Igor Boggio

Igor Boggio

Un libro, una storia
 
Igor Boggio, classe 1974, è oggi ospite su queste pagine, perché è una delle tante persone che ha incontrato l’UGI e da questo incontro è nato, in maniera indiretta, il progetto di un libro. Questo incontro risale al lontano 1987, quando ancora adolescente si è ammalato di osteosarcoma ad una gamba e per lui è iniziato un calvario durato un anno.
Le prime cure gli sono state prestate a Bologna all’ospedale Rizzoli, in cui è stato operato a un ginocchio, per proseguire a Torino presso l’Ospedale infantile Regina Margherita. Qui Igor afferma: “Sono entrato in contatto con UGI, una realtà davvero impareggiabile, che in molti modi ha segnato la mia vita. Ricordo ancora una volontaria che mi teneva compagnia quando mamma era troppo stanca, si chiamava Laura ed un giorno andò a comprarmi la cassetta del film Rocky che desideravo tanto vedere! E che dire di una splendida festa di Pasqua organizzata con i giocatori del Torino. Avevo quattordici anni, ero in ospedale e poter vedere e parlare con i giocatori era impensabile, emozionante al massimo, ma con UGI potevo farlo.”
Igor era un adolescente con tanti sogni e progetti, giocava al pallone in maniera seria e costante, e pensava che la Juventus fosse dietro l’angolo e lo stesse aspettando. Tutto faceva presagire a ciò, Igor era bravissimo a tirare calci al suo pallone e la squadra era il paradiso in cui si realizzava pian piano ciò a cui aspirava.
C’era anche Manuela, la figlia del suo allenatore, una ragazzina per cui sentiva battere il cuore e che sicuramente lo spingeva a giocare con ancora più impegno.
A tredici anni arriva la malattia e tutto ciò si interrompe.
Certo pare che tutto crolli, ma Igor combatte e vince, tant’è che ora ha quarantacinque anni, si è laureato in Economia e Commercio, lavora come commerciale per l’estero in un’azienda metalmeccanica.
Grazie anche alla sua buona conoscenza dell’olandese e dell’inglese, lingue che ha sempre coltivato. Questa esperienza della malattia è però una fermata che lo segna e che gli fa decidere di mettere nero su bianco la sua storia.
Nasce in lui l’idea di un libro quasi subito dopo la guarigione. La sua rinascita, pensa, deve essere raccontata perché forse può servire a chi sta vivendo una storia simile alla propria, forse perché vuole con questo progetto ringraziare tutti coloro che lo hanno aiutato in questo percorso di vita, forse semplicemente perché è tornato a vivere.
Igor dice di sé: “Come mai ho deciso di scriverla soltanto ora, quando in realtà già da subito avrei voluto che prendesse corpo?”
Risponde immediatamente dopo: “Ero troppo giovane, troppo coinvolto emotivamente, per cui rinviavo continuamente anche se la mia storia aleggiava come un fantasma intorno a me.”
Infine da pochi anni a questa parte inizia a scrivere e butta giù una prima impulsiva versione romanzata, la fa leggere ad amici e conoscenti che lo incoraggiano a proseguire. Il suo libro prende così vita, e viene pubblicato quest’anno dalla casa editrice Santelli.
Il titolo è “Un pallone e la parrucca”, titolo che chiaramente richiama la sua passione per il calcio e la parrucca che Igor indossa durante i cicli di chemio.
Nel romanzo Igor si narra a tutto tondo attraverso il protagonista Alex che, colpito da un tumore, torna a vivere.
C’è la sua adolescenza, la sua malattia, c’è l’UGI che in ospedale è stata “davvero fondamentale per superare le avversità incontrate in quel brutto periodo.”
Si legge nella sua prefazione: ”Gli accadimenti funesti che colpiscono gli esseri umani possono diventare materia narrativa fertile... come reagirà il protagonista di questa storia quando un ammasso di cellule impazzite si mette tra lui ed il sogno di giocare nella Juventus, di baciare Manuela e soprattutto di vivere? Scopritelo girando pagina.”
E buona lettura sia per tutti.

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