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IL TERZO SETTORE AI TEMPI DEL COVID 19

IL TERZO SETTORE AI TEMPI DEL COVID 19


IL RUOLO DEI SOCIAL NETWORK

La felicità dei ragazzi e delle loro famiglie deve essere il nostro obiettivo primario. Facile a dirsi ma non a farsi per svariati motivi: primo fra tutti il motivo per cui i ragazzi e i bambini sono con noi, cioè la loro malattia, poi le modalità di approccio e di intrattenimento non possono essere quelle usuali a cui siamo tutti abituati, ma moderate nei tempi e nei luoghi dalle terapie e dai loro effetti collaterali. Per una associazione di volontariato come l’UGI occuparsi dell’intrattenimento è uno degli argomenti principali a cui dedichiamo tempo ed energie per non lasciare nulla di intentato.
La pandemia ci ha fatto vivere una situazione molto difficile mettendoci di fronte a difficoltà, impedimenti e ostacoli che mai avremmo osato immaginare. Certamente non tutto il male viene per nuocere perché il COVID ci ha costretti a pensare e a mettere in moto processi di compensazione che non sapevamo nemmeno di conoscere.
La tecnologia ci ha aiutati moltissimo. Ammettiamolo, questi computer, telefonini, tablet sono stati un supporto indispensabile e necessario. Fino al giorno prima demonizzati, il giorno dopo quasi mitizzati. Dopo il primo smarrimento e il ricorso un po’ confuso a qualche intrattenimento online, si è iniziato a comprendere che anche le associazioni come la nostra, e altre che gravitano al Regina Margherita, dovevano mettersi intorno a un tavolo di lavoro - online chiaramente - e trovare una soluzione all’isolamento sociale a cui sono costretti tutti i giovani pazienti dell’ospedale pediatrico e il genitore che li accudiva. Nessuno può dare il cambio, nessuno può andare a far visita, nessuno può entrare per nessun motivo.
Come fare allora a rendere meno pesante il passare delle ore? Ovvio, si ricorre ai social e alle tante possibilità che un computer o un telefonino possono offrire. Non bisogna essere degli informatici per mettersi in collegamento, non è necessario sapere fare chissà che cosa per mettersi in comunicazione e vedere e sentire altre persone. Si sono create così sessioni di confronto per trovare una soluzione che possa essere inclusiva, interessante, originale. Le uniche finestre sul mondo che i pazienti hanno sono quelle dei loro dispositivi elettronici e la comunicazione digitale è diventata l’unico modo per rimanere in contatto con gli altri. È vero che nel mondo dell’ospedale c’è poco spazio per la fantasia, tra carrelli pieni di medicine, visite, esami ecc. ma un bambino o un ragazzo riescono a dar libero sfogo al loro mondo interno grazie a quanto possono condividere sui social. Questo è un aspetto dell’emergenza Covid 19, l’altro aspetto è quello della chiusura e quindi di una grande difficoltà a reperire fondi e a mantenere viva ogni attività organizzata a beneficio dei pazienti. Scuole chiuse, uffici chiusi, negozi chiusi, nessuno per la strada, tutti nelle proprie case, in situazioni non sempre agevoli. Cittadini che si impoveriscono e associazioni che iniziano ad avere difficoltà a mantenersi vive. Eppure l’emergenza Coronavirus ha smentito quanto appena affermato: abbiamo assistito ad uno storico picco di donazioni online. Per molti è aumentata la raccolta fondi anche se per altri è a rischio la stessa sopravvivenza. C’è da dire che in pochissimo tempo, molti cittadini insieme a media, influencer, aziende e istituzioni si sono mobilitati dando prova della loro generosità per sostenere il Paese, duramente messo alla prova dall’Emergenza Coronavirus.
In un contesto in cui la Pubblica Amministrazione, le Istituzioni e il Sistema Sanitario erano in difficoltà nel trovare le risorse necessarie, ad attivarsi è stata - come sempre succede in casi simili - la cittadinanza. Fundraiser, influencer, enti non profit e tantissimi privati cittadini: sono stati loro i promotori che, con animo generoso e attento agli altri, hanno donato senza far passare tanto tempo. In un momento come questo l’attività di ogni associazione è stata quella di un continuo aggiornamento del proprio sito. Notizie e inviti ad aiutare devono essere calibrati e “invitanti” in modo da attirare l’attenzione dell’utente senza caricarlo di responsabilità e senza impietosirlo con frasi ad effetto che “mirano al cuore generoso di chi legge”.
Come spesso capita c’è sempre il rovescio della medaglia o comunque colui che “rovina” il clima di donazione e solidarietà. Sui social si è letto di tutto, dal buonismo, alla maldicenza, alla rabbia, alla vera condivisione. Per esempio ci sono i leoni da tastiera, quelli sempre in agguato e che soffiano sul fuoco della rabbia e che affermano che “già paghiamo le tasse”, che “tanto sono tutti ladri” e che “i soldi li devono donare i politici, il Vaticano, i dirigenti pubblici, le multinazionali”; che si insultano tra loro e che invitano tutti a praticare una verbosa diffidenza.
Ma pensiamo che non sia questo il momento di alzare i toni o di stigmatizzare chi non dona. Le persone devono essere aiutate ad aiutare e non a essere indifferenti e diffidenti.
 
(Marcella Mondini)

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