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Marco Braico e La Festa dei Limoni

Marco Braico e La Festa dei Limoni


Quattro anni fa uno dei medici che mi aveva seguito durante la leucemia  mi diede il consiglio di scrivere la storia della mia malattia vissuta in ospedale; mi disse che avrebbe potuto essere una testimonianza positiva sia per il modo in cui avevo vissuto questa avventura  in reparto, sia per come tutto si era risolto. Infatti  nel 2003 mi ero sottoposto ad un trapianto di midollo per leucemia e oggi ne parlo con te.
In realtà l'idea mi è piaciuta subito! Tieni conto che insegno Matematica e Fisica, quindi non  c'era  vendetta migliore nei confronti degli insegnanti di Lettere, che scrivere un libro.
È stato questo l'input che ha fatto sì che mi cimentassi  in un romanzo e...attenta, non in una cronaca, ma in una storia che in parte è una fiaba. Così "La festa dei limoni" è nato;  inizialmente un libro  per pochi intimi caratterizzato però da subito dall' obiettivo ambizioso di venderne qualche copia per poter comprare attrezzature per l'ospedale in cui ero stato curato.
 
Quindi  hai pubblicato questo romanzo che  è entrato nel circuito di vendita.
Già e, meraviglia, il romanzo è esploso! Ne sono poi seguiti altri due, "Cuore di panna" e "Metà di tutto" e con i continui diritti d'autore e con l'aiuto delle persone che credono in questo progetto, abbiamo già donato materiali e non denaro, negli ospedali, per un valore di quasi 50.000 euro.
 
Mi aggancio a questa frase, materiali e non denaro, perché mi pare sia proprio questo lo scopo della vostra associazione.
Esatto. La nostra associazione che si chiama come il romanzo La festa dei limoni,  é nata in realtà solo l'anno scorso.
 
Qui volevo arrivare, possiamo parlare di questa associazione?
L'associazione, una Onlus, si è costituita su suggerimento di un amico che, oltre ad essere stato malato di leucemia è anche un Commercialista. Mi ha detto: "È il caso che tu faccia le cose in un modo più serio della buona volontà". Io ho pensato a questo consiglio ed è fatta! L'Associazione prende vita con 3 soci iniziali; pochi certo per avere la possibilità di poter aprire un conto corrente e per condividere un minimo di organizzazione, ma sufficienti per iniziare.
La festa dei limoni ha uno Statuto, il cui incipit è: " non possiamo donare denaro, ma solo cose, non per l'ospedale ma per i pazienti.
 
Spieghi meglio per favore questo incipit.
Ogni donazione che facciamo deve avere una diretta ricaduta sui pazienti. Possono essere anche attrezzature mediche, ma che producano un miglioramento della qualità di vita dei pazienti. Questo è lo scopo. In questi anni sono partite donazioni di frigoriferi, televisori, lenzuola; ho donato un ecografo da 13000 euro al reparto per far sì che i pazienti non venissero più trasportati in radiologia ad aspettare in mezzo ad altra gente.
 
Di che reparto stai parlando?    
Dell' Ematologia 2 alle Molinette di Torino.
Ho donato anche all'ospedale Regina Margherita, precisamente un televisore e un fasciatoio. Sono cose che spesso l'ospedale non riesce a comprare ed allora ci proviamo noi. Ieri ero in Basilicata, all'ospedale di Potenza precisamente, a cui doneremo.
 
Il tuo libro permette coi diritti d'autore di fare le donazioni, ma da quando si è verificato questa possibilità?
L'anno scorso il libro è diventato un caso, le sue vendite su Amazon sono cresciute in maniera esponenziale. Io l'avevo pubblicato con una casa editrice piccolina, che voglio assolutamente sia citata: la Effetà. Viste le vendite sono stato contattato da Garzanti, Mondadori e mi sono trovato sulla scrivania alcune possibilità di nuovi contratti. La  casa editrice con cui avevo pubblicato in prima istanza,  mi ha a quel punto permesso di volare e di ciò le sono grato. Oggi pubblico con Piemme, del gruppo  Mondadori. Ho rivisto il libro, sono state aggiunte 30 pagine e “La festa dei limoni” cammina ora per tutta Italia.
 
Hai attualmente altri lavori letterari in programmazione, meglio in pubblicazione?
Puoi anticiparci qualcosa
Ho proposto un quarto romanzo a Piemme che ne ha deciso la pubblicazione. Darà  continuità al progetto degli altri miei libri. Non anticipo ancora il titolo perché è attualmente da decidersi.
 
I tuoi romanzi sono legati alla malattia oncologica?
“La festa dei limoni” ovviamente sì, è la storia che io stesso ho vissuto. “Metà di tutto” è invece la storia di una donna nel dopo malattia; una donna che, guarita, torna al suo lavoro di sempre con tutto quello che comporta. In questo romanzo c'è anche una vena noir, perché la protagonista ha un segreto.
 
Segreto che tu non ci svelerai...
C'è di mezzo un figlio che la donna nasconde. Solo questo posso e voglio dirti.
Finisco con “Cuore di panna”, in cui non si parla di malattia in nessun modo. È la storia di un artigiano pasticciere, delle sue difficoltà nel mondo del lavoro.
 
Perché un genere così diverso?
Perché questa ultima storia con tutte le implicazioni, mi è stata regalata da un mio lettore.
È una storia di vita vissuta comunque.
 
Questi libri sono gli alimenti per le tue donazioni.
Oggi non più soltanto i diritti d'autore dei miei libri confluiscono nella cassa per le donazioni; ora ci sono persone che ci credono; per dirti, persino i miei studenti offrono quote in base a ciò che possono. Ecco a questo proposito ti dico che loro vengono spesso con me a fare le donazioni negli ospedali. Questa è la cosa che più funziona.
 
Anche con Casa Ugi c'è qualcosa in programma?
Non direttamente. Abbiamo  deciso di creare un evento a Settembre, un evento sportivo al golf di Moncalieri, dopo aver chiesto al reparto pediatrico di Oncoematologica del Regina Margherita, di cosa avesse bisogno. Necessita rinnovare i televisori del reparto e nel reparto Trapianti necessitano 6 computer ed un carrello di emergenza nuovo.
È un progetto da 15.000 euro.
 
Quindi tu pensi di raccogliere tutti questi soldi.
Sì, con la vendita dei libri, con le donazioni che verranno, con l'evento. Ci sarà un po' tutto.
 
Parliamo di questo evento e del posto che avrà Casa Ugi.
L’Ugi avrà il logo sulla locandina della manifestazione che si terrà al Circolo del golf di Moncalieri; l'organizzatore sarà un ex paziente, un ragazzo che si è ammalato di tumore ed è  guarito. Si è unito a me e vuole portare avanti  questa manifestazione con me a Settembre.
 
Nel frattempo stai lavorando a qualche progetto?
Io non mi fermo. Il 17 Luglio parto per Berlino in bici. L'anno scorso siamo andati a Parigi e quest'anno cambiamo città. Sulla maglietta che indosseremo c'è scritto Dare Speranza, frase augurale che testimonia come dopo la malattia si possano fare cose come queste. Non è vero che dopo la malattia si rimane malati, direi che si torna ad essere più guariti di prima. Più disponibili. Noi 14 pazzi faremo il viaggio e prima invieremo un volantino in tutti gli ospedali per informare  gli amici che ci seguono che partiremo dalle Molinette la mattina presto del 17 Luglio per arrivare il 29 Luglio a Berlino. Intanto la gente ci segue anche su facebook, attraverso articoli scritti su questa idea, insomma i canali sono tanti.
Mi sto allenando ora, non credere che sia sprovveduto! Nel contempo continuo a promuovere il mio libro che la gente compera e i cui diritti diventano donazioni.
 
Ti riferisci sempre e soprattutto a “La festa dei limoni”. Perché?
Perché è il mio libro, quello in cui ci sono io ironico, in reparto mentre faccio gli sgambetti o il cretino con i medici, gli  infermieri. Eppure così in quel reparto ci siamo tanto aiutati e  abbiamo fatto anche festa, cosa che suona strana; facevamo festa per valori del sangue che scendevano, perché qualcuno mangiava di nuovo, per qualcuno che finalmente riusciva ad alzarsi. Le piccole conquiste non sono banali.
 
Che reparto? Per cosa? Spiegaci meglio ciò che hai vissuto.
Nel 2003 sono stato ricoverato per leucemia in Ematologia 2 alle Molinette. A scorrere trapianto e degenza. I giorni di ricovero sono stati 120.
 
Mi spieghi ora il titolo del libro?
Un Carnevale a Mentone, alla festa dei limoni. Io ero lì quando ho avuto il primo dolore alla milza. In realtà è anche la festa dei pelati gialli perché i malati di leucemia sono pelati e per le cure diventano gialli. Una metafora insomma o se preferisci un'analogia. Sai che in quella situazione i soldi perdono immediatamente il valore? Quando sono uscito guarito ho trovato il borsellino con gli stessi soldi che avevo quando sono entrato.
Perché in Italia non si paga niente. All'estero un trapianto costa 250.000 dollari.
 
Tanto di cappello alla nostra Sanità.
Da considerare anche il COME ti cura. Non ti mette limiti. Ti puoi ammalare di qualsiasi cosa, puoi costare qualsiasi cifra e la Sanità copre.
L'unico problema che ho trovato è la burocrazia che devi superare quando installi nuove macchine o comunque quando doni qualcosa, insomma mi riferisco ai problemi di organizzazione quando entri dentro a questi moduli degli uffici. Ti rendi conto che è un disastro muoversi. Io ho avuto quattro diffide, nonostante volessi donare.
 
Parliamo del donare allora, inteso come problema.
Ci sono tre problemi. Il primo è alla base, ossia quando entri in un ospedale e chiedi di cosa c'è bisogno, in linea di massimo nessuno ti dà una risposta definitiva. Pensa che io aspetto ancora oggi da un anno una risposta dall'ospedale di Lecce cui volevo donare 1500 euro.
Il secondo problema è che quando compri per donare devi usare una modulistica che cambia. Si compila, si invia rigorosamente per posta e non ti risponde nessuno. Allora che si fa? Dopo un mese richiedi a qualcuno che ti informa di dover usare un altro modulo. Per uno schermo ho dovuto compilare 16 schede tecniche!
Dopodiché è la volta della Commissione che si riunisce ed analizza la donazione, ma se manca uno dei componenti questa analisi non si può fare e si posticipa al mese successivo.
 
Ti è capitato qualcosa di analogo?
Certo,  ho comprato un Monitor per fare la rianimazione ai pazienti nella stanza del reparto in cui si trovano;  dover essere trasferiti per questa pratica  è sempre una tragedia perché già stai malissimo, ti spostano; insomma è  rimasto in garage  tre mesi per la burocrazia: 5000 euro in un angolo.
Succedono cose che non vanno bene.
 
Per curiosità, ricordi la prima donazione che hai fatto?
Sì una cyclette nel reparto in cui ero ricoverato. Era una donazione che ho deciso io spontaneamente. Dopo questa donazione  ho scritto il libro e sono arrivati i primi soldi.
 
Chi è con te in queste operazioni, nell'Associazione.
Faccio tutto io da solo, non delego a nessuno ed ho soltanto l'aiuto di mia sorella e del tesoriere che mi informa dei bonifici arrivati. È una cosa in famiglia e rimarrà in famiglia.
Siamo in pochi e non accettiamo oltre. Io, mia moglie, le mie tre sorelle, il medico che mi ha fatto il trapianto, un paziente come me, amico. Questa è la struttura dell'associazione, io sono di fatto colui che muove e smuove le cose, gli altri ci sono nominalmente, per ora resta così.
 
I frutti ci sono, ma se qualcuno volesse associarsi?
Perché dovrebbero?! Facciano donazioni, ci sostengano. Se ci fossero più associati occorrerebbe un'altra struttura e mi chiedo perché. Stiamo già donando.
Inoltre faccio molte serate e se qualcuno vuole esserci, volentieri. A me piace raccontare la  mia esperienza, se può servire a qualcuno, intanto sponsorizzo il libro da cui arrivano soldi per acquistare materiali utili.
 
Queste serate dove si svolgono?
Dove mi chiamano, in scuole, biblioteche, associazioni varie, cinema. Questi diventano momenti importanti perché si riflette insieme, si condivide, sono eventi generalizzati a cui tutti possono partecipare.
La gente ascolta quando tu le sai parlare e partecipa.
Sai qual è il dono più prezioso che possiamo fare ad una persona? E’ il tempo. Se vogliamo fare un bel regalo ad una persona che amiamo le regaliamo il nostro tempo. Ho tante frasi sull'uso del tempo.
 
Se ne può conoscere una?
A me piace molto questa, che non so da chi sia stata detta: "Quando regali il tuo tempo a qualcuno cade un pezzo della tua vita che non tornerà mai più indietro, ma ciò non importa, comunque lo regali". Quando due persone si vogliono bene ed uno dei due dice: "Ci sentiamo più tardi " e l'altro risponde "No, no aspetta, ancora un po'..."; è bellissimo perché questo diventa un grande regalo.
 
E tu dai il tuo tempo.
Sì, però valuta bene perché sono un po' narciso, amo le attenzioni. Un mio amico a questo proposito  mi ha assolto dicendomi che io sono l'unico caso di narcisismo senza egoismo che lui conosca. Il profitto infatti per me è stare con la gente, condividere, partecipare, aiutare.
 
Ancora una cosa, visto che prima abbiamo parlato dell'ospedale di Potenza e non abbiamo chiarito, cosa hai donato a quella struttura.
Una sedia. Ah, pensa che ho incontrato un primario ospedaliero che parlandomi mi ha chiesto scusa perché forse nella sua carriera aveva fatto cose che non andavano bene.
Mi è piaciuto questo, però rifletto dicendoti che ciascuno di noi fa cose che spesso non funzionano e le scuse vere sono quelle a cui dopo segue qualche atto concreto e  qualcosa per rimediare.
Questo è il gioco.
 
Vuoi parlarmi ancora di qualche progetto, idea, programma prima di chiudere.
Ci tengo a ricordare una bimba di Volvera; ha un tumore inoperabile al cervello e ha bisogno di cure, è ricoverata a Milano; la famiglia si è dovuta in parte trasferire là per starle vicino e quindi necessitano soldi. Abbiamo raccolto per lei 30.000 euro. Lo dico perché queste sono cose che fanno parte della vita, sono parte di qualcuno di noi; possono demoralizzare, e la gente spesso scappa per questo motivo. Non bisogna.

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