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Libri e film: luglio - agosto 2018

Libri e film in libertà: luglio - agosto 2018


UNA SPOLA DI FILO BLU di Anne Tyler
I Whitshank. La loro storia inizia con Junior, carpentiere che arriva a Baltimora alla fine degli anni Venti. Sposato con la giovanissima Linnie Mae, è lui a costruire in Bouton Road la splendida casa di famiglia, con quel grande portico che occupa tutta la facciata, in cui il figlio Red e Abby si innamorano nel 1959. “Era uno splendido pomeriggio tutto giallo e verde…”, comincia sempre così Abby quando racconta ai figli la giornata di luglio in cui – grazie a un enorme albero da abbattere e a un matrimonio non suo – ha capito in che direzione, e con chi, sarebbe andato il suo futuro. Lui, Redcliff: solido e tranquillo, è proprietario dell’impresa di costruzioni che era stata del padre; lei: frizzante e progressista, fa l’assistente sociale e manifesta contro la guerra del Vietnam. Si sposano nei coloratissimi anni Sessanta, poi arrivano i quattro figli. Amanda, avvocato, “decisa e responsabile” come i suoi tailleur; Denny, ombroso, sfuggente e inaffidabile; Jeannie, “docile e senza pretese”; Stem, il più piccolo, arrivato all’improvviso e molto amato. “Non c’era niente di particolare nei Whitshank. Nessuno di loro era famoso, nessuno vantava un’intelligenza eccezionale, e come aspetto erano nella media, (...) ma come gran parte delle famiglie, credevano di essere speciali”. Abby coltiva l’illusione che la sua sia una famiglia perfetta, unita, dove regna l’armonia; è quasi un dogma per lei. Tolstòj in Anna Karenina scriveva: “Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo”. Ma anche in quelle felici si allargano delle piccole crepe, tra cui nascono come ragnatele dissapori, amarezze, invidie brucianti, bugie e non detti. L’amore è anche questo. C’è chi pensa che Denny abbia rubato tutte le attenzioni dei genitori, e chi invece crede sia stato Stem a monopolizzare l’affetto di Abby e Red. Chi dentro di sé pensa di non essere mai all’altezza, e chi invece è convinto che si meriterebbe di più. Tra le pagine – come un filo blu che si dipana – prendono vita i percorsi che spingono a scegliersi, a dividersi e a ritrovarsi a dispetto dei sentimenti contradditori e delle singole ferite di ciascuno. Tutto questo mescolato agli allegri pranzi domenicali, e alle vacanze al mare, sempre nella stessa casa di legno sulla stessa spiaggia; e ai pomeriggi sul portico a godersi le chiacchiere, il venticello e le voci in lontananza dei bambini che giocano. I Whitshank sono indissolubili, indivisibili “a loro modo”. “La mia curiosità consiste nell’osservare il mondo delle persone comuni. Io sono una di loro”. Così Anne Tyler definisce il suo modo di raccontare storie. Scrive con semplicità e gentilezza; nessun effetto speciale, solo vita, la vita di tutti i giorni. Con flash back ripetuti, narra di Abby e Red, dei loro figli da piccoli e da grandi; fa diversi passi indietro, incontrando Junior e Linnie Mae e la loro storia d’amore. Il colore blu è un dettaglio, ma per le generazioni Whitshank è un particolare importante perché colora, sbadato o tenace, le loro relazioni. Li vediamo crescere e invecchiare, morire e comunque restare, tra le pareti di quella casa tanto amata, tra i ricordi, tra le sfaccettature della felicità e del dolore.

LE NOSTRE ANIME DI NOTTE
“Potrebbe interessarti venire a casa mia qualche volta per dormire qui con me?” “Posso pensarci?”
Holt, Colorado. Cieli immensi e chilometri di terra piatta. Una cittadina con le case di legno e i negozi che si affacciano sulla strada principale. Louis Waters e Addie Moore sono vicini di casa da decenni, ma non si conoscono, se non superficialmente. Da diversi anni sono in pensione, e da molto tempo sono soli: vedovi, i figli lontani, pochi amici per riempire qualche ora con una tazza di caffè o una passeggiata. Una sera come tante, Louis sta leggendo il giornale sulla sua poltrona verde, la tv accesa sulle previsioni del tempo. Fuori, Addie fa avanti e indietro sul vialetto, non si sa decidere; poi finalmente bussa alla porta. E dopo qualche minuto di imbarazzo gli chiede di “attraversare la notte insieme”; niente sesso, soltanto stare sdraiati a parlare fino a quando non ci si addormenta. “Le notti sono la cosa peggiore”, la solitudine più scura. Louis deve pensarci, è una proposta così inaspettata… Ma l’idea lo incuriosisce. Due sere dopo prende il pigiama e lo spazzolino, li infila in una busta di carta e si presenta a casa di Addie. Un bicchiere di vino all’inizio non riesce a sciogliere il silenzio e l’esitazione, la fragilità che si prova tra le coperte accanto a un quasi sconosciuto, a raccontare di sé a qualcuno che finora ha visto la tua vita da lontano, attraverso i pettegolezzi del paese. Ma quel calore che faceva ormai parte del passato – un passato che dopo i settant’anni nessuno si aspetta torni – si trasforma in una sensazione avvolgente, reale, pronta a cacciare la solitudine. Notte dopo notte, i due impareranno a riempire i silenzi, o a goderne. Nella penombra si confideranno i ricordi migliori, gli errori più dolorosi, sensi di colpa sopiti, e tante piccole storie di una vita impolverata dagli anni. Riscopriranno qualcosa, insieme, qualcosa di semplice, ma molto vicino all’amore: “voglio solo vivere la mia giornata, e venire a raccontartela la sera”. Our souls at night è stato presentato fuori concorso alla 74ª Mostra Cinematografica di Venezia ed è stato distribuito su Netflix dal 29 settembre 2017.Proprio a Venezia Robert Redford e Jane Fonda hanno ricevuto il Leone d’oro alla carriera. Insieme, come cinquanta anni fa in A piedi nudi nel parco. I due sono perfetti, nonostante la loro grandezza – che potrebbe essere ingombrante in una storia così delicata – non si sovrappongono all’interpretazione. Con una sola espressione, con uno sguardo, con i dettagli riescono a personificare la grazia che troviamo tra le pagine del romanzo di Kent Haruf, da cui è tratto il soggetto del film di Ritesh Batra. Un libro bellissimo, quasi timido, sicuramente delicato, che ti porta per mano a guardare i cieli immensi della solitudine e le terre di un piccolo ma prezioso, vitale coraggio.

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