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Gli infermieri del nuovo millennio

Gli infermieri del nuovo millennio, tra tecnologia e spirito umanitario.


Florence Nightingale (1820-1910) è uno di qui personaggi storici che hanno segnato un’epoca. La sua fama attraversò l’Ottocento come fondatrice della cosiddetta “infermieristica moderna”, ma fu anche una donna controcorrente nell’Europa di quel tempo. Quando le donne, fuori dalla famiglia, contavano nulla e le infermiere nei campi di battaglia erano considerate poco più che semplici vivandiere. Florence (il nome le fu dato dai genitori perché nata a Firenze) ebbe intuizioni rivoluzionarie, non solo in quella che sarebbe diventata una professione di primo piano in ogni angolo del pianeta, ma anche sulla condizione femminile. Fu così popolare che nel tempo le dedicarono film e molto più tardi persino sceneggiati televisivi.
Nightingale ebbe intuizioni geniali, fu un’accanita sperimentatrice, pose le basi di un mestiere che diventerà in due secoli un pilastro per lo sviluppo della sanità moderna. Lei, cristiana di provata fede, sosteneva di avere avuto “una chiamata divina”, per questo non si risparmiò un solo giorno, anche sui campi di battaglia, dove organizzò i primi ospedali da campo. Sono trascorsi 107 anni dalla sua scomparsa, che cosa è rimasto di quell’insegnamento? In Santa Croce a Firenze c’è una statua che la ricorda, la medicina ha fatto passi da gigante, il settore infermieristico è cresciuto, si è confrontato con i grandi temi della sanità, si è sviluppato con le tecnologie, con le scoperte della scienza, con l’informatica.
Oggi nessuno potrebbe immaginare l’infermiera come una “vivandiera”. Per svolgere questa professione è necessaria una laurea, è fondamentale l’aggiornamento professionale continuo con corsi, seminari, laboratori, stage, attività di ricerca e di volontariato. Questo è un lavoro che non consente pause e che non può fermarsi. L’evoluzione nell’assistenza medica corre sempre più veloce. Tuttavia, di quella intuizione di Nightingale una cosa è rimasta. Lo spirito, le ragioni umane, il desiderio di sostenere il prossimo, l’amore per la professione e per i pazienti. Sono dettagli senza i quali tecnologie e sviluppo scientifico non troverebbero terreno per crescere. Le infermiere del reparto di oncologia del Regina Margherita, per spiegare il loro lavoro quotidiano, dicono: “Dobbiamo essere accoglienti, dotate di un’empatia sana che sia di sostegno al bambino senza farci coinvolgere troppo. Così, siamo percepite come un amico di viaggio che lavora per restituire la salute”. 

GIORGIO LEVI
Direttore de “Il Giornale dell’UGI” 

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