1. Giornale UGI
  2. Una favola per i più piccini: Desiré e la magia delle parole

Scarica il giornale UGI

Desiré e la magia delle parole

Una favola per i più piccini: Desiré e la magia delle parole


Il grande re Wise regnava su tutte le terre estese di Serenity, un lontanissimo e sconosciuto pianeta al di fuori della galassia terrestre. In quell’angolo remoto dell’universo non vi era la luna, ma vi erano due soli e milioni di altri pianeti. L’insieme stellare costituiva un sistema bisolare in un perfetto equilibrio di attrazione gravitazionale. Serenity per tanti aspetti era simile alla Terra. C’erano l’acqua, l’ossigeno, l’anidride carbonica e altri elementi, ma con una sostanziale differenza: l’uomo non sfruttava irresponsabilmente l’ambiente, anzi viveva in simbiosi con esso.
Le città erano costruite interconnettendo gli elementi della flora. Si seguivano le regole dettate da Respect, un architetto naturalista che si era adoperato nell’uso delle peculiarità delle strutture delle piante. L’architetto aveva inserito le abitazioni degli uomini all’interno delle foreste, utilizzando alla base grossi tronchi di bambù e in altezza intrecci di spesse liane, mentre per proteggere le case dalla pioggia si era avvalso delle caratteristiche idrorepellenti delle foglie dei fiori del loto. Respect era uno scienziato che aveva unito la sua conoscenza tecnologica agli elementi presenti sul territorio. Se sorvolavi una città, non vedevi agglomerati abominevoli di palazzi: i tuoi occhi potevano godere di un’armonica visione di tutto l’insieme.
Inoltre, per gli spostamenti da un capo all’altro delle città, gli abitanti cavalcavano un volatile: una particolare creatura simile al condor del Perù, più grande, più forte e allo stesso tempo docile, che viveva accanto agli uomini. Nella realtà di Serenity non vi era alcun inquinamento atmosferico e acustico e le persone non conoscevano la parola stress. Spesso nell’aria si udivano voci canterine e gioiose perché la gente era felice. Dopo aver ottemperato ai propri doveri si dedicava alle personali aspirazioni. Nella cultura e nei valori presenti nella struttura sociale di Serenity vi erano il rispetto, la solidarietà, e non c’era la bramosia del denaro. Tutti lavoravano e non vi era disoccupazione. Si condivideva e non c’era il superfluo. Non c’era la pressione del mercato quindi si stava bene con i pochi oggetti utili a condurre una vita salutare. Per questo gli abitanti di Serenity godevano anche di una certa quantità di tempo libero. E nelle fantasiose abitazioni coltivavano la lettura, la musica e tanti altri piaceri della vita.
La tranquilla e armoniosa quotidianità che si perpetuava in Serenity era data anche da altri valori dettati da re Wise e dalla regina Sweet, quali la tenerezza e la generosità.
I due regnanti erano stracolmi di tenera umanità, che a volte però riversavano senza equilibrio. Infatti, quando divennero genitori di Desiré, un maschietto bello, curioso e dotato di un’acuta intelligenza, iniziarono ad effondere una certa adorazione verso il piccolo che andava ben oltre l’affetto utile alla sua crescita. Quando Desiré piagnucolava per un capriccio il re e la regina non riuscivano a dire di no. Durante la sua crescita i due furono completamente in balia dei suoi ghiribizzi, perché ogni qualvolta il ragazzo argomentava con acutezza le sue richieste, i due genitori acconsentivano sempre.
E fu così che Desiré crebbe viziato.
Continuava a volere e non riusciva a dire un semplice “grazie” perché ogni cosa gli era dovuta. Tuttavia, pur appagando la maggior parte dei suoi desideri, non era mai contento, poiché esaudito il primo, sorgeva il secondo. In realtà il giovane aveva tante cose ma non riusciva ad apprezzarle.
Nella sua mente c’era uno spaventoso garbuglio poiché egli non conosceva se stesso, tantomeno la fragilità umana. E in quella babele confusionale lo si vedeva spesso scalpitare come un cavallo imbizzarrito.
Allora Desiré saliva sul suo cavallo e galoppava come un forsennato fra la fitta foresta. Arrivava al lago Negro e si tuffava nudo nelle fredde acque. Nuotava e nuotava. Pensava così di calmare la sua irrequietezza.
Ora, è importante sapere ciò che Desiré non sapeva e che era successo centinaia e centinaia di anni prima del suo arrivo su Serenity. Nel primordiale tempo del pianeta  alcuni uomini non vollero seguire i dettami della condivisione e della solidarietà, anzi protesero verso l’ingordigia del denaro e la bramosia del potere.
E fu così che, dopo feroci conflitti di lotta libera tra due sezioni di uomini, si comprese l’inutilità della guerra e si arrivò a un compromesso. Fu presa una decisione: nelle città sarebbero rimasti coloro che rispettavano le regole, mentre gli altri sarebbero andati a vivere nella vallata del lago Negro, il lago più grande di Serenity chesi trovava in una gola profonda tra le più alte montagne del pianeta.
Lontano dagli altri, i ribelli si organizzarono secondo i loro principi. Non lavoravano e si procuravano il cibo nelle acque ricche di pesce del lago Negro.
Dopo anni e anni la loro morfologia si adattò alla vita nelle acque. Le teste divennero piatte e le bocche larghissime da cui spuntavano denti uncinati che servivano da ami. I loro occhi divennero sporgenti e vitrei e dal loro corpo squamato spuntarono una miriade di braccia che all’occorrenza si allungavano anche per diversi metri per abbrancare le prede nelle acque. Queste insaziabili creature avevano le antenne sensoriali sempre allertate per tutto il giorno, speso passato a depredare. Erano stati condannati dalla loro stessa ingordigia.
Ma in questa vallata viveva anche una comunità di fate che avevano il compito di aiutare coloro che si avvicinavano ai ribelli, onde evitare le stesse brutture in altri uomini.
In un giorno qualunque il giovane Desiré, inquieto e confuso come al solito, cavalcò fino al lago. Si tuffò, nuotò e girovagò nelle profonde acque, fino a quando la calma pervase la sua mente. All’improvviso avvertì sul corpo una stretta energica fatta da tante braccia che parevano stritolarlo. Svenne. Al risveglio era circondato dalle mostruose creature che parlottavano fra di loro una lingua incomprensibile. Dopodiché Desiré fu lasciato per alcuni giorni in compagnia di un’anziana donna. La donna era una fata, niente di meno che la custode delle magiche parole. Era l’unica a poterle pronunciare in un certo ordine affinché gli uomini guarissero dall’inquietudine.
La fata attese che Desiré si addormentasse, si chinò sul suo volto assopito e poggiò le labbra sull’orecchio destro proferendo: “Abragiògiò gìgì. Gibìbì, wewewé.” Poi le stesse parole le proferì nell’orecchio sinistro e attese il suo risveglio. Quando Desiré si destò, la fata volle ancora parlare con lui per accertarsi che nel giovane si fosse svegliata la Consapevolezza, una capacità di comprensione più evoluta di se stessi, degli altri e del mondo, utile per accettare la sua e l’altrui fragilità, per mettere ordine nel guazzabuglio mentale del giovane e dare serenità.
Poi, Desiré salì sul suo cavallo e con un’andatura lenta tornò a casa. Indossò abiti eleganti e cenò con il re Wise e la regina Sweet. Verso la fine della serata, gli occhi di Desiré si illuminarono di gioia. Era guarito.

Copyright 2020 - Ugi Torino C.F. 03689330011 - Privacy policy

Abc Interactive