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SIMONA BELLINI E DOMENICO DE BIASIO

SIMONA BELLINI E DOMENICO DE BIASIO


LA COMUNICAZIONE DURANTE L’EMERGENZA SANITARIA COVID-19 E L’IMPORTANZA DEI SOCIAL NETWORK

In primo piano l’uso della Rete che ha permesso di continuare alcune terapie e di mantenere il contatto, quando tutti parlavano di distanziamento sociale e lockdown. Se ne fa portavoce Simona Bellini, psicologa presso il Servizio di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino e presso l’UGI. Con lei Domenico De Biasio, dipendente e social media manager dell’UGI, racconta come i social network abbiano oggi un ruolo determinante nella comunicazione, anche quella più generica.

Simona, come psiconcologa all’interno dell’Ospedale in tempi di Covid, ti sei dovuta confrontare con una mutata comunicazione un approccio diverso con i tuoi pazienti?
Come professionista all’interno dell’OIRM mi sono ritrovata a sperimentare forme di comunicazione sostitutive ed estranee al collaudato percorso terapeutico, e la Rete con le piattaforme, mi ha permesso di mantenere il legame con i miei pazienti e con i loro genitori, legame che non sarebbe stato possibile in alcun altro modo, poiché il lockdown impediva a chiunque di recarsi in ospedale per la seduta vis a vis. L’attività sanitaria della psicoterapia infatti non può essere sospesa e in più nel delicato momento dell’emergenza sanitaria, doveva tenere conto delle necessità di tutelare il terapeuta e il paziente dal rischio del contagio. Per necessità mi sono avviata alla sperimentazione della videoseduta con una piattaforma dedicata. Il passaggio dalla seduta tradizionale in presenza a quella attraverso lo schermo di un computer ha rappresentato una sfida e un cambiamento nelle modalità di gestione della stessa. Consapevole delle remore che il paziente o il genitore del bambino potessero avere circa l’uso di questi strumenti tecnologici, ho proposto questo nuovo adattamento per l’importanza della continuità del lavoro terapeutico. Era davvero l’unica strada.

Quali modalità avevano le sedute su di una piattaforma web con i tuoi pazienti di sempre?
Le sedute si sono svolte in modo simile a quelle che si svolgevano in ambulatorio: all’ora concordata il genitore accompagnava il bambino alla seduta, in quella che veniva chiamata la stanza delle emozioni. Arrivata la mia videochiamata il parente si allontanava per garantire la libertà di espressione del bambino/ragazzo e dopo circa quarantacinque minuti si ripresentava, in modo da poter concordare insieme il prossimo appuntamento e salutarci. Come psicoterapeuta posso affermare con enorme convinzione che in questo periodo l’essere riusciti a mantenere un contenitore in cui poter parlare di pensieri ed emozioni è stato prezioso: la videochiamata concordata ad orari precisi ha permesso di inserire in un momento definito, uno scambio relazionale che consentiva di incontrare l’altro nella sua dimensione più autentica. A dimostrazione di ciò, il fatto che ancora oggi per diverse necessità, con alcuni ragazzi e con alcuni genitori, sto mantenendo appuntamenti in videochiamata.

Una grande opportunità di scambio, quindi.
Certo, in più questa possibilità relazionale in un momento di massimo distanziamento sociale ha rappresentato addirittura una vera e propria riabilitazione delle funzioni vitali e delle competenze relazionali. Il fatto di trovarsi in una situazione di questo tipo, fatta di finestrelle su di uno schermo, ha permesso ai bambini/ragazzi di sperimentarsi in una situazione protetta non ansiogena, attraverso il fare, anche con attività non precostituite che intercettavano i loro interessi e desideri. Tramite lo schermo del pc i pazienti si relazionano, imparano la necessità di rispettare con più attenzione i turni di parola e di intervento. Tutto in maniera spontanea. Ritengo quindi che la tecnologia sia un valore aggiunto, può essere stimolo e sfida. Non deve sicuramente sostituire l’umano, ma può diventare uno strumento prezioso di mediazione tra il passato e l’attuale presente.

Domenico, ora a te la parola. UGI si avvale dei social oggi e di quali?
L’UGI vive tra la gente e con la gente, è un punto di riferimento per affrontare la malattia oncoematologica e ha bisogno di canali agili e immediati per essere raggiunta. I social offrono un primo contatto, spesso il dettaglio di cui si ha bisogno in momenti difficili; come dice un nostro motto, “si vince insieme” e io aggiungo che con i social siamo insieme sempre. Per questo UGI si muove su parecchie piattaforme con altrettante pagine ufficiali. Facebook è la piattaforma più seguita e su di essa postiamo immagini, chat, testi brevissimi. A seguire Instagram, un profilo usato maggiormente per le foto e Twitter. La nostra Associazione si avvale anche di un canale You Tube, su cui registra video legati ad attività che svolge con i suoi pazienti e con tutti coloro che in qualche modo vi si affidano e ne fanno parte più o meno compiutamente. Insomma chi è curioso di conoscere, di sapere come UGI si impegna nel sociale, deve poter trovare tutte le risposte veloci che cerca e con i social network ci riesce. Da un paio di anni c’è anche la Radio, un canale attivo e partecipativo, da ricordare.

Tu gestisci per UGI le pagine ufficiali dei social media, come?
I social sono usati sistematicamente dal 2013 e la loro importanza è via via cresciuta. Non è facile illustrare come si strutturano le notizie sulle piattaforme, forse la sintesi più efficace è dire che c’è una parte grafica e una parte testuale ed entrambe devono confluire in un post che con immediatezza trasmetta a tutti il contenuto dovuto. L’essenzialità è la caratteristica di ogni post. Per gli approfondimenti si rimanda a link che vengono allegati presenti sul nostro sito, cosicché chi desidera altre notizie può leggere, chi non lo desidera non è obbligato.

Qual è lo scopo dei social che tu oggi curi per UGI?
La comunicazione coi social è fondamentale. Rende viva e spiega la presenza dell’associazione UGI e la presenza deve essere colta in maniera chiara. Con i social si divulga, si informa e si promuovono le attività, gli eventi, gli incontri, i laboratori. Le persone di qualsivoglia estrazione sociale leggono, cercano notizie, condividono e discutono contenuti su questi canali importantissimi che possono avere una forza enorme nel chiarire idee, indicare, dirigere argomenti e comportamenti. Quando qualcuno approda, attraverso un social, alla nostra Associazione, il post con cui entra in contatto deve spiegare ed essere di aiuto subito. Si pensi inoltre anche al fatto che UGI vive di donazioni e di contatti con e per la gente, quindi deve poter essere trovata e letta senza sforzi particolari. I social raggiungono tutti e oggigiorno sono seguiti, hanno un impatto a tutto tondo, arrivano a chiunque e danno risposte immediate. Il pregio dei social sta anche nella comunicazione fluida e leggera con cui puoi parlare del quotidiano, attraverso testi brevi e lapidari. Inoltre la comunicazione social ha un altro incommensurabile pregio: non ha costi di alcun genere, né per l’associazione, né per chi legge e decide di rispondere.
(Giovanna Francese)

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