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Libri e film in libertà: maggio - giugno 2019

Libri e film in libertà: maggio - giugno 2019


L’EDUCAZIONE, TARA WESTOVER
 “Quanto di noi stessi dovremmo dare a coloro che amiamo? Quanto li dobbiamo tradire per crescere?” (Hadley Freeman, Vogue)
 “Lo Stato non sa di noi. Dei sette figli dei miei genitori, quattro non hanno un certificato di nascita. Non abbiamo libretti sanitari perché siamo nati in casa e non abbiamo mai visto un dottore o un’infermiera. Non abbiamo pagelle scolastiche perché non abbiamo mai messo piede in una scuola. Quando avrò nove anni riceverò una dichiarazione tardiva di nascita, ma per il momento, per lo Stato dell’Idaho e il governo federale, io non esisto”.
Tara è una bambina di sette anni; vive sotto la cima maestosa di Buck Peak, un piccolo angolo di Idaho che posa la sua ombra sulla casa dei Westover.
Suo padre Gene e sua madre Faye sono mormoni, ma soprattutto sono un microcosmo a parte rispetto a tutto quel che c’è fuori dalla loro terra, dalla loro discarica, dall’ombra della montagna.
Gene ha una sua personale folle visione della vita, del divino e della fine del mondo (i giorni dell’abominio), di cui lo Stato sarà il principale colpevole. Lo Stato e i peccatori. E chi sono i peccatori, se non chi si ribella al modo di vivere che lui professa come religione e verità assoluta, tirannica e incontrovertibile?
I bambini devono lavorare nella discarica, nonostante i molti pericoli che riserva e che puntualmente si trasformano in dolore e sangue. Devono preparare riserve di cibo, benzina e armi per i giorni dell’abominio, che sono sempre più vicini. Devono aiutare la madre con i medicamenti, le erbe, le tinture e tutto quel che poi vendono e utilizzano loro stessi al posto delle medicine. Devono studiare la Bibbia. Devono obbedire.
Non chiedetegli del giorno del loro compleanno, perché non sanno quando sono nati, la mamma fa fatica a ricordare sette date per sette figli.
Non chiedetegli cosa sia l’Olocausto, la Dichiarazione d’Indipendenza o la guerra in Vietnam, la conquista del West o l’11 settembre. Non lo sanno.
Non chiedetegli di uscire una sera per fare due chiacchiere e giocare, non domandategli se hanno voglia di andare a prendere un gelato in un caldo pomeriggio d’estate, perché risponderebbero di no, non potrebbero mai farlo.
Tara, protagonista e autrice di questo romanzo autobiografico, crescendo inizia a capire che l’ombra di quella montagna – l’ombra del padre – è una gabbia che le impedisce di diventare ciò che vuole, o perlomeno di comprendere cosa vorrebbe essere.
Negli anni qualche spiraglio strappa il velo dei dogmi e le catene che la legano a forza ai genitori per far spazio nella sua mente a molte domande, alla voglia di libertà. Prima i nonni, troppo poco rigidi secondo il padre, poi il canto: cantare e uscire dalla fattoria, incontrare persone nuove e accorgersi di saper fare qualcosa di bello. Infine, suo fratello Tyler che decide di lasciare la famiglia per andare al college, a studiare come nessuno di loro ha mai fatto.
Queste scintille e le numerose, sanguinose ferite – verbali e reali – portano Tara a sentire il doloroso bisogno di reinventarsi, ad avere il coraggio (anche se vacillante) di non tornare indietro, e andare – sola, impaurita ma ormai cambiata per sempre –  verso ciò che più conterà per lei. L’educazione.

IL RAGAZZO CHE CATTURÒ IL VENTO
Tutti sappiamo cos’è successo nel 2001. Le Twin Towers sono crollate trascinando nella paura e nell’incertezza il mondo occidentale.
Nessuno o quasi, invece, sa che per il Malawi quell’anno è stato terribile al di là del terrorismo. Dopo una devastante alluvione il fango dei campi allagati si è seccato mese dopo mese: nel villaggio di Wimbe è arrivata la carestia e la gente muore di fame.
Qui vive William Kamkwamba, autore del libro autobiografico su cui si basa questo film. William è un ragazzino di tredici anni appassionato di scienza, i genitori Trywell e Agnes vivono con i frutti della loro terra, con il grano che ciclicamente seminano e raccolgono sfidando inondazioni e siccità. Dare da mangiare ai tre figli nel 2001 è quasi impossibile, sono costretti a fare solo un misero pasto al giorno.
Annie, la sorella maggiore, vorrebbe andare all’università, William vuole iniziare le medie nel migliore dei modi, ma non hanno cherosene per studiare la sera. Poi, la retta della scuola è troppo alta: nonostante i genitori abbiano sempre desiderato far studiare i figli, ora non possono fare altro che portarli nei campi con loro all’alba. Campi aridi e brulli, dove il vento alza la terra trasformandola in polvere sterile; il raccolto consiste in cinque insufficienti sacchi di grano, e degli uomini – perfidi o solo più affamati di loro – glieli rubano. I Kamkwamba non hanno più nulla.
Nel villaggio molti sono morti, e tanti decidono di spostarsi al nord. Anche Annie se ne va: scappa con il suo ragazzo sapendo di disonorare la famiglia, ma sperando che così chi resta avrà più cibo da dividersi la sera.
Il governo, che si definisce democratico, è un burattino nelle mani delle multinazionali del tabacco, e non si interessa della popolazione. Raziona il cibo, lasciando che i più deboli muoiano, che chi ha ancora energie combatta l’un l’altro per contendersi un pugno di grano in più.
C’è solo una speranza: la conoscenza; l’abilità di William nel costruire e riparare cose, la sua inventiva sommata alla curiosità per lo studio. Ha un’idea semplice ma non banale in Malawi: usare il vento come energia, usare l’energia per avere acqua, avere acqua per poter mangiare, e vivere.
La storia di William è raccontata in cinque capitoli: “Kufesa”: semina, “Kukula”: coltivazione, “Kukolola”: raccolto, “Njala”: carestia, e “Mphepo”: vento. Vento, sì. Ci vuole il vento per smuovere le cose, per accendere la scintilla di un progetto – e del futuro –  davanti agli occhi di un ragazzo intelligente e sensibile.
William è Prometeo: ruba il fuoco agli Dei. Il regista Chiwetel Ejiofor (interpreta Trywell) dice che questo film "parla del potere dell'istruzione, di quello della scienza. E dell'idea che tutti abbiamo bisogno di una società affinché l'individuo possa arrivare ad affermarsi. (…) Il bisogno di avere una comunità e di lavorare insieme verso il progresso. Nel mondo occidentale per trent'anni abbiamo assistito al dilagare dell'ideale individualista... e possiamo vederne i risultati, cioè l'aver creato una società che non è uguale per tutti”.

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