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ZULI. IL RAP CHE FA STARE BENE

ZULI. IL RAP CHE FA STARE BENE


 Ad alcuni potrà sembrare strano, ma il Rap, quel genere musicale che spesso, e a questo punto erroneamente, associamo solo ad una canzone composta da una pronuncia veloce di sequenze di rime, cantata da ragazzi vestiti con pantaloni larghissimi e strappati, ha in realtà conquistato il mondo e c’è chi è riuscito a trasformarlo in uno “strumento di riscatto”.
Per comprendere meglio come, abbiamo intervistato Marco Zuliani, in arte Zuli che quest’anno tra aprile e luglio ha realizzato per i bambini e i ragazzi dell’UGI il laboratorio di Rap.
Zuli entra nel mondo della musica già negli anni Novanta e dal 2015 dedica le sue competenze al mondo socio educativo culturale. Nello stesso anno ha, infatti, fondato l’associazione culturale Large Motive formata da artisti che utilizzano l’arte a 360° come strumento per venire in contatto con i giovani.
Collabora con l’UGI da circa due anni e sempre nel 2015 ha ideato e strutturato il Laboratorio Rap® Laboratorio Rap Terapeutico®, un percorso che mira ad utilizzare il Rap come strumento di mediazione delle emozioni, di abbattimento dei gap e di costruzione di dinamiche di cooperazione nei gruppi.

Ci spieghi un po’ più nel dettaglio in che modo utilizzi il Rap come strumento “terapeutico”?
Sono partito dal voler condividere con i ragazzi il modo di scrivere le canzoni; loro diventano in questo modo i protagonisti della musica e grazie al Rap superano le barriere; mettendosi in relazione con la musica normalizzano le loro condizioni. E sono arrivato a rendere il Rap un metodo, riconosciuto nel 2019 dall’Unione Europea, di lotta all’esclusione sociale e al disagio giovanile.
La nostra Associazione si occupa, ad esempio, anche di gruppi appartenenti a comunità terapeutiche per minori e il nostro obiettivo in questo caso è di far emergere le loro storie attraverso il Rap. Oggi il linguaggio musicale rappresenta uno strumento di comunicazione immediato e, nello specifico, la musica Rap può essere un veicolo per la gestione delle emozioni e promotrice di modalità d’interazione con gli altri con rilievo quindi sul benessere mentale e sociale. Questo ci ha permesso di cominciare a collaborare anche con il Dipartimento di Salute Mentale Asl 2 Liguria.

Ci racconti in che modo hai messo a disposizione il tuo laboratorio Rap per l’UGI?
Per UGIDUE ho realizzato questo laboratorio tra aprile e luglio su piattaforma online viste le disposizioni per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19.
Il laboratorio, che ha coinvolto 13 bambini e ragazzi di età compresa tra i 7 e i 20 anni, si è svolto in 5 incontri più i momenti specifici dedicati alle registrazioni delle tracce. I primi due moduli si sono svolti nello stesso periodo per due gruppi distinti divisi per età, tra il 20 aprile e il 18 maggio ed il modulo successivo è stato realizzato tra il 25 maggio e il 2 luglio con le stesse modalità.
Il laboratorio, dedicato ai bambini e ragazzi di UGIDUE, ha l’obiettivo di “costruire insieme”; quindi, con modalità collaborativa, giungere alla scelta condivisa della base musicale e della stesura del testo che alla fine è stata cantata e registrata dai ragazzi stessi che vi hanno partecipato. Per la parte più tecnica e pratica i bambini e i ragazzi sono stati supportati da un esperto musicale, mentre per la parte più emotiva e dei contenuti sono stati seguiti da un’educatrice; questo perché la musica è un canale di contatto con l’emotività che talvolta deve essere gestita.

Quali altri progetti hai condiviso con l’UGI?
Come artista, invece, ho realizzato un brano, collegato al video, che vede la partecipazione dei ragazzi più grandi, il cui obiettivo è quello di supportare le insegnanti quando devono spiegare ai loro alunni il motivo dell’assenza dei loro compagni che stanno attraversando un momento particolare della loro vita.

Come hai vissuto queste esperienze con UGI ONLUS?
Il laboratorio Rap realizzato con UGI è stato indubbiamente uno degli scambi più belli e forti che ci siano capitati negli ultimi anni. La musica Rap ha permesso ai ragazzi di esprimere se stessi con un entusiasmo trascinante che non lascia spazio a nessun tipo d’incertezza superando la fragilità.
 
(Roberta Fornasari)

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