possa essere di interesse per molti sapendo che chi scrive sono volontari non professionisti ma solo volenterosi. La sua guida è essenziale per riuscire a pubblicare con regolarità e nel rispetto delle regole minime del giornalismo.
Che si tratti del Giornale dell’UGI, di una locandina per un evento, della radio, del bilancio sociale o di un manifesto credo che sia chiaro per tutti che l’UGI lavora per il beneficio dei bambini e dei ragazzi malati di tumore cercando di diffondere una cultura di solidarietà e condivisione che coinvolga il maggior numero di persone possibile.
 

Marcella Mondini

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