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Volontà, Volontario, Volontariato

Volontà, Volontario, Volontariato


L’attività libera e gratuita di un grande esercito di persone.

Intanto definiamo i termini volontario e volontariato. Secondo il vocabolario derivano dal latino Voluntarius da voluntas che significa volontà. Conforme alla volontà, cioè che “procede da un interno impulso, accompagnato da una perfetta cognizione di causa, altrimenti spontaneo; riferito a persona, desideroso, ben disposto, inclinato…”
Secondo il Devoto Oli, volontariato: Ogni prestazione di lavoro, gratuita o semigratuita, fatta al fine di acquisire la pratica necessaria allo svolgimento di un’attività professionale o di un lavoro e il relativo titolo di riconoscimento; attività liberamente e gratuitamente esplicata a beneficio della comunità in vari settori.
Un’altra definizione di volontariato che si trova online è la seguente: “Il volontariato è un’attività libera e gratuita svolta per ragione di solidarietà e di giustizia sociale. Può essere rivolta a persone in difficoltà, alla tutela della natura e degli animali, alla conservazione del patrimonio artistico e culturale. Nasce dalla spontanea volontà dei cittadini di fronte a problemi non risolti dallo Stato e dal mercato …
Quindi, per riassumere, il volontario è colui che decide di impegnare parte del suo tempo libero per rendersi utile per altre persone o per una buona causa; lo fa volontariamente e molto spesso volenterosamente. Non percepisce alcun compenso e non chiede nulla se non di poter promuovere il bene comune e di testimoniare la solidarietà tra gli uomini.  Un gran numero di persone, di ogni estrazione sociale e religiosa, dedica con regolarità tempo ed energie a persone in difficoltà sociale, a malati, a beni culturali, ad animali abbandonati e a varie altre cause dove la necessità si fa sentire prevalente. 
In Italia esiste una legge (266/91 legge quadro sul volontariato) che regola il volontariato e ne fissa i limiti e, diversamente da altri stati europei, istituisce in ogni regione italiana delle strutture che forniscono servizi per il reclutamento e la formazione dei volontari. Qui in Piemonte c’è il Centro Servizi per il Volontariato (Vol.To.) che mette a disposizione delle associazioni di volontari prestazioni, iniziative e attività utili a sostenere la loro azione al servizio delle persone e della società.
Ma come mai una persona ad un certo punto della sua vita decide di fare il volontario? Qquali sono le motivazioni profonde che spiegano una scelta del genere? Si tratta forse di una forma di altruismo magnanimo o addirittura di egoismo sconsiderato? Oppure si tratta semplicemente di un riscatto della propria vita? Un modo di dare un significato alle “fortune” di cui si vive? O ancor più facilmente un modo per riempire un vuoto esistenziale?
È chiaro ed evidente a tutti che molto si fa per se stessi: accorgendomi di chi è in difficoltà – persona o animale o bene culturale da difendere che sia – faccio del bene o cerco un mio accrescimento personale. È giusto fare del bene per sentirsi bene? In tal modo si è persona più buona?
Tante possono essere le domande e le motivazioni, ma ciò che rende unico il gesto del volontario è il come lo si fa. Come sempre, ciò che conta è il modo in cui ci si porge, con cui si fa attenzione ai disagi di chi ha bisogno e con quale modalità ci si avvicina all’altro. Persino Madre Teresa di Calcutta diceva: “se fai il bene ti attribuiranno secondi fini egoistici, non importa fa’ il bene!” è anche vero che facendo il bene, anche solo facendo attenzione al disagio altrui, ci si sente meglio, magari addirittura un gradino al di sopra di tanti altri, si tratta quindi di vanità? È sottile il confine tra vanità ed egoismo! Ma fare volontariato è far del bene e ricevere altrettanto bene. Inorgoglisce, dà un significato alla propria vita, riempie il vuoto di certi momenti, ci fa sentire utili e occupa gran parte dei nostri pensieri. Ovviamente esistono anche le persone che sanno davvero cosa sia la gratuità e ne sono generosamente provvide.
Un documento della Consulta ecclesiale del 2006 sul volontariato dice:
L’aiuto “donato” produce in chi lo offre e porta a chi lo riceve un messaggio positivo sulla sua vita: chi dona infatti investe senza tornaconto e a fondo perduto su un’altra persona e sul suo cammino di vita. 
La capacità di donare ci libera dal dilagare delle logiche economiche del profitto e del tornaconto “esclusivo” ed “escludente”. 
Il Donare evidenzia la libertà di poter disporre di se stessi e delle proprie risorse per un bene che, non essendo particolare o esclusivo, è un “bene comune” al quale si ha la possibilità di contribuire.
Ma non dobbiamo dimenticare il particolare rapporto umano che si stabilisce tra chi dona e chi riceve. Si tratta di una relazione peculiare fatta di condivisione, comprensione, complicità, alleanza che la rende unica e preziosa ma non esclusiva. Ogni volontario sente l’impegno di essere al servizio e di non rendersi unico e insostituibile. Non si deve creare un rapporto di dipendenza che renderebbe l’altro debole e continuamente bisognoso, ma lo si deve aiutare a ritrovare la forza e la possibilità di realizzarsi e ritornare ad essere autonomo. L’assistenzialismo – cioè quell’azione dispersiva che non fa crescere ma disperde le risorse economiche e sociali – deve essere superato per riuscire a donare la capacità di superamento del disagio.
Su una rivista, “Vita”, leggiamo una sorta di elenco di buone motivazioni per fare volontariato, tra cui:
  1. Sviluppa competenze: si mettono alla prova le proprie capacità e le proprie tendenze da spendere anche nel resto della vita;
  2. Dà un esempio ai ragazzi: insegna il valore della gratuità;
  3. Aiuta a trovare nuovi amici;
  4. Riempie la vita: perché sprecare il proprio tempo davanti alla TV? Ci sono tante possibilità per mettersi in gioco e per stimolare i propri interessi, si esce di casa, si incontrano persone …
  5. Insegna a dire grazie: cambia la prospettiva! Insegna ad apprezzare le proprie fortune e a dire grazie per ciò che si ha.
Il volontario ha una specifica responsabilità nei confronti della persona o delle cose di cui intende occuparsi. È una responsabilità morale perché spesso chi si affida al volontario si trova in una situazione di necessità tale da renderlo incapace di valutare se quella persona vuole il bene ed è davvero in grado di farlo. È per questo motivo che i corsi di formazione sono indispensabili ed è precisa responsabilità dell’associazione dare le indicazioni e prestare particolare attenzione ai risvolti psicologici di ogni volontario, valutando i rischi di un eccessivo interessamento quanto quelli di una spudorata superficialità e trascuratezza. Il volontario in certi casi diventa un appiglio e un’àncora di salvezza per chi si trova in una situazione di grande problematicità ed è proprio quello il momento in cui è bene tutelare se stesso per poter continuare la propria opera di assistenza. È grande il pericolo di “burn out” (sindrome da stress lavorativo) del volontario! Un importante rischio dovuto ad un abuso dei propri limiti forse per un entusiasmo iniziale ed una incapacità di limitazione delle proprie energie. Qual è il problema? Quello di avere un crollo emotivo che impedisce di continuare la propria opera. L'operatore, per ansia da prestazione, rimuove una verità di fondo: che il suo più elementare diritto si realizza non solo aiutando, ma anche riconoscendo il bisogno opposto, quello di essere aiutato, di essere sostenuto da coloro che hanno o sanno di più.
Se ne deduce la grande importanza della formazione e della condivisione delle esperienze fatte svolgendo il proprio servizio. Ma accanto a tutto questo non è da sottovalutare che la modalità più efficace e più concreta per incidere sulla qualità dei servizi i volontari possono esercitarla attraverso interventi di cooperazione fra le loro organizzazioni e gli altri servizi del territorio, in una dinamica di integrazione che costruisca reti di solidarietà. 
Queste reti di solidarietà sul territorio sono strettamente connesse al ruolo incisivo che le istituzioni vorranno dare alle organizzazioni del volontariato nei luoghi e nei momenti dell’ideazione, della conduzione e della verifica di progetti già conclusi e di quelli in corso d’opera e futuri.
 
I NUMERI DEL VOLONTARIATO
Quali sono i numeri del volontariato in Italia?                                                       
Qual è il peso del volontariato nella vita sociale italiana? Purtroppo abbiamo soltanto i risultati di un’indagine ISTAT fatta nel 2013 e resa nota nel 2014 quindi non più recentissima, ma comunque indicativa delle tendenze del nostro paese:
  • più di 6 milioni gli italiani che hanno svolto un lavoro di volontariato almeno una volta al mese; il tasso è il 12,6% nel 2013, nel 1993 era il 6,9%, nel 2010 il 10%.
  • Il lavoro di volontariato viene svolto più nel nord dell’Italia e molto meno in regioni come Puglia e Campania.
  • Il 23,4% dei volontari sono benestanti, il 22,1% sono laureati, il 9,7 ha problemi economici, il 6,1% ha la sola licenza elementare.
  • 126 milioni sono le ore dedicate al volontariato in quattro settimane. L’impegno medio mensile è di 19 ore al nord e 13 al sud; non ci sono differenze tra uomini e donne.
  • La fascia di età con il tasso più alto di volontariato è 55 – 64; il tasso più basso è nella fascia 14 – 24 anni.
  • Quasi la metà dei volontari svolge un servizio individuale, cioè non in un’organizzazione, e si occupa di anziani, bambini e malati.
  • 37,7% sono i volontari che svolgono la stessa attività di volontariato da almeno 10 anni.
  • 41,3% chi svolge attività in un’organizzazione, associazioni di promozione sociale e ONLUS.
  • 46,7 % le casalinghe che svolgono volontariato “per seguire le proprie convinzioni e il proprio credo religioso”.
  • Un volontario su 20 esprime un giudizio negativo sulla propria esperienza, perché ha comportato “più svantaggi che vantaggi” o perché “non è cambiato niente”. La metà dei volontari invece dice che “si sente meglio con sé stesso” (49,6 per cento), che “ha allargato la sua rete di rapporti sociali” (41,6 per cento) o che ha cambiato il suo modo di vedere le cose (28,1 per cento).
 
Stefano Tabò, presidente di CSVnet, il Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato afferma “Grazie a questa indagine siamo in grado di conoscere meglio i ‘profili’ di quei milioni di cittadini che ogni giorno spendono gratuitamente il loro tempo per gli altri. Il fatto che 4 milioni di questi preferiscano impegnarsi in organizzazioni strutturate dimostra come il volontariato sia ormai un fenomeno maturo e radicato in tutto il paese. Una realtà che il sistema dei Centri di Servizio per il Volontariato contribuisce a valorizzare con competenze e professionalità diffuse e capillari. La possibilità di equiparare i dati agli standard internazionali non può che accrescere il valore della ricerca, primo frutto di una intelligente collaborazione con Istat e Fondazione Volontariato e Partecipazione“.

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