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LA STORIA DI MAMMA TATIANA E NICOLÒ

LA STORIA DI MAMMA TATIANA E NICOLÒ

CASA UGI: UNA FAMIGLIA E IL LOCKDOWN

Cara Tatiana, da quanto tempo sei in Casa UGI e perché?
Sono qui dall’agosto del 2019 e abbiamo avuto la fortuna di avere dedicato questo appartamento, per essere più vicini all’Ospedale per le cure di mio figlio Nicolò che ha subito un trapianto di midollo, perché leucemico. Mio marito e l’altro mio figlio sono rimasti a Biella dove abbiamo la nostra casa.

Il Covid tu sai, è un argomento oggi importante e chiedo a te di come hai affrontato il lockdown.
Per essere pienamente sincera, con Nicolò vivevo già un lockdown, posso dirti, personale. Il bambino doveva essere isolato a causa delle cure poiché aveva le difese immunitarie basse. Quando è uscito dall’Ospedale, e ciò è successo a cavallo dell’inizio del lockdown, è stato vissuto,da lui come se fosse la normalità, la giusta misura di ciò che lo circondava. Un giorno mi ha detto: “Mamma, sono tutti come me, hanno tutti la mascherina!”

Quindi tutte le misure di contenimento del virus non lo hanno turbato?
Assolutamente no. Nicolò incontrava da tempo i medici con i dispositivi di protezione, nella cameretta in cui era isolato quando si recava al quinto piano del Regina Margherita per le visite e le cure. Già prima al centro trapianti il personale medico-sanitario usava con lui guanti, mascherine protettive, camici adatti.

E invece in Casa UGI hai notato dei cambiamenti nella vita di tutti i giorni?
Certo che sì, Casa UGI è stata chiusa a tutti i volontari, improvvisamente più nessuno poteva entrare. Per noi però andava bene così, Nicolò non poteva vedere nessuno durante la sua guarigione, ogni cosa poteva essere veicolo di infezione e così non ho dovuto impedirgli nulla. Certo per me era triste non vedere più i volti amici, non sentire voci nei corridoi.
La sala giochi era desolatamente chiusa e io soffrivo per questo. Vedevo l’Italia ferita e mi sentivo impotente, ma Nicolò non aveva bisogno di spiegazioni: non c’era nessuno e io non dovevo giustificare il tenerlo in camera.

Quindi durante il periodo più buio del Covid che succedeva in Casa UGI?
La Casa era più tranquilla, ma l’UGI non ha mai abbandonato i bimbi. Online c’erano comunque tante attività che riempivano le giornate anche in camera. Nicolò poteva fare laboratori con il Museo Egizio, poteva seguire corsi di ginnastica, di aikido, imparare giochi di carte su piattaforme dedicate, conoscere tecniche nuove per colorare e per disegnare, seguendo le indicazioni dei video sul computer. I volontari erano vicini anche così. Ogni giorno c’era un’attività diversa.
Via Skype seguiva Radio UGI, a cui partecipava quando lo desiderava, e molti laboratori creativi.
La mattina era di solito impegnata per i controlli in ospedale, per le terapie.

Internet è stata una gran possibilità.
Si, grazie ai collegamenti online ha portato avanti la scuola. Ha frequentato così la quinta elementare con le maestre dell’Ospedale ed è anche riuscito a vedere i suoi compagni di classe, i bimbi con cui aveva frequentato le precedenti classi, e le maestre che facevano lezioni con i nuovi argomenti.

Cosa ti è mancato in tempo di Covid, o che cosa hai trovato particolarmente difficile?
Il trasporto in Ospedale era più difficile, perché i volontari che ci trasportavano in auto non potevano più farlo. E allora caricavo Nicolò sulla sedia a rotelle e si andava quando era necessario.
Anche la spesa è stata più difficoltosa, o per lo meno noi eravamo abituati ad avere il nostro papà che ci portava roba da mangiare almeno un paio di volte ogni settimana e ora invece non poteva entrare. Anche in questo non siamo però stati abbandonati, la Croce Rossa e l’UGI hanno organizzato un servizio meraviglioso di spesa a domicilio presso la Casa.

Ora, in questa fase di Covid, cosa sta cambiando?
L’attenzione è sempre massima, ma ora con le dovute cautele rivediamo papà, Alessio, possiamo passeggiare con loro e chiacchierare con loro. Ora Nicolò cammina autonomamente e soprattutto tenere la mascherina è normale. Tutti hanno la mascherina!

Nicolò ha un drone, vero?
Sì, ci gioca volentieri e ha filmato le strade intorno a Casa UGI durante il lockdown. Ti mando le immagini del suo gioco con il drone e questo
sia il nostro doveroso regalo per Casa UGI che non ci ha mai abbandonati.
 
di Giovanna Francese

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