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FRIVOLEZZA E TOCCASANA

FRIVOLEZZA E TOCCASANA


Il progetto “benessere” in reparto.
Cosa fare per far sì che i ragazzi in terapia e le mamme che li assistono riescano a pensare a se stessi anche dal punto di vista più leggero e frivolo? Come fare per convincerli tutti che la frivolezza è come una carezza lieve che aiuta e cura l’animo? E da frivolezza si trasforma in toccasana?
Considerata l’importanza che il corpo ricopre nell’esperienza delle persone, ben si capisce quanto possa essere destabilizzante un cambiamento fisico repentino come quello causato dalla malattia tumorale. Si possono incontrare bambini che rifiutano la parte malata, che attribuiscono a certi difetti fisici un’importanza esagerata, che sentono il proprio corpo come qualcosa di non reale e che non appartiene più a loro.
Di fronte alle mutilazioni, alle cicatrici e alla perdita dei capelli i giovani pazienti possono provare un senso di distruzione, di morte e di lutto per l’assenza dell’integrità fisica. Allo stesso tempo, come è facilmente intuibile, si sentono profondamente diversi in un momento in cui la somiglianza con i pari rappresenterebbe una fonte di sicurezza e possono rischiare di chiudersi nella solitudine e nell’incomunicabilità.
Abbiamo pensato, ci siamo consultati, siamo andati a vedere e a parlare con chi ha reso il makeup e la cura di se stessi una professione e con chi sa usare le mani con arte e professionalità. E’ così che è nato il “progetto benessere” pensato e organizzato non solo per i bimbi e i ragazzi ma anche per i loro genitori. Si sa che una diagnosi di neoplasia infantile, che arriva sempre inaspettata e durissima, colpisce tutti i componenti della famiglia che sono coinvolti nel doloroso e complesso percorso di cura. I genitori trascorrono con il figlio/figlia lunghi periodi di tempo in ospedale ed è per questo che abbiamo ritenuto indispensabile trovare dei momenti di “cura di se stessi” per tutti i componenti familiari.
Queste attività non hanno un valore unicamente estetico infatti nel corso degli anni abbiamo potuto notare quanto la cura della mamma aiuti a creare un ambiente positivo all’interno della stanza. Per il figlio/figlia il vedere il genitore “curato” e quindi più soddisfatto di sé dà un rimando di “normalità” all’interno di un contesto in cui tutto è stato destrutturato e interrotto.
Sovente abbiamo visto cambiare lo sguardo dei bimbi nel vedere la mamma dopo un trattamento shiatsu, dopo la piega fatta dal parrucchiere o un po’ truccata. Lo shiatsu ha un valore molto significativo proprio all’interno dell’ospedale. I genitori, spesso, parlano di quanto abbiano dovuto dimenticare i loro corpi e di quanto abbiano dovuto ignorare ciò che sentono per poter stare accanto ai loro figli nel modo migliore. Sovente parlano dei loro corpi contratti, tesi, di come si sentano “rigidi” per poter sostenere un percorso così traumatizzante.
Grazie all’Istituto Europeo di Shiatsu di Torino sono due anni che i genitori beneficiano dei trattamenti che gli operatori dispensano gratuitamente. Dal lunedì al venerdì c’è sempre un operatore che con la sua poltrona specifica per il trattamento lo esegue nella stanza in modo che il genitore non debba separarsi dal figlio.
Ma non solo shiatsu!
Infatti in reparto è stato attivato anche un servizio di parrucchiere che una volontaria UGI ha svolto nei primi due anni e poi è stata sostituita da un professionista che circa due volte al mese si dedica alle mamme. E infine anche la scuola di makeup AIEM di Torino ha attivato dei corsi proprio per insegnare alle ragazze a dedicarsi dei momenti per il trucco e la cura di sé.
Il progetto benessere è stato reso possibile soprattutto alla generosità di Niccolò Fabi e Shirin Amini, che con la loro Fondazione “Parole di Lulù”, hanno voluto sostenerlo per offrire a pazienti e genitori momenti di rilassatezza e frivolezza.

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