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libri e film 6-19

Libri e film in libertà: novembre - dicembre 2019


IL CLUB DEGLI INCORREGGIBILI OTTIMISTI
“Quello che per loro contava nella Terra Promessa non era la terra. Era la promessa”.
Parigi, 1959. La Seconda Guerra Mondiale è finita ma le ferite che ha lasciato cospargono tutta la Francia. La guerra d’Algeria non è affatto lontana dalle strade della Ville Lumière e dalle case dei parigini private dei loro giovani.
Michel Marini è un ragazzino di undici anni, amante della lettura, curioso, pronto ad affacciarsi alla sua adolescenza e al mondo che cambia con il rock and roll, la Guerra Fredda e la conquista dello spazio. La sua è una famiglia che può definirsi moderatamente borghese: la madre è di buona famiglia (di quelle che si sono ulteriormente arricchite durante la guerra), il padre – di origini italiane – ha una serie di negozi ed una discreta fortuna negli affari; il fratello maggiore Franck, impegnato filocomunista, e lo zio socialista li attaccano senza remore. Sì, il mondo sta cambiando, e anche le famiglie vengono travolte da questo vento che porterà tempesta e nuovi cieli alla fine degli anni ’60.
Per Michel invece la svolta avviene quando oltrepassa una porta, all’interno del bistrot Balto. Su questa porta qualcuno ha scritto “Club degli incorreggibili ottimisti”.
Al di là, una serie di vite che si intrecciano giocando a scacchi, bevendo e chiacchierando animatamente. Chi sono queste persone? Hanno tutte un accento strano. Hanno tutte qualcosa da raccontare.
Sono esuli dell’Europa dell’Est e dell’Unione Sovietica, scappati dalla loro terra per sopravvivere, per vivere, per sperare ancora.
Persone tradite dalla storia, ma con ideali ancora saldi nonostante tutto.
Sasa lavora in un laboratorio fotografico, è russo e ama la poesia e le donne. Tibor arriva da Budapest, lì era un famoso attore e a Parigi nessuno vuole farlo recitare per via del suo accento. Leonid, campione imbattuto di scacchi, è un aviatore dell’Armata Rossa, abbattuto decine di volte ma sopravvissuto, tanto da avere un encomio di Stalin. Igor a Parigi fa il tassista notturno, ma in Urss era un medico che ricomponeva corpi straziati dalla guerra e faceva partorire le donne sotto le bombe a Stalingrado. Orecchioni è una spia, dovrebbe controllare tutti e riferire, ma chissà se lo fa o se è diventato uno di loro. Poi ci sono Pavel, Virgil, Werner, Tomas, Imré, Vladimir e tanti altri.
Qualche volte si incrocia Sartre, seduto da solo nel suo silenzio, o Kessel.
Il livello culturale è altissimo, quello politico anche. Ciascuno di loro ha anche amori, ferite, sconfitte e vittorie da condividere, quando vuole farlo.
E Michel naviga tra queste storie, impara e cresce, mentre anche la sua vita si dipana tra famiglia, romanzi, primi amori, domande e aspirazioni.
Guenassia scrive un romanzo di formazione acutamente storico, ricostruendo con maestria il clima dell’epoca, il pensiero degli esuli comunisti, la Parigi che si immerge negli anni ’60; tutto questo attraverso gli occhi di un bambino che vuole diventare adulto. Un viaggio dentro alla Storia che non annoia mai. “Preferisco vivere da ottimista e sbagliarmi, che vivere da pessimista e avere sempre ragione”.

YESTERDAY
“Forse l’amore non è tutto quel che serve, ma ci va molto vicino”.
Jack vorrebbe fare il musicista: ci prova, ma con scarso successo. Vive a Lowestoft, una cittadina sul mare nel Suffolk. Le sue aspirazioni vengono quotidianamente vessate da una realtà molto meno luminosa dei suoi sogni di gloria. Accanto a lui c’è sempre Ellie: la sua migliore amica, il suo grillo parlante che lo supporta e lo incoraggia a continuare a suonare. È evidente che è innamorata di lui, solo Jack pare non vederlo… Bene, una sera, in bici. All’improvviso, tutto il mondo si spegne. Blackout totale. E Jack, immerso nel buio, viene investito da un autobus, fa un volo d’angelo fino a terra e si risveglia all’ospedale senza gli incisivi superiori, tutto rotto. Menomale che c’è Ellie; quando lo dimettono lei gli organizza una festa e gli regala una nuova chitarra. Lui inizia a fare qualche accordo e a canticchiare. Per una bella chitarra ci vuole una bella canzone.
Yesterday, all my troubles seemed so far away, Now it looks as though they’re here to stay, Oh I believe in yesterday….
Ellie e gli amici sono estasiati, increduli, stupefatti… Beh? L’ha scritta Paul McCartney.
I Beatles.
I Fab Four.
John Paul George Ringo.
Vuoto.
Jack non ci può credere. Non sanno chi siano i Beatles…
Fa una ricerca su internet, ed al posto della band appaiono foto di insetti. Nessuno si ricorda di loro, nessuno conosce le loro canzoni.
All we need is love. Hey Jude. Help. Something. Let it be. The long and winding road. Strawberry fields forever. I want to hold your hand. Here comes the sun.
Niente. Zero. Mai esistite. Mai ascoltate.
E Jack le conosce tutte. Le ama tutte. Può cantarle e registrarle e venderle tutte.
“Fino a un mese fa eri un fallito totale, ma chissà come sei diventato la più grande star del mondo…”

Danny Boyle e Richard Curtis sono partiti da un’idea geniale. Far sparire una delle band più significative della musica contemporanea per omaggiarla facendoci ascoltare le loro canzoni come fosse la prima volta.
La sceneggiatura è semplice, gli intrecci tra i personaggi anche (qualcuno pensa lo siano troppo), ma il film è segnato da una leggerezza tenera e spiritosa, a tratti romantica (basta dire che Curtis ha scritto film come Notting Hill, Quattro matrimoni e un funerale, Il diario di Bridget Jones, Love actually…). Himesh Patel recita per la prima volta in un film di questo calibro, e canta lui stesso con discreto talento. La musica inevitabilmente vince la banalità regalando qualche sorriso e un po’ di piccole, oneste emozioni.
Yesterday, love was such an easy game to play,
Now I need a place to hide away,
Oh I believe in yesterday.

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