Luca Morino

Luca Morino


La musica e la vita.

Oggi questa rubrica ospita Luca Morino, nato a Torino nel 1962, attualmente leader della band folk-rock Mau Mau fondata nel 1991. Si parla con lui a ruota libera, in maniera colloquiale, dell'ultimo album 8000 km., composto dai seguenti brani: Briganti, War song, Moira, La grande pianura, 8000 km, Miramare, Con chi fugge, L'isola delle rose, Mais, Talento.

 
Cominciamo con la tua presentazione
Di me stesso direi immediatamente che il mio mondo è fatto di musica e parole, e a questo mi sono dedicato ormai da molti anni, appena finita l'università.
È uscito il mio primo disco con i Loschi Dezi, il gruppo con cui ho pubblicato i lavori musicali all'inizio degli anni Novanta, quindi siamo andati avanti come Mau Mau quando per forza di cose mi avvicinavo alla  trentina d'anni. Per forza di cose, perché  ho espletato il servizio civile che allora portava via una ventina di mesi; pensa che ero a Casale Monferrato, chiesi  l'avvicinamento e, per agevolarmi, mi mandarono a Varese! Nel contempo mi sono laureato e ricordo che, per tutto ciò, non era così semplice gestire il tempo.
 
Insieme alla musica la laurea in...
Geologia. Quindi dagli inizi degli anni novanta è partita questa serie di musica, serate dal vivo, album fino ad arrivare al 6 maggio 2016, quando è uscito l'ultimo album intitolato 8000 km. Parallelamente ho iniziato a comporre oltre che musica, anche parole, sin dagli esordi.
Mi piaceva inoltre cimentarmi in  semi-reportage scritti di quello che vivevo in giro e che venivano  pubblicati su riviste del tempo.
 
Quindi sei tu il paroliere delle canzoni di oggi dei Mau Mau.
Sì ho un buon rapporto con le parole forse per questo collaboro con Torino Sette, che mi ha visto  scrivere prima di luoghi del mondo sparsi e su cui ora da un bel po' racconto alcuni angoli di Torino.
 
Spontanea mi viene una domanda: da dove vengono le parole che tu inserisci nelle canzoni? Da emozioni,  contatti, che altro.
Le influenze sono tante. A volte nascono occasionalmente da situazioni varie. Tra poco deve uscire un video di un pezzo che si intitola Miramare e quando stavo cercando di scrivere le parole di questo pezzo di cui c'era già la musica, ovviamente avevo le antenne dritte.  Mi sono messo a cercare su youtube ed ho incontrato un vecchio filmino; il video era girato da un ragazzo tedesco che aveva raccolto scene di vita da spiaggia sulla riviera adriatica, proprio ciò che cercavo.
 
Per cui è nata la canzone
Da lì è nato il titolo e a seguire è venuto fuori questo pezzo dove il Miramare non è più quel luogo specifico della Romagna, ma è il luogo dell'immaginario che molti di noi hanno ancora, ma che è nel frattempo cambiato perché le spiagge italiane hanno assunto un altro carattere da allora. Così ecco uno scorcio d'Italia che parte da una spiaggia in cui ci sono bambini che giocano e arriva dove ci sono dei barconi di gente che è invece disperata.
 
Questa canzone è inserita nell'album 8000 km che racconta l'Italia.
Sì l'album è dedicato al Paese Italia; abbiamo sempre viaggiato molto per fare i nostri album, pescato dal Nord Africa, Brasile, Messico; in questo caso si voleva cercare di creare un corto circuito tra quello che rappresenta il nostro immaginario e quello che è il Paese nel 2016. Oggi c'è un Nord e un Sud molto diversi tra di loro per modo di vivere, economia, cultura e noi abbiamo cercato di vedere questo grande contenitore dal punto di vista delle problematiche e delle contraddizioni che sono enormi, ma anche dal punto di vista delle cose positive, poiché è un Paese che ha risorse incredibili e non si capisce come chi lo governa da anni e anni non le valorizzi.
 
Possiamo vedere con attenzione la genesi di tutte le canzoni che compongono questo tuo ultimo album ed il messaggio che ognuna di esse ci porge
Partiamo da Con chi fugge che è l'unico brano scritto di getto. Io scrivo i testi con una lettura sotto traccia che può essere interpretata, vista oppure non percepita. In questo caso Con chi fugge è un pezzo molto semplice, didascalico, immediato, lo spunto arriva da un titolo letto  sul giornale.
Un quotidiano riportava la frase del premio Nobel Herta  Müller: " Io sto dalla parte di chi fugge " e di qui è venuto fuori il pezzo che è un ribadire una posizione, che non è comoda e neanche così condivisa perché difficile affrontare il tema immigrazione senza tenere in considerazione la storia degli ultimi 100, ma anche 500 anni. È chiaro che nel punto di contatto ci sono le scintille. Questa cosa va considerata. Bisogna anche guardare più indietro la politica cosa ha fatto. Quindi ciò che succede ora ha radici molto lontane nel tempo.
 
Luca, un giudizio di questo tuo ultimo album, prima di proseguire.
I Mau Mau hanno la caratteristica di proporre testi in qualche modo impegnati con una musica tendenzialmente allegra, divertente, non noiosa.
 
Gli argomenti che prediligi trattare nelle tue canzoni quali sono.
I testi non sono cuore-fiore-amore, ma alterno vari argomenti, i quali hanno un significato più evidente ed uno meno immediato.
Per esempio l'Isola delle rose è un tipico esempio di un pezzo in cui c'è una doppia chiave di lettura. L'isola fu una sorta di Repubblica indipendente italiana alla fine degli anni sessanta, creata su di una piattaforma nel mare Adriatico da un ingegnere emiliano folle. Nè eroe nè altro, però aveva i soldi e un sogno. Pur avendo costruito questa piattaforma fuori dalla acque territoriali dopo un mese che questa Repubblica si faceva notare perché ovviamente se ne parlava in quel periodo, arrivò la Guardia di Finanza che con la dinamite  rase sott'acqua tutto. Da questa esperienza che ha possibilità di interpretazioni negative e positive è venuto fuori un pezzo che in parte parla dell'utopia, quindi L'isola delle rose è un po' il luogo dell'immaginario cui uno vorrebbe tendere, ma nello stesso tempo viene visto come il paese dei balocchi in cui se ti costruisco questo  tu non pensi più a niente così io ti posso tenere meglio sotto controllo.
Ritengo questa chiave di lettura  divertente da fare venire fuori con un testo molto leggero.
 
Passiamo ad un'altra canzone: La grande pianura; mi dà l'impressione di essere una rielaborazione del brano Mamma mia dammi cento lire.
Sì la citazione iniziale e finale è quella. Un richiamo alla cultura contadina dell'Italia povera. Il pezzo si sviluppa lungo la pianura padana, la più grande dell'Italia.
È una specie di percorso verso il mare, quindi una sorta di camera car in un paesaggio contraddittorio. Chilometri di capannoni industriali abbandonati e nello stesso tempo appena esci dal percorso obbligato che è l'autostrada, trovi dei mondi che viaggiano ad un'altra velocità, quelli legati al fiume Po e sono nicchie riservate, mondi diversi.
 
Nel testo si parla di Indiani del fiume.
Ti racconto di questo incontro, a proposito di indiani del fiume. L'estate scorsa siamo stati nella provincia di Piacenza, dove c'è un signore che si fa chiamare il Re del Po. Ha costruito sull'argine del Po un'enorme struttura di legno con tronchi recuperati dal fiume e con altre piante. Una struttura stabile, nonostante avesse allora già subito 17 inondazioni. Noi siamo andati a trovare questo signore perché cercavamo una location per un video e un amico ci aveva parlato di questo posto. Abbiamo trovato il Re del Po, un settantenne in gamba, vestito con un costume, dal momento che era estate e faceva caldo. Ci ha raccontato la sua vita che si svolge in quel luogo e gentilmente ci ha illustrato la struttura lunga 40 metri, alta 4, con ponti, torrette e giochi integrati all'interno che  possono essere utilizzati da bambini che desiderino andare a giocare. Ha la sua barchetta che era in quel momento a riva. Un gran personaggio, uno spunto importante.
 
Molto interessante il discorso su tutte le canzoni. Moira, la successiva di cui parliamo, a chi è dedicata?
Quando è stata scritta Moira Orfei era ancora viva ed è stata l'icona per la rappresentazione. Non è dedicata a lei la canzone, anche se forse fa pensare a lei...un personaggio esagerato in tutte le sue espressioni. Questo personaggio è una Moira che governa il mondo del divertimento e delle dinamiche sociali che caratterizzano questa epoca. Il numero che tutti stanno aspettando è quello di uomini che si devono far fuori. Sopravvive chi vince. È  quindi una ripetizione di quello che succedeva con i gladiatori al Colosseo; però una volta era un divertimento, assai discutibile ma tale,  ora invece le vittime stanno a guardare ciò che succede divertendosi mentre altri simili si uccidono e prima  o poi saranno le vittime stesse a passare al centro del Colosseo.
 
Vediamo ora il brano intitolato Mais.
Volevamo parlare di un elemento comune ovunque che rappresenta la vita e la contraddizione dello squilibrio del mondo perché il discorso dei semi OGM rientra nell'economia di questo elemento. Il mais era l'oro al tempo dei Maia, lo usavano come moneta di scambio; ancora oggi c'è e lo troviamo sotto le forme più disparate, usato per realizzare prodotti economici,  rappresenta anche  le contraddizioni di questo mondo dal basso all'alto commercio delle multinazionali, le culture intensive sbagliate. Per questo ne abbiamo parlato con la frase: "Quando balla l'economia sul monte Santo c'è tanta allegria". Ecco la frase che se vuoi capire capisci.
 
Tu parli qua e là di vita contadina, di radici. Questa cultura ti appartiene
Sì perché bene o male io vengo dalla campagna piemontese, ci ho vissuto ed ho vissuto la dinamica contadina da piccolo: raccogliere le cose, stivarle, pulirle, prepararle, fare il vino. Questa cosa io ce l’ho molto presente, torna e fa parte della mia vita.
 
Ora War song.
È l'unica canzone in inglese, si tratta di una dedica a noi; racconta la storia del gruppo nostro ma nello stesso tempo la storia del gruppo di liberazione del Kenia che negli anni cinquanta è stata molto conflittuale con i colonialisti inglesi. Mi sembrava giusto scriverla nella lingua che usavano per comunicare.
 
Il vostro gruppo che ha questo nome Mau Mau, richiama quindi il gruppo di liberazione del Kenia ma anche l'appellativo  dato agli immigrati dal Sud dai Piemontesi.
È la stessa parola. Negli anni cinquanta ha iniziato a esserci sui giornali e per i Piemontesi era facile fare il corto circuito: chi arrivava dal Sud era un Mau Mau. 
 
Ci fermiamo adesso su Briganti, pezzo di cui non hai ancora parlato.
Mi interessava mettere insieme due facce dell'Italia, il Nord e il Sud. Apre l'album non a caso perché quando sono stati celebrati i 150 anni d'Italia è stata fatta l'apologia dell'unione del bel paese che pesca da elementi storici parziali e romantici. Le modalità con cui è stata attuata L'Unità  ha ben altri connotati dai libri di storia e di fatto essa si è confrontata con un'altra immagine che ho trovato navigando. Mi riferisco alla storia, ad esempio, di Michelina De Cesare, una ragazza di 28 anni di un paese della provincia di Caserta che si fidanza con un capobanda dei briganti ed inizia a lottare con loro. Ci sono foto di questa donna con il gonnellone del tempo e la pistola e il fucile in mano. Dopo due anni di vita alla macchia, per la soffiata di un parente, l'esercito sabaudo la cattura il 30 agosto 1868,  la tortura e la espone nuda, morta, sulla piazza del paese. Aldilà della crudeltà mi ha colpito l'aspetto mediatico del fatto, moderno se vuoi. Comunque uso la sua vicenda per pretesto per fare venire fuori la contraddizione e quindi nel testo da me scritto, si dice che chi protesta finisce male. Questa è una cosa che nel tempo è avvenuta e continuerà.
 
Mi indichi una foto dell'Italia non troppo edificante. Con quale pezzo chiudi l'album?
Talento chiude l'album, posso dire che ha caratteri fuori dalla cifra stilistica delle altre canzoni; un po' country-trash è una foto che richiama la parola talento, oggi sovrautilizzata e sovrastimata. Il suo significato racchiude un bene ed un male; ho molti dubbi sui programmi televisivi che cercano talenti a ogni costo, ma ho anche la certezza che ognuno di noi abbia il suo talento e lo possa, lo debba manifestare, inseguire, apprezzare. Mi spiego meglio, è un messaggio che a me piace tirare fuori sull'onda lunga delle nostre canzoni e mi auguro passi: pensa con la tua testa e non con quella di un altro.
 
Un messaggio-augurio per chi ti legge.
Certo, ci sia il talento insieme alla passione che ne è il motore. Io, come scelta ho fatto quella di seguire, più che il talento che mi può appartenere o no, la passione; è per questa, molto motivante, che faccio musica.
 
Progetti prossimi?
Il Flowers festival con Capossela a Collegno a Luglio e lo SZIGET festival a Budapest ad Agosto. Insomma, a breve un percorso musicale di tours. Invece ti anticipo che la nostra novità sarà  l'immagine su cui stiamo lavorando per produrre il video su Miramare. Abbiamo trovato  la stessa persona che quando aveva 18 anni ha prodotto quel filmino negli anni settanta, intitolato Miramare, di cui ti ho parlato prima. Si chiama Alex Kockerbeck e con lui abbiamo girato altre immagini.
 
Un'ultima cosa. So che apprezzi il quartiere  San Salvario. Mi dici il motivo.
Ho scelto di abitarci dall'inizio degli anni 2000. È cambiato molto, rivitalizzato e modificato  senza dubbio. Chi si ricorda i piccoli e sinceri luoghi di lavoro di una volta vede soltanto più locali e locali. Ha perso la vita del giorno e ne ha acquistata una di notte, in un modo che però oserei dire, gli ha tolto personalità.
 
Non condividi questa trasformazione?
Non in pieno, è un divertimentificio oggi, ma lo scelgo comunque perché continua a mantenere il suo fascino.

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