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Mauro Sacco

Mauro Sacco: il "papà" di UGINO


Abbiamo incontrato Mauro Sacco docente dello IED di Torino e grande amico di UGI. L’abbiamo conosciuto nel 2014 e da quell’incontro si sono aperte per noi le porte dello IED! Grazie ai docenti che aderiscono al nostro progetto possiamo organizzare laboratori in Casa Ugi per i bambini e i ragazzi e sappiamo che ogni laboratorio è ricco di sorprese e di grande professionalità. Ogni lunedì pomeriggio un docente a turno viene in sala adolescenti e propone giochi e disegni di grande interesse.Gli abbiamo fatto alcune domande per conoscerlo meglio e ne viene fuori il ritratto di un uomo che ha fatto della passione per il disegno la sua forma di vita, il suo modo di comunicare e di comprendere il mondo.
 
Per prima cosa vorremmo sapere qualcosa di te, com'è nata la tua passione per il disegno?
Non so come sia nata veramente so solo che ero affascinato dai disegni, in particolare fumetti, caricature, vignette umoristiche, mi piacevano le cose un po' grottesche, ricordo che ritoccavo le foto dei giornali, mi piacevano gli spazi bianchi nei libri, li riempivo tutti.
 
Quando questa passione si è trasformata in professione?
Quando i miei genitori, mio padre in particolare,  hanno acconsentito ad iscrivermi in una scuola specifica dopo il diploma. Avevo già fatto il test per entrare all'università, lo passai solo grazie a un ripescaggio, nel frattempo conobbi l'esistenza di qualcosa di alternativo all'accademia di belle arti che stava frequentando un amico di un amico a Torino. La scuola era privata ma soprattutto io non avevo basi di disegno, solo tanta passione. Mio padre un giorno a pranzo mi chiese se era veramente quello che sentivo di poter fare al meglio, dissi ovviamente di sì e lui, dopo aver parlato con mia madre,  disse che era giusto che avessi l'opportunità di provarci nonostante razionalmente sembrasse la cosa meno sensata da fare. Non vi ho detto che mi ero appena diplomato in chimica. ..
 
Qual è l'aspetto più serio e quale quello più divertente del tuo lavoro?
Trasformare quotidianamente una passione in un lavoro. Penso possa valere per entrambe le risposte.
 
Il contatto con i ragazzi aiuta la tua creatività?
Sì in generale con tutte le persone, dai bambini agli anziani. Ogni individuo porta con di sé una potenzialità narrativa eccezionale. Il disegno è uno strumento per raccontare le persone. Il lavoro dell'illustratore è piuttosto solitario, manca un po' il contatto quotidiano con le persone. Io sono fortunato a poter lavorare con Elisa che oltre ad essere la mia unica collega è anche mia moglie. Lei è il mio 50%.
 
Cosa significa far parte dello IED e cosa fai di preciso?
Io la vivo come un'occasione di condivisione durante la quale metto a disposizione quello che ho imparato e che sto imparando. Io a scuola insegno un mestiere. Nella mia vita ho incontrato persone che mi hanno insegnato e dato molto, è giusto che ora sia io a restituire qualcosa.
Di preciso insegno al primo ed al terzo anno: rispettivamente  Editoriale 1 e Illustrazione di pubblica utilità, poi coordino il dipartimento di illustrazione e animazione, con altre persone che mi aiutano nella parte organizzativa: io curo i contenuti, le materie e i progetti. 
 
Come hai conosciuto l'UGI?
Sapevo della sua esistenza ma non avevo ben chiaro cosa facesse.  Avevo intenzione di provare a proporre una collaborazione ma mentre stavo valutando Domenico mi ha preceduto e mi ha chiamato,  era l'agosto del...2014 … e da li è partito tutto.
 
Che significato ha questa collaborazione con i nostri bambini e i ragazzi? c'è qualcuno che ti ha colpito di più?
Per me è molto importante, credo nella forza della creatività, sono convito che faccia bene per tantissimi motivi, per questo cerco di proporre sempre qualcosa che stimoli la fantasia, l'evasione e la rottura delle regole. Mi ha colpito la quantità di risate che riusciamo a farci ogni volta, sapevo che i bambini ed i ragazzi sono divertenti ma da UGI ce n'è un’altissima concentrazione!
 
Che effetto ti fa entrare in Casa Ugi? qual è il tuo rapporto con i nostri volontari?
Un po' come andare al primo appuntamento per un nuovo lavoro, un po' di paura la prima volta, poi come si varca la porta, via liscio! Ci sono periodi in cui passo più tempo al telefono con Domenico che con qualunque altro amico o collega, scherzi a parte mi trovo molto bene, si respira davvero un clima familiare, gentile accogliente e sicuro.
 
Tu sei il papà di Ugino: come si arriva ad animare un'idea e a renderla concreta?
Usando prima la testa e poi la mano, ho cercato di immaginarmi un po' per gioco come poter animare il logo, io lo immagino rappresentativo del lato più puro dei bambini che come ben saprete sono irreverenti, rumorosi, dicono le bugie e si nutrono di dispetti, ma sono anche sinceri, trasparenti e genuini.
 
Come sei riuscito a coinvolgere tutti i tuoi colleghi per la programmazione dei laboratori in Ugi?
Gli chiedo se hanno mezza giornata al mese da dedicare ad un progetto speciale per gente speciale! Racconto loro cosa fate, spesso basta una telefonata o una chiacchierata in tranquillità. Quando finisco di raccontare spesso passano  pochi secondi di silenzio e poi incasso il primo si.  Sono fortunato perché ho colleghi che spesso sono amici con i quali condivido oltre che il mestiere gli stessi ideali, “chi si somiglia si piglia”.
 
Cosa significa per i tuoi allievi essere coinvolti in progetti per l'Ugi? Quale tipo di coinvolgimento hanno secondo te?
Quando comincio la collaborazione spiego cos'è UGI e cosa fa, ancora prima che veniate voi in classe,
lascio sempre ai ragazzi la facoltà di aderire  oppure no, non voglio forzarli a seguire un progetto che magari non sono ancora pronti ad affrontare.
Devo dire che in questi anni tutti hanno aderito e lo hanno sempre fatto con molta partecipazione.
Due dei ragazzi della classe con cui abbiamo fatto la prima collaborazione hanno aderito al progetto dei laboratori creativi e mensilmente sono in UGI a proporre attività,
questo è forse il miglior risultato.

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