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Bellini Roccia

Simona Bellini ed Elvia Roccia

UGIDUE inaugura un servizio di psiconcologia per i giovani pazienti e per le loro famiglie.

Simona Bellini, classe 1977. Attualmente psicologa psicoterapeuta, specializzata in Psicologia della Salute nel 2009 e perfezionata in Psicologia Scolastica e dell’Apprendimento, Psicologia Ospedaliera e Psiconcologia. Nel corso degli ultimi anni ha sviluppato un interesse particolare per alcuni approcci terapeutici fra cui l’EMDR, metodo riconosciuto efficace dall’OMS nel trattamento del trauma, e l’Arteterapia, uno strumento che, agendo sul processo creativo, facilita l’espressione di emozioni e la comunicazione di contenuti talvolta inconsci.
Elvia Roccia, nata nel 1972, psicologa e psicoterapeuta con indirizzo di Psicoterapia Gruppo-analitica lavora come dipendente UGI dal 2014, dopo tre anni di borsa di studio UGI presso la Psiconcologia Pediatrica del Regina Margherita. Ha una formazione specifica sui gruppi e sulla psicoterapia individuale degli adulti ed ha lavorato sia nel privato che presso le Istituzioni Pubbliche. Negli ultimi anni ha seguito vari master e corsi come quello in Mindfulness-Based Therapy e i due livelli di EMDR, tecnica per il trattamento dei traumi e dei disturbi post traumatici da stress.

Simona, raccontaci i tuoi legami nel tempo con UGI.
Collaboro con l’Associazione dal 2007, prima come borsista e oggi come psicologa dipendente. In questi anni ho assistito ai cambiamenti dell’Associazione, indirizzati ad una sempre maggiore consapevolezza dei bisogni dei bambini e dei ragazzi ricoverati, ad una migliore diversificazione degli interventi fino ad arrivare ai giorni nostri, con UGIDUE, ad più ampia riflessione circa le problematiche del rientro a casa di questi ragazzi.

Qual è oggi la tua attuale attività professionale?
Da 11 anni lavoro come psicologa nel reparto di Oncoematologia dell’Ospedale Pediatrico Regina Margherita di Torino. Mi occupo di bambini e ragazzi con neoplasie che coinvolgono il Sistema Nervoso Centrale, e per questo molto esposti alla sofferenza. Dal 2013 sono attivamente coinvolta nell’attuazione di programmi di monitoraggio dello stato emotivo e psicologico dei lungo-sopravviventi. Oltre a tale intervento prettamente clinico, svolgo un lavoro di organizzazione e di coordinamento delle attività ludico creative in reparto e nello specifico conduco, con cadenza settimanale, un atelier espressivo.

Nel futuro progetto con UGIDUE ti occuperai soprattutto dei bambini e dei ragazzi. In che modo?
In UGIDUE mi occuperò soprattutto di bambini e ragazzi che hanno incontrato la malattia oncologica. Con Domenico De Biasio organizzeremo e coordineremo le attività psicosociali a loro dedicate. Si tratta di soggetti ancora in cura presso il Servizio di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale, di pazienti fuori terapia, così come di fratelli, amici, compagni e pari. L’idea guida è di puntare sulla creatività nelle sue varie declinazioni, per sostenere le risorse e le potenzialità dei ragazzi, incoraggiando la possibilità di scambio fra loro, la condivisione con le organizzazioni e associazioni sul territorio. Le attività proposte si differenziano, ovviamente, per fasce d’età e si articolano principalmente in attività ludico ricreative, espressive, di supporto e reinserimento scolastico, e dedicate all’orientamento lavorativo. È sempre previsto un supporto psicologico, ed il tutto sarà svolto solo con il permesso medico, se necessario.  

Elvia, tu fai parte del team che collabora con l’UGI da tempo, ora con quali modalità offrirai la tua prestazione in UGIDUE?
Presso l’Associazione mi occupo dal 2014 della selezione e dlla formazione dei volontari. In UGIDUE lavorerò con i gruppi di elaborazione del lutto per i genitori. Ciò comprenderà una serie di attività da svolgere con gli adulti per intraprendere un percorso di sostegno. I gruppi sono fondamentali per aumentare le capacità personali nel far fronte ai problemi, e combattere il senso di solitudine dovuto alla perdita, attraverso la condivisione. Nella struttura sarà attivo uno sportello di ascolto. In futuro spero possa essere attivata anche una linea telefonica che offra aiuto e sostegno qualificato per chi lo richiede.

Parli di attività da svolgere con gli adulti, quali in particolare?
Circa UGIDUE mi occuperò della conduzione di gruppi terapeutici per i genitori, elaborazione del lutto e progettazione di laboratori. Ne sia esempio il progetto benessere, in cui convergono attività come lo shiatsu e il reiki già attivi all’interno del reparto di Oncoematologia Pediatrica da diversi anni. La proposta organizzativa potrebbe prevedere poi una calendarizzazione annuale di altre attività in collaborazione con enti della città metropolitana di Torino quali la GAM, il MAO, il Teatro Regio ed il Museo del Cinema. Si possono ipotizzare nel contempo escursioni in montagna, su percorsi agevoli con pranzo in rifugio, opportunamente seguiti da guide alpine. Tutto ciò ha lo scopo di favorire il confronto, la condivisione, la reciprocità e lo scambio.

Quali sono gli scopi complessivi del progetto UGIDUE?
UGIDUE nasce come luogo speciale, come progetto dedicato a bambini, ragazzi ed alle loro famiglie. Tutti coloro che hanno affrontato la malattia oncologica devono poter disporre di un luogo in cui riorganizzare le speranze per i ragazzi, non colludendo con la negazione dei limiti imposti dalla malattia. Per i genitori colpiti da una perdita questo luogo deve tendere invece a ridare loro il senso di sé, delle proprie competenze possibili e del proprio ruolo. Quali saranno le modalità del progetto? Il progetto UGIDUE richiederà sicuramente un modello di intervento integrato tra il Servizio di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale Regina Margherita, l’UGI, le Associazioni del territorio, la Scuola in Ospedale (Regione Piemonte), i vari Istituti Comprensivi sul Territorio. La modalità del progetto sarà quindi il fare ed essere rete, ossia elaborare una strategia condivisa tra più organizzazioni, diverse tra loro, al fine di raggiungere risultati. UGIDUE diventa un’opportunità strategica per poter pianificare e realizzare interventi efficaci non solo per rispondere ai bisogni, ma anche per agire sulla rimozione di alcuni dei fattori che generano i bisogni stessi.

Quale attesa e quali aspettative?
Troppe aspettative possono causare ansie o frustrazioni, per questo credo che per la buona riuscita del progetto UGIDUE saranno prioritari e preziosi la capacità di ascolto e scambio delle molteplici parti in gioco. Si tratta di far funzionare un gruppo di lavoro, un dispositivo adulto che operi in modo da far circolare le informazioni e sviluppare la capacità di articolare un pensiero progettuale, calibrato sempre sui reali bisogni dei ragazzi con malattia oncologica, che si accingono a ritornare alla normalità. Un lavoro faticoso dunque, ma allo stesso tempo arricchente. Un continuo navigare, regolando di volta in volta la traiettoria e mantenendo ben salda la rotta.  

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