FILIPPO MANASSERO

FILIPPO MANASSERO


L’ARTE È DENTRO DI NOI

Filippo Manassero è un maestro di tecniche pittoriche e decorative che lavora a Torino e la sua attività spazia dalla formazione sulla decorazione murale e trompe l’oeil, alla pittura, la copia dal vero, i pastelli secchi e matite colorate e molte altre attività del mondo delle arti applicate e dell’eccellenza artigiana.
Poco tempo fa ha accettato di lavorare per l’UGI e di dipingere le lunette delle vetrine di corso Dante dove c’è la sede di UGIDUE. Il suo arrivo è stato molto discreto e ha lavorato da solo e con delicatezza facendosi notare poco ma osservando a Filippo Manassero è un maestro di tecniche pittoriche e decorative che lavora a Torino e la sua attività spazia dalla formazione sulla decorazione murale e trompe l’oeil, alla pittura, la copia dal vero, i pastelli secchi e matite colorate e molte altre attività del mondo delle arti applicate e dell’eccellenza artigiana.
Poco tempo fa ha accettato di lavorare per l’UGI e di dipingere le lunette delle vetrine di corso Dante dove c’è la sede di UGIDUE. Il suo arrivo è stato molto discreto e ha lavorato da solo e con delicatezza facendosi notare poco ma osservando a lungo le volontarie che stavano allestendo il mercatino di Natale.
Filippo ha un sito e un blog su cui scrive frequentemente e proprio in occasione del lavoro per UGI ha descritto le sue impressioni iniziando il suo scritto così “Ho terminato oggi una decorazione infinitamente semplice, ma estremamente ricca di significato” e continua il suo racconto svelandosi persona di grande sensibilità e ricchezza interiore.

Filippo ci racconti del tuo lavoro e della tua passione?
Ho iniziato a lavorare giovanissimo. All’età di 19 anni ho aperto la partita Iva e nel ‘92 ho costituito la società di cui tutt’oggi sono socio.
Per molti anni la mia attività è stata tutta rivolta alla decorazione artistica, il trompe l’oeil ed il restauro di opere pittoriche. Da poco più di una decina di anni mi sono orientato verso la formazione proponendo diversi percorsi di avvicinamento all’arte attraverso corsi di tecniche pittoriche ed in particolare negli ultimi anni, mi sono perfezionato nel Sumi-e, la pittura tradizionale giapponese ad inchiostro, che in molti conoscono come pittura Zen.

Che cos’è l’arte per te? e cosa trasmette?
Secondo me l’arte è il dono più alto che l’essere umano può creare ed offrire. La Natura offre le sue diverse forme di vita, un albero offre i suoi frutti, la terra le sue piante e i suoi fiori, gli esseri umani la magia dell’arte. A partire dalla musica alla poesia per arrivare alla pittura e a tutte le altre forme di espressione artistica.
Quello che trasmette o meglio, che mi piace pensare possa trasmettere, è la prova inconfutabile di quanto l’essere umano possa e debba tendere ad arrivare in “alto” e non solo in “basso”, evocando emozioni che risuonano nell’anima.

Quale aspetto del tuo lavoro ti piace di più? E cosa comunica?
Relativamente alla formazione, l’aspetto che più mi piace, é quello di riuscire a “smontare” quelle false e limitanti credenze interne alle persone, che tendono a convincerle non essere all’altezza di praticare l’arte. Cosa in cui mi trovo in totale disaccordo. Sono molte le persone che sentono il desiderio di fare questo tipo di esperienza, ma che per gli studi negati a suo tempo o che per insicurezza, si negano il permesso di lasciare libera quella parte di sé, accogliendola ed integrandola senza pudore.
Relativamente alla decorazione, mi piace l’idea di contribuire a valorizzare gli ambienti e più in generale a rendere più piacevole e colorato il mondo.

Hai lavorato per UGI, come l’hai conosciuta?
Ho conosciuto l’UGI per mezzo di una richiesta di intervento decorativo della facciata della seconda sede, in corso Dante 101 a Torino. Ho realizzato le insegne dipinte delle vetrine. È stata per me l’opportunità di dare dei volti all’Associazione, che conoscevo solo per nome.
Ed è stata occasione di ritornare con la mente ad un periodo della mia vita, durato 16 anni, dove sono stato un attivista nel mondo del volontariato e precisamente nella LILA, la Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS. Come ho ben descritto in un articolo sul mio sito, e che invito con piacere a leggere nella sezione “News”, articolo del 3 novembre 2020.

Quale messaggio vuoi lasciare ai bambini e ai ragazzi che UGI assiste?
Questa domanda mi mette parecchio in crisi. Il rischio di dire una banalità lo avverto molto alto. Ma ci provo e nel caso, chiedo scusa in anticipo. Innanzitutto penso agli adulti, che si trovano al fianco dei più piccoli.
Rapportarsi con la malattia e con le sue conseguenze non è mai una cosa facile. Comporta dover affrontare ed attraversare situazioni di grande incertezza, sofferenza e anche rabbia. Non è facile per nessuno e nessuna. È difficile accettarla come anche trovarci un senso.
“Perché a me?” È la domanda che più spesso capiterà di formulare.
“Perché a mio figlio o a mia figlia o nipoti?” sarà la domanda che potrà emergere nei genitori e parenti più stretti.
Penso che sia inevitabile porsela. Ma allo stesso tempo credo che non sia la domanda più utile.
La risposta probabilmente c’é, ma non arriverà fino a quando non si riuscirà a mettere la domanda in un cassetto e lasciare spazio ad un’altra più importante e “funzionale” che potrebbe “suonare” più o meno così:
“quale opportunità mi sta offrendo la vita attraverso questa difficile situazione?”
Nella mia esperienza, ho visto moltissime persone che affrontando la malattia, attraversando le diverse situazioni, hanno raggiunto la miglior espressione di se stesse e sono arrivate ad un equilibrio interiore così armonioso da essere poi un esempio. E senza necessariamente riuscire a guarire.
Ne avrebbero fatto a meno? Probabilmente sì. Ma come avrebbero potuto sottrarsi a quell’evento?
Ammalarsi non è certo l’unica strada per diventare migliori, ma certo può essere una scorciatoia. Non è certo l’unico modo, ma la malattia esiste.
La malattia è naturale, anche se la nostra società la rifugge costantemente. Chi tra tutti e tutte noi è realmente sano al 100%? E chi può pensare eventualmente di restare sano per sempre?
Certo, quando la malattia raggiunge i più piccoli, tutto si amplifica e ci lascia ancora più impotenti. Ma i più piccoli, che spesso sono nostri maestri, in quella condizione ci insegnano ancora di più, pertanto l’evento diventa un’opportunità per crescere con una sensibilità e comprensione diversa dal comune e per chi gli sta accanto di fare un salto evolutivo.
Ai bambini e alle bambine, voglio solo far arrivare un abbraccio e dire: armatevi di tanti colori e spargeteli ovunque, sporcatevi le mani, lasciate i vostri segni e sogni sulla carta, sulle tele, ovunque sia possibile, perché l’arte è dentro ad ognuna ed ognuno di voi e a differenza dei grandi, con voi può manifestarsi libera e potente e farvi solo un gran bene, sempre.
  
www.filippomanassero.it
www.artdecosnc.com

(Marcella Mondini)

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