Franco Borgogno

Franco Borgogno

Il mare devastato dalla plastica. a rischio la salute dell’intero pianeta.
Franco Borgogno è un esperto conoscitore dell’ambiente, è uno scrittore, saggista e regista di documentari. Ha vinto numerosi riconoscimenti internazionali. Ha navigato nei mari più incontaminati, oggi costellati di plastiche che ne minano la purezza. Con danni gravi per l’intera umanità.

Lei conduce professionalmente una quotidiana battaglia contro la plastica. In che modo si è accostato ed interessato al problema?
Passeggiando tra le colline delle Langhe e del Roero, sui sentieri delle montagne del Piemonte, la regione in cui sono nato e cresciuto, ho imparato ad amare la natura. Questa passione mi ha portato a studiare l’ambiente, per poterne apprezzare ogni più piccolo dettaglio e gustarmelo al meglio. E’ così che ho scoperto che la mia vita dipende totalmente dal mare. E così sarebbe anche se non l’avessi mai visto, vivessi a migliaia di chilometri di distanza e non mangiassi mai pesce. L’acqua è l’elemento fondamentale per la vita sulla Terra, oltre che elemento base di migliaia di habitat straordinari. Sono quindi arrivato ad occuparmi professionalmente, e non soltanto per passione, dell’oceano e in particolare dell’inquinamento da plastica. Tema che, per fortuna, negli ultimi anni è salito alla ribalta, di cui si parla sempre di più. E’ una delle grandi insidie del Pianeta, per quattro semplici ragioni: quantità, diffusione, durata e per il fatto che la plastica faccia da vettore ad altri inquinamenti e altre insidie.

Come lavora attivamente contro la plastica che definisce la grande insidia?
Negli ultimi anni ho partecipato a due spedizioni di ricerca in Artico e sono attualmente impegnato in alcuni progetti con European Research Institute. Perché la plastica è arrivata anche al Polo Nord: l’ho vista e documentata nel luglio 2018 durante la campagna di geofisica marina High North18 (7-26 luglio): 150 chilometri circa a nord delle isole Svalbard, fino a 81°50 Nord, navigando anche all’interno della parte più esterna della banchisa polare artica. Sono stati 155 gli oggetti o grandi frammenti documentati: una osservazione assolutamente senza precedenti a quelle latitudini. Nella spedizione a cui avevo partecipato nel 2016, lungo il Passaggio a Nord Ovest con gli americani del 5 Gyres Institute, avevamo documentato per la prima volta la presenza di microplastiche (frammenti di 0,3-5mm) ma nessuna macroplastica (>5mm). Questa volta abbiamo trovato grandi oggetti o frammenti di oggetti, non soltanto galleggianti a pochi metri dalla banchisa polare, ma anche dentro il ghiaccio. Alcuni oggetti erano di dimensioni più ridotte, 5 o 10 centimetri, altri arrivavano a qualche metro. Oggetti che - spiegavano gli oceanografi della spedizione, anch’essi sbalorditi - la corrente ha portato fin quassù dall’Atlantico, dal mare di Barents e dal mare di Kara. La nostra immondizia arriva fin lassù, in un paradiso naturale. La confezione di uno snack, grandi bottiglie, funi, un tubetto, reti, sacchi e sacchetti, frammenti generici. Tutto questo mette a rischio la salute del mare, entra nel ciclo biologico e torna fino a noi.

Quindi sta dicendo che è importantissimo documentare.
Certamente. Oltre alla documentazione sulle macroplastiche, ho svolto sei campionamenti con manta trawl, lo strascico utilizzato per campionare plastiche e microplastiche flottanti, a 74, 76, 78 (2 campionamenti) e 81 (2 campionamento) gradi nord: le analisi dei campioni sono in corso da parte del Dipartimento di Scienza Applicata e Tecnologia del Politecnico di Torino, guidato dalla professoressa Debora Fino, con il coordinamento dell’ingegner Camilla Galletti, ma erano già visibili a occhio nudo numerose plastiche e microplastiche. Il nostro Pianeta è dominato dal mare, dall’unico grande oceano che copre il 70% della superficie terrestre. Noi individuiamo con nomi diversi le differenti aree del pianeta occupate da acqua salata: Atlantico, Pacifico, Indiano, Artico e bacino intorno al Polo Sud contengono il 97% della massa d’acqua presente sulla Terra. Il vapore che da questa massa si solleva in atmosfera, ritorna come pioggia, ghiaccio o neve reintegrando costantemente le scorte di acqua dolce che, con una fitta rete di ruscelli, torrenti, fiumi e laghi, rende la Terra abitabile. L’oceano, l’insieme di tutti i mari, fornisce ossigeno e assorbe anidride carbonica; l’oceano è fonte di cibo, regola completamente le temperature e il meteo. Il problema della enorme quantità di rifiuti di plastica, in particolare micro (cioè frammenti con una dimensione inferiore ai 5 millimetri per lato), presenti nella acque di tutto il mondo è - per fortuna - salito ai vertici dell’attenzione negli ultimi anni. Si parla soprattutto di mare, perché questo rappresenta la stragrande maggioranza della massa d’acqua della superficie terrestre. Ma questi rifiuti arrivano per oltre l’80% dall’entroterra, attraverso i corsi d’acqua dolce, ‘autostrade’ che spostano masse di plastica verso il mare.

Siamo dunque di fronte ad un inquinamento devastante per l’acqua, fonte assoluta di vita.
Si tratta di emergenza ambientale e come tutte le emergenze ambientali, quello dei rifiuti di plastica in acqua è un problema innanzi tutto per l’essere umano, per ciascuno di noi, dovunque viviamo. Senza l’acqua non esistiamo, tanto che la vita è nata in acqua e successivamente si è spostata sulla terra ferma. L’acqua ci fornisce il 50% dell’ossigeno che respiriamo, cibo, medicine, materie prime, assorbe anidride carbonica. Insomma, se noi intossichiamo l’acqua, intossichiamo noi stessi e compromettiamo il nostro futuro, anche molto prossimo. La presenza di plastiche nelle acque mondiali, dai più piccoli corsi d’acqua all’oceano, è un dato di fatto documentato da oltre venti anni di ricerche. Ogni anno finiscono in acqua circa 10 milioni di tonnellate di plastica e la ricerca commissionata dal World Economic Forum 2016 (non un consesso ambientalista) alla Ellen McArthur Foundation ha stimato nel 2050 la data in cui il peso della plastica in acqua supererà quello dei pesci. Questo smog, questo pulviscolo è diffuso in tutta l’acqua, dai poli all’equatore, dai ghiacciai ai laghi e ai fiumi. E la durata di questi materiali può superare i millenni. Infine, la plastica – anche quando ridotta a micro frammenti - si comporta come una spugna e assorbe quanto è diluito nell’acqua circostante, concentrando in sé sostanze tossiche che verranno trasportate per anni e rilasciate nell’organismo che ingloberà quella plastica. Non solo, la plastica è un’ottima piattaforma per miliardi di microrganismi che trovano così la possibilità di spostarsi da un ambiente all’altro: questo può rappresentare una grande insidia per ecosistemi non attrezzati biologicamente per quel tipo di ospite.
 
Quali i suoi consigli per un futuro prossimo?
La plastica viene dispersa nell’ambiente in migliaia di modi diversi, in gran parte involontari. Cioè, non a causa di maleducazione o mancata gestione dei rifiuti. Non si può pensare di pulire l’oceano, per dimensioni e per conseguenze sugli organismi presenti. Ma possiamo fare molto: ridurre l’uso di plastiche ed eliminare tutte quelle inutili (cannucce, ad esempio) e le monouso; riutilizzarla in ogni modo possibile; conferirla nel modo giusto (differenziata). Poi, dobbiamo pretendere legislazioni adeguate, prodotti con confezioni meno invasive e favorire l’utilizzo di plastiche compostabili, possibilmente non da vegetali coltivati apposta, ma con gli scarti di altre lavorazioni. La strada per risolvere il problema non sarà breve, occorreranno molti anni. Ma dobbiamo incamminarci per evitare l’irreparabile. Ci rimetteremmo soltanto noi umani, la Natura in qualche modo, anche con stravolgimenti o estinzioni, si adatta a tutto. Noi no.

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