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Un sorriso per Matteo

Un sorriso per Matteo


Nadia Agostini, mamma di Matteo, ha saputo far nascere dal dolore, un sentimento di speranza e solidarietà.  

Cara amica dell’UGI, vuoi dire qualcosa di te?
Mi chiamo Nadia Agostini, sono una libera professionista e mi occupo della parte amministrativa della mia ditta. Sono spesso in viaggio, soprattutto per i contatti che si possono e devono tenere nel mio lavoro. Oso definirmi dinamica, ma immediatamente giustifico la mia presunzione nel darmi un’etichetta, con l’affermazione che ho assolutamente bisogno di tenere sempre il cervello impegnato, per pensare un po’ meno al vissuto con mio figlio Matteo che è volato in cielo da quasi tredici anni. Eppure, e questa è una prima riflessione su di lui, ti assicuro che è sempre con me, vicino a tutto ciò che faccio e presente in ogni mia decisione.

Matteo è un bel nome.
Se n’è andato nel 2006, a 14 anni, dopo quattro anni di malattia. È sempre stato un ragazzo solare, interessato a tutto, riempiva le sue giornate con mille attività, con amichetti, era pronto a recepire ogni stimolo, insomma ha vissuto con intensità una vita troppo breve. Anche quando si è ammalato ha saputo essere forte e reagire con grande coraggio. È per me, ancora oggi, difficile vivere senza il suo sorriso.

È con la malattia di Matteo che hai incontrato l’UGI?
Sì, ho incontrato la solidarietà, l’aiuto, la presenza attiva. Durante la malattia i volontari venivano in camera con la play station, con i colori, disegnavano con Matteo, lo intrattenevano. Io spesso dovevo lavorare nella stessa camera di ospedale con il mio computer, e i volontari mi supportavano dando al ragazzo tutto l’affetto che in quel momento gli occorreva; erano una presenza attiva per il gioco, la compagnia e non solo, offrivano infatti aiuto concreto anche per le cose materiali... ricordo ad esempio l’acquisto fatto da loro di un paio di jeans che non riuscivo a comprare. Inoltre è per me sempre stata l’associazione che mi ha dato e mi dà la certezza di esserci, con trasparenza, insomma fiducia assoluta. Collaboro per questo con l’UGI da esterna, da parecchi anni.

Tu hai un progetto annuale in ricordo di Matteo, finalizzato all’UGI. Ce ne parli?
Matteo è mancato 12 anni fa e da allora ogni anno organizzo uno spettacolo intitolato “Un sorriso per Matteo”, un modo per ricordarlo attivamente. Si tratta di una serata che si svolge ad Asti, la mia città, nel teatro più noto. Pensa che il primo anno questo spettacolo si è svolto sulla piazza di Capriglio in provincia di Asti, all’aperto. Il secondo anno, poiché pioveva, il Comune di Asti ci ha offerto questa sede che da allora è diventata la sede ufficiale. Ora ti faccio partecipe di un ricordo, cioè alcuni anni fa sul palco si è presentato a sorpresa Giorgio Faletti, astigiano. Davvero una gradita presenza. È comunque una serata che vede un’affluenza di pubblico di circa 800 persone tra le quali spesso anche i medici e il personale ospedaliero, gli amici e tutti coloro che hanno incontrato mio figlio durante la malattia. Con queste persone ho vissuto pezzetti di vita e tutti loro con la loro presenza, tengono in vita non solo il progetto ma anche Matteo. Ecco vorrei che questo fosse chiaro, e non da considerarsi banale: Matteo è con noi ogni volta in cui se ne parla, ogni qualvolta si fa qualcosa che lo ricorda è vivo. Pienamente.

Di quale tipo di spettacolo si tratta e in che modo l’UGI è parte in causa?
È un cabaret divertente di circa tre ore, costituito da diverse scenette e qua e là alcune canzoni. Partecipano allo spettacolo i comici di Zelig, di Colorado, i presentatori di Le Iene, che io provvedo a contattare parecchi mesi prima per avere tutto pronto tra novembre e dicembre, mesi in cui si tiene lo spettacolo con date variabili. Sul palco ho un grande aiuto da Paolo Migone, che mi segue dalla prima serata, e da tanti altri davvero attivi ed impegnati per una buona riuscita di ogni particolare. Credo di non farcela mai a ringraziarli del tutto per ciò che fanno, sono davvero una forza per me! Ecco che dopo lo spettacolo entra in campo l’UGI, poiché il ricavato delle offerte libere viene totalmente devoluto a Casa UGI, luogo in cui io co-adotto un appartamento destinato a una famiglia con un figlio in cura presso il reparto di oncoematologia. Il mio scopo futuro è di adottare completamente da sola un appartamento e mi auguro di farcela a breve.

Questo spettacolo, ossia “Un sorriso per Matteo”, ha un logo.
Certamente, di questo sono orgogliosa e sono certa lo sia anche Matteo; è per me una cosa molto, molto cara e te ne parlo. Sulla locandina pubblicitaria dello spettacolo c’è un disegno, diventatone il logo. È stato disegnato infatti da mio figlio, che era a conoscenza di questo mio desiderio di allestire uno spettacolo per lui, per renderlo felice e sereno quando era ancora in vita. È un disegno del 2006 in cui Matteo si rappresenta come un bimbo che gioca a calcio, con tre capelli in testa perché stava facendo la chemio in quei mesi, ma nonostante questo ha un’espressione contenta! Era così lui, sereno e partecipativo sempre. Ah, a proposito del disegno, Matteo ha disegnato la scatola del panettone UGI di Natale, proprio nel 2006.

Grazie Nadia per questo bel discorso. Vuoi lasciare un messaggio per coloro che ti leggeranno e per UGI? Sicuramente questo, vi aspetto tutti allo spettacolo “Un sorriso per Matteo”!

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