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La testimonianza di Fulvio Travain

La testimonianza di Fulvio Travain, papà di Ariele


Per la testimonianza di questo numero abbiamo intervistato Fulvio Travain, papà di Ariele, ospite in Casa Ugi da settembre 2016 a giugno 2017.
“Siamo entrati in Casa Ugi subito dopo il trapianto effettuato ad agosto 2016; da subito siamo stati accolti come se fossimo stati in famiglia e siamo riusciti, grazie alla struttura della Casa, a condurre una vita che possiamo definire “normale” nel limite del possibile della malattia. Eravamo appena reduci da un trapianto e da una situazione che mai ci saremmo aspettati di dover affrontare. In Casa Ugi abbiamo potuto condurre una vita con una parvenza di normalità nonostante fossimo stati travolti dalla malattia di Ariele come da un ciclone. Devo dire che è stato un supporto per noi impagabile: abbiamo trovato famiglie e volontari che ci hanno accolto e aiutato in tutti i modi sia perché accomunati dalla stessa esperienza della malattia, sia perché avendo a che fare tutti i giorni con le stesse situazioni, era come se i volontari anticipassero quello di cui avevamo bisogno. Oggi, a vederla da fuori, non so proprio come avremmo potuto affrontare questo cambiamento radicale della nostra vita mantenendo la tranquillità necessaria per rimanere lucidi. Anche grazie alle molteplici attività di Ugi, Ariele è stato coinvolto in iniziative adatte alla sua età, perché, nonostante ci vogliamo molto bene, è ovvio che un ragazzino di 14 anni che sta entrando nell’adolescenza, senta la necessità di avere la compagnia non solo della famiglia ma anche di relazionarsi con i suoi coetanei; è stato attratto dal mago che lo intratteneva con i suoi giochi di prestigio, gli piaceva giocare a calcetto con i ragazzi e seguire tutte le attività proposte dai volontari.
Mentre lui veniva impegnato nei vari progetti, sia io che la mamma di Ariele avevamo la possibilità di fare le nostre commissioni, di organizzare la giornata lavorativa, di incontrare i medici. Si è trattato di attività che gli hanno dato anche molte soddisfazioni: in Casa Ugi ha iniziato a seguire un corso di programmazione di un linguaggio informatico; poi, grazie al supporto dell’insegnante di matematica de La scuola in Ospedale, la professoressa Aliberti, Ariele è anche riuscito a tenere una lezione di programmazione per una scuola di Torino. La professoressa ha fatto da tramite con un docente del Politecnico che gli ha messo a disposizione un’aula, e da lì ci siamo messi in collegamento con una classe di una scuola torinese la quale stava partecipando a un workshop nell’ambito del Salone del Libro di Torino. Ariele ha potuto tenere la sua lezione di programmazione e ne è stato entusiasta! Inoltre, sempre grazie alle attività organizzate da Casa Ugi, ha scoperto anche un’altra sua passione, la musica e la batteria.
Ancora oggi che siamo tornati a casa, sta continuando a far pratica con lo strumento e prende lezioni regolarmente. Nell’esperienza traumatica della malattia abbiamo scoperto una realtà fatta di persone straordinarie che ci ha riempiti di gratitudine ed è stato per noi impagabile sapere che avevamo la possibilità di affrontare questa situazione di emergenza con un po’ più di tranquillità. Non saprò mai essere abbastanza riconoscente a Ugi e ai volontari che ogni giorno lavorano con entusiasmo e passione per tutti coloro che ne hanno bisogno. Grazie di cuore a tutti.” 

 

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