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SONO LE FAKE NEWS IL DANNO PIU’ GRANDE AL SISTEMA DELL’INFORMAZIONE. IL GIORNALE DELL’UGI PUNTA SULLA QUALITA’ DELLE FONTI


Questi due anni di pandemia hanno rivoluzionato il mondo della comunicazione. Mai era accaduto prima, in un tempo così breve. In 24 mesi sono accaduti fatti, nel mercato dell’informazione, che non erano nemmeno immaginabili nel pre-pandemia. Da un lato sono crollate le vendite in edicola dei grandi quotidiani, sono diminuiti gli investimenti pubblicitari, ed è entrata in crisi la forza lavoro, non soltanto in Italia ma nel mondo.
Un dato di queste settimane arriva dagli Stati Uniti: in 17 mesi, tra marzo 2020 e agosto 2021, 6.154 giornalisti hanno perso il posto di lavoro. E con loro hanno chiuso un centinaio di testate giornalistiche. L’Europa, come gran parte del mondo dell’informazione occidentale, ha attraversato la crisi sanitaria perdendo pezzi della sua gloriosa storia. Nelle vendite, nella pubblicità, nei profitti.
L’altro aspetto della pandemia registra segnali opposti in questa complicata scacchiera. Per quanto possa sembrare contradditorio, rispetto ai dati di prima, la domanda d’informazione da parte della popolazione è cresciuta in modo esponenziale. La paura del Covid, le sue conseguenze, i provvedimenti restrittivi imposti dai governi hanno accresciuto la voglia di conoscenza. Basti pensare che i siti del Ministero della Sanità e dei vari assessorati competenti regionali sono stati presi d’assalto da milioni di cittadini, e spesso sono finiti offline proprio a causa di questa eccezionale domanda.
Allo stesso modo è aumentata una sorta di pseudo informazione sui social, oggi la principale fonte di conoscenza delle notizie nel Paese.
Notizie spesso fasulle, vere e proprie fake news, manovrate da gruppi d’interesse politico ed economico, che hanno letteralmente destabilizzato il sistema informativo. I social hanno di fatto eliminato il filtro dell’informazione giornalistica e portato in rete notizie nude e crude e senza alcun controllo. Alcune genuine, altre, e sono la maggior parte, manipolate.
Sotto accusa, spesso anche oggetto di violenze verbali e fisiche (basta vedere che cosa accade nei cortei dei novax) sono finiti i giornalisti, colpevoli di travisare le notizie e di offrirle al pubblico secondo interessi di parte. In realtà i giornalisti devono rispondere di ogni loro azione, prima che al loro editore, ad un codice deontologico molto severo, applicato in tutte le testate giornalistiche. Ma soprattutto la serietà dell’informazione è figlia della storia delle testate più radicate nel Paese, che hanno costruito la loro popolarità, negli anni passati, proprio sul modo di dare informazioni ai lettori. Che oggi è lo stesso di ieri. Difendere la politica del governo sulla campagna dei vaccini significa dare informazioni verificate. Esattamente il contrario dell’azione delle fake news che dominano i social.
Questo contrasto però, tra l’informazione che risponde ai canoni della deontologia professionale, e che fa riferimento alla tradizione giornalistica italiana, e il sistema incontrollato delle notizie false ha danneggiato i primi e alimentato i secondi. Se il 70% per cento della popolazione s’informa esclusivamente su Facebook è chiaro che c’è qualche cosa che non va.
Naturalmente l’UGI ha un ruolo meno centrale in questo gigantesco pianeta dell’informazione. Ma ciò non significa che comunicare per l’UGI sia un’attività secondaria. Anzi, il tema è molto dibattuto, perché comunicare il bene, che è la mission dell’UGI, è molto più impegnativo che diffondere notizie drammatiche o addirittura fake news. In questo numero spieghiamo come e attraverso quali canali.
Per quanto riguarda questo giornale cerchiamo di attenerci alle nostre fonti d’informazione, che sono sempre, nel campo della medicina, non solo verificate, ma di eccezionale qualità professionale. Naturalmente tutto è migliorabile, ed è esattamente quello che ci proponiamo di fare per questo 2022 appena iniziato.
 
Giorgio Levi
Direttore de "Il Giornale dell'UGI"

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