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Una favola per i più piccini:  lo stambecco innamorato

Una favola per i più piccini: lo stambecco innamorato


Il prato era terminato da un pezzo, ma lo stambecco continuava a salire lentamente avvolto da una fitta nebbia e dal suo struggente dolore. Il silenzio era così intenso che i passi leggeri del ruminante si sentivano crocchiare anche da lontano. La valanga si era staccata all’improvviso. Non era un caso eccezionale, ma la sua femmina non era preparata ad una frana in quella valletta ricoperta di soffice erba. Già, perché fu proprio il manto verde a scivolare a valle trasportato da una quantità abnorme di pietre. Non un gemito, nulla! La massa pietrosa la investì colpendola come una grossa mano e come tale la strinse e la soffocò inesorabilmente prima che potesse urlare la sua paura.
Lui era poco distante, ma si accorse di averla persa quando la vide rotolare e sparire sotto la montagna di granito e terra. Si buttò giù anch’egli precipitando nella coda della frana, ma non riuscì nemmeno a vederla! Il prato e la sua compagna erano stati sostituiti da una enorme pietraia. Piantò gli zoccoli tra le rocce, si tagliò il muso cercando di sentire l’odore della sua amata, ma invano. Scoraggiato e affranto dalla certezza di averla persa per sempre, si allontanò per non essere investito da un’altra caduta di massi.
Una marmotta che passava di lì per caso, vedendo il grosso e possente stambecco appoggiato a un masso, con gli occhi lucidi, domandò: “Cos’è mai successo per ridurti in questo stato? Proprio tu, il principe delle vette!” “La valanga! E’ scesa all’improvviso e ha travolto e sepolto la mia compagna”. Lo stambecco non parlava mai con nessuno, e si stupì di aver risposto a un essere così insignificante, ma tanta era la pena che fu lieto di potersi sfogare con qualcuno. “Poveretto - continuò la marmotta - dovrai rassegnarti, anch’io ho perso il mio compagno per colpa di un cacciatore, ma è il nostro destino! E’ raro che noi animali moriamo di vecchiaia!” Lo stambecco la guardò meravigliato.
Ne aveva viste a centinaia di marmotte, ma la differenza di razza l’aveva sempre portato a ignorare un animale così piccolo e diverso. “Non sapevo che in tanto pelo ci fosse anche un cervello!” Disse ammirato lo stambecco. “E’ il guaio di voi grandi e grossi. Pensate che tutto dipenda dal volume dei muscoli, ma i sentimenti non hanno nulla a che fare con la forza fisica. Considerate solamente il vostro mondo, ma come vedi, una parola di conforto che serve ad alleggerire il dolore, può arrivare anche da un piccolo ammasso di peli come me”. A quelle parole lo stambecco la guardò, ammutolito e annientato dalle parole dette da un essere che lui considerava un nulla della natura! Pensieroso si staccò dal masso e lentamente, ma con regalità, riprese la salita. A un tratto però si fermò, si girò, cercò con gli occhi la marmotta e trovatola, la salutò come se fosse una vecchia amica. 

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